Villa Biancardi

Casalpusterlengo (LO)

Indirizzo: Via Vistarini (Nel centro abitato, in posizione dominante) - Zorlesco, Casalpusterlengo (LO)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Configurazione strutturale: L'edificio ha una pianta articolata, struttura a pareti in laterizio intonacato, copertura a quattro falde con struttura in legno e manto in coppi; sono presenti quattro camini. Nella facciata principale, il piano terra è occupato da un lungo portico su colonne con archi a tutto sesto. Sul retro è presente un grande terrazzo con portico sottostante (ora chiuso con tapparelle) con archi, colonne corinzie e copertura a una falda. L'edificio è affiancato da una torre, estremamente imponente e decorata, con struttura a pareti e coronamento a terrazzo; l'ultimo piano è occupato da una loggia su quattro lati (belvedere), che presenta tre aperture ad arco a tutto sesto su ogni lato, sostenute da colonne corinzie. Su uno dei lati della torre è presente un bow-window con copertura a falde, sostenuto da quattro mensole e tre archi. Gli altri due lati presentano due balconi, uno dei quali (sul retro) sostenuto da archi e mensole

Epoca di costruzione: 1911

Descrizione

Eretta in posizione dominante su una contenuta altura, la costruzione presenta evidenti riferimenti stilistici e compositivi all'architettura medioevale, gotica e rinascimentale, mentre comune ad altre dimore padronali del tempo è la torre, reminescenza di un antico fortilizio.
La fastosa dimora è pressoché nascosta alla vista dal minuto tessuto storico del borgo e solo l'agile torre belvedere svetta oltre gli edifici circostanti, annunciandone la presenza.
Lasciata la via Emilia, attraverso un percorso che si insinua nell'abitato storico si giunge alla maestosa cancellata in ferro, oggi priva di una delle due lanterne che originariamente l'adornavano. L'ingresso, arretrato dalla strada che delimita la proprietà, è inquadrato a sinistra da un edificio che conserva ampie porzioni dell'antico fortilizio e, a destra, dalla casa del custode, impreziosita da un portico e dalla soprastante loggetta, su esili colonne. Accanto si trovano, in deprecabile abbandono, alcuni spazi di servizio, la lavanderia e le scuderie.
Tre scalinate in pietra conducono alla sommità sulla quale si erge la villa su due piani, al cui angolo sud corrisponde l'alta torre con finitura a bugnato a punta di diamante in pietra artificiale alla base ed una ricca elaborazione stilistica sulle murature in elevazione. La facciata principale è aperta da un portico su sette arcate a tutto sesto, con decorazioni a graffito sulle murature; il soffitto, strutturato da una poderosa travatura, è a cassettoni decorati con dipinti floreali su fondo blu.
Al piano terra le sale principali si aprono sul portico, a lato del quale si sviluppa lo scalone d'onore che conduce al piano nobile, con gli ambienti di rappresentanza rivolti al parco. Nelle stanze sono presenti monumentali camini, caloriferi in ghisa decorati e alcuni arredi dell'epoca; molti saloni del piano terreno sono rivestiti da una boiserie in legno, fra i quali la Sala della Caccia, uno degli ambienti meglio conservati, affacciata al parco.
L'attuale giardino pubblico evoca la memoria del maestoso parco che un tempo faceva da cornice alla dimora; era certo ricco di alberi ombrosi, con un'ampia aiuola fiorita di cui si conserva solo la traccia, al limitare della "montagnetta", dove sorgeva la ghiacciaia; accanto, appaiono le forme gotiche di una solitaria cappelletta, celata dagli arbusti. Prosciugato il laghetto dei pesci, rimangono le strutture metalliche delle serre che, pur nel deprecabile stato di conservazione, testimoniano dell'eleganza originaria di questi spazi accessori che completavano la dimora.
La parte più bassa del parco, oggi occupata dal campetto sportivo, è preceduta da un terrapieno che cela un portoncino, probabile punto di passaggio agli ambienti sotterranei del primitivo castello.

Notizie storiche

Dell'antica Zorlescum si ha notizia sin dal 1039; vi furono eretti nel tempo due castelli, uno forse localizzato sul luogo della cascina San Nazzaro, il secondo sul sito della villa Biancardi Vistarini, fatta costruire all'inizio del Novecento da Serafino Biancardi sulle rovine dell'antico fortilizio. Da questa preesistenza deriva l'appellativo di castello di Zorlesco con cui è identificata dalla comunità locale l'antica dimora.
I Vistarini, proprietari di vaste possessioni nelle campagne lodigiane sin dai tempi dell'imperatore Federico Barbarossa, nel 1614 acquisirono il feudo di Zorlesco che divenne in seguito contea. Il castello, riportato nelle mappe del catasto settecentesco, fu progressivamente ampliato e trasformato, perdendo i caratteri di fortilizio; nel corso dell'Ottocento l'aspetto era quello di un vasto nucleo rurale.
Serafino Biancardi, originario di Codogno, acquistò il complesso unitamente alla possessione terriera e nel 1911 commissionò il progetto della nuova villa all'architetto Gino Coppedè (1866-1927), autore negli stessi anni per il cugino Carlo Biancardi dell'omonima villa di Codogno.
Per la costruzione della dimora si procedette alla demolizione dell'edificio preesistente, recuperando materiali e mantenendo solo parte delle antiche murature. I documenti di progetto sono andati perduti ma l'attribuzione a Coppedè è ormai consuetudine avvalorata dai discendenti della famiglia Biancardi. L'architetto fu particolarmente rappresentativo della stagione eclettica e autore, tra gli altri, del palazzo Coppedè a Milano e del castello per Evan Mackenzie a Genova, dei quali si individuano netti i riferimenti stilistici nella villa, utilizzata da Serafino Biancardi come residenza estiva.
Passata di proprietà al Comune, per alcuni anni la dimora è stata sede del locale Museo Contadino, sino a quando nel 1978 sono stati avviati i primi importanti interventi di recupero per fermare il degrado dell'edificio, condizionato dal parziale utilizzo e dall'abbandono di alcune pertinenze che ha favorito deprecabili episodi di vandalismo. Dal 1998 è stata intrapresa l'opera complessa di restauro e recupero curata dall'architetto Paolo Mascheroni, di Sant'Angelo Lodigiano, intervento sostenuto equamente dall'Amministrazione Comunale e dalla Fondazione Cariplo.
Oggi gli spazi del piano terreno sono utilizzati dal Comune per organizzare riunioni e manifestazioni di interesse per la collettività, mentre nella Sala della Caccia sono officiati i matrimoni civili. Al piano primo gli ambienti donati alla Fondazione Cariplo ospitano oggi gli uffici del Centro Sviluppo e Miglioramento Genetico Zootecnico.

Uso attuale: intero bene: uffici

Uso storico: intero bene: abitazione

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Riferimenti bibliografici

Fraschini F., Casalpusterlengo da borgo a città, Casalpusterlengo 1993, v. II pp. 415-426

Credits

Compilatore: Varalli, Francesca (2000)

Compilazione testi: Garnerone, Daniele

Fotografie: Caspani, Pietro

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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