Duomo - complesso

Lodi (LO)

Indirizzo: Piazza della Vittoria (Nel centro abitato, in posizione dominante) - Lodi (LO)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Complesso basilicale, suddiviso in tre navate

Epoca di costruzione: 1158 - sec. XIII

Autori: Bassi, Martino, progetto consolidamento; Croce, Francesco, progetto consolidamento / decorazione; Piazza, Callisto, progetto rifacimento campanile; Campi, Antonio, decorazione interno; Conconi, Mario, decorazione abside; Sassu, Aligi, decorazione abside; Degani, Alessandro, restauro

Comprende

Descrizione

Le origini

La chiesa consta di tre navate voltate con crociere rialzate, organizzate in un sistema "connesso", per cui a ogni "campata doppia" della navata centrale corrispondono due campate minori nelle laterali (come a S. Ambrogio a Milano). In totale, tre campate doppie corrispondono a sei campate in ogni navata laterale. Solo nella navata centrale le volte sono costolonate, ma secondo Degani (1966) erano state forse inizialmente previste crociere nervate come nelle laterali. La navata centrale è preceduta da una campata semplice rettangolare (che esercita una spinta minore sulla facciata; Degani 1966) e conclusa da una volta a botte che introduce all'abside maggiore. La struttura a pilastroni cilindrici in cotto (ma sono in pietra i quattro del presbiterio), assieme alla tipologia della cripta, richiama senz'altro il "modello" della cattedrale di Piacenza, confermato anche dalla scultura (portale centrale e rilievi dei paratici). Nel sistema della "campata doppia", ad ogni pilastro maggiore si addossa una semicolonna che parte da terra e regge gli archi trasversali, mentre dalla sommità dei pilastri minori si diparte un saliente semicircolare che si interrompe all'incontro delle volte.
Un capitolo importante per la cattedrale è quello della scultura, a partire dal portale centrale e dai rilievi ad esso stilisticamente collegati. Il portale, di alta qualità, è considerato da Porter e De Francovich dello stesso scultore del portale di S. Antonino a Piacenza (1171 ca.) e datato 1175-1180. La prossimità stilistica con la Scuola di Piacenza non giustifica tuttavia un'identità di mano. Per le soluzioni formali, Porter vide un legame con la Linguadoca, De Francovich più giustamente con il portale ovest di Chartres (Cochetti Pratesi 1973). Le decorazioni degli stipiti e degli archivolti denunciano anch'esse la seconda metà del xii secolo. L'impianto iconografico del portale comporta, negli stipiti, le eccellenti figure di Adamo ed Eva, simili a quelle di Piacenza, e in alto due telamoni/peccatori (a destra l'avaro, con la borsa al collo), con riferimento alla funzione "penitenziale" della zona ovest delle cattedrali. La lunetta scolpita, secondo la "moda" francese, include il Cristo/Rex, con il libro e il gesto della Parola, fra la Vergine e il patrono san Bassiano, ambedue in gesti da intercedenti in favore della comunità lodigiana. Sulle figure si conservano importanti tracce di policromia. Il protiro è della fine del xiii secolo, ma riutilizza sculture romaniche, come quelle delle "Tentazioni demoniache" dei capitelli interni e anche i leoni stilofori. Probabilmente era già stato previsto un protiro più antico.
All'interno, nell'ultimo pilastro a nord è incluso il rilievo scolpito dei calzolai
(Hec est columna cerdonum), con il calzolaio al desco. Anche il quarto pilastro nord è caratterizzato dal rilievo di un calzolaio (?), purtroppo in cattive condizioni. Come nel duomo di Piacenza, i paratici avevano finanziato le singole colonne (Caretta 1966), e i calzolai erano forse la corporazione più influente. I rilievi sono di cultura piacentina, ma di qualità meno alta della lunetta del portale maggiore, alla quale si avvicina invece il rilievo del quarto pilastro meridionale, con il vescovo Bassiano fra due donne penitenti (il santo assolve quella alla sua destra mentre quella alla sua sinistra è in atteggiamento di dolente). Di qualità scadente è invece il pannello lapideo del primo pilastro sud della navata liturgica (in cui figurano un uomo e una donna a capo coperto, ai lati di un albero).
Nella parete della fronte della cripta è stato murato un rilievo tardoromanico (fine xii secolo) con l'Ultima Cena, di cultura milanese; davanti ad esso un sarcofago in pietra rossa, già nella cripta, è di xiii secolo: sul fronte la figura di san Bassiano è scolpita fra due santi entro una loggetta (a sinistra san Pietro, a destra la tradizione riconosce san Gualtiero, ospitaliere di Lodi morto nel 1224, ma non si può escludere san Paolo.

Il periodo gotico

Nella facciata a capanna la lettura dell'originaria struttura romanico-gotica risulta frammentaria per gli innesti cinquecenteschi del rosone e delle due finestre timpanate ai lati del protiro (1509). Anche la torre campanaria, impostata sulla volta della campata laterale, fu ricostruita tra il 1539 e il 1555 su progetto di Callisto Piazza.
La parte inferiore conserva ancora le tracce delle grandi arcate a tutto sesto rette da massicce semicolonne che tripartivano la struttura, mentre nella parte superiore si stagliano le sottili semicolonnine che salgono fino al cornicione in cotto ad archetti pensili intrecciati, arricchito dall'inserimento di scodelle in terracotta invetriata. Questo nuovo linguaggio gotico che si riscontra nel timido impiego di finestre "a vento" nella facciata, è più accentuato nella struttura cuspidata dell'edicola (contenente una copia bronzea della statua duecentesca di san Bassiano ora all'interno) e nel protiro voltato a crociera, che si presenta sostenuto da esili colonnine poggianti su leoni adagiati sopra un alto zoccolo. L'impianto scultoreo del portale, con modanatura torica ad intreccio, è complesso. Questi elementi, a cui va aggiunta la cura nella resa degli abiti e la raffinatezza dei gesti, richiamano le sculture piacentine del Duomo, caratterizzate da evidenti rimandi allo stile di Nicolò arricchito da riflessi d'oltralpe, suggerendo così una datazione tra il 1160 e il 1180.
Nella parte posteriore dell'edificio le absidi sono caratterizzate da un identico motivo decorativo costituito nella parte inferiore da semicolonnine a fascio che reggono archetti pensili e, nella parte superiore, da un loggiato marmoreo con arcatelle cieche.
L'interno di ampie dimensioni, con nartece, è suddiviso da possenti pilastri cilindrici in laterizio in tre navate dal ritmo alternato, in maniera tale cioè che alle tre campate a crociera costolonata della navata centrale ne corrispondono sei in quelle laterali. Lungo le pareti della navata centrale si apre un falso matroneo con bifore archiacute sormontate da oculi o monofore che illuminano la struttura. Al termine della navata centrale è collocato un sarcofago in marmo rosso che funge da altare. L'opera, proveniente dalla cripta, presenta scolpito solo il lato frontale. All'interno di un finto loggiato tripartito da semicolonne con capitelli fogliati, si stagliano i busti di San Bassiano benedicente al centro, San Pietro a sinistra, e San Gualtiero(?), ospitaliere lodigiano devoto a san Pietro, a destra.
La zona presbiteriale triabsidata è sopraelevata sulla cripta dalla pianta a croce greca con volte a crociera. All'ingresso di quest'ultima è murato un rilievo in pietra raffigurante l'Ultima cena. L'opera, caratterizzata da figure poste frontalmente con tratti somatici semplici, presenta un modellato secco e privo d'aggetto.
Un'antica iscrizione attestava che la lastra proveniva da Lodi Vecchio ed era stata collocata qui nel 1163. Vicino a questo si trovava un altro rilievo, ora nella quarta cappella di destra, raffigurante San Bassiano con un diacono (o san Lorenzo), che è da considerarsi coevo e della stessa mano.
Completano l'apparato scultoreo della cattedrale la statua in rame dorato raffigurante san Bassiano e tre rilievi marmorei. La prima (ora sul terzo pilastro di sinistra), originariamente sulla facciata della chiesa da dove venne tolta nei primi anni Sessanta, è un manufatto di elevata qualità, come dimostrano l'accurata esecuzione a filigrana di alcuni particolari e l'inserzione di materiali preziosi.
I rilievi, per le loro caratteristiche stilistiche, vanno ricondotti alle stesse maestranze che operarono nel portale.
Durante l'ultima campagna di restauri vennero rinvenuti nella zona absidale diversi affreschi databili al XIV secolo che oggi, dopo lo strappo, sono collocati lungo la parete sinistra.Stilisticamente vanno avvicinati alle opere dei Maestri attivi nelle chiese lodigiane, di cui probabilmente furono allievi.

Notizie storiche

Le origini

La costruzione della cattedrale consegue alla distruzione di Lodivecchio ad opera dei Milanesi (1158) e all'edificazione della città nuova. Nel 1163 furono trasferite le spoglie del patrono san Bassiano dall'omonima chiesa suburbana della città antica alla nuova cattedrale in cantiere (forse nella cripta, prima parte edificata).
Le zone inferiori della chiesa sono ancora romaniche, mentre pareti alte e volte appartengono al XIII secolo (anzi, al restauro novecentesco). Lo stesso si osserva in facciata, dove l'edicola alta del santo patrono e il protiro furono messi in opera nel 1282-1284.
La facciata, iniziata ancora nel xii secolo, restò interrotta per molto tempo. La parte inferiore evidenzia elementi romanici nel portale centrale scolpito, negli archi laterali e nei semi-pilastri oggi senza funzione. La parte superiore è del xiii secolo, ma il rosone e le bifore timpanate sono del 1506-1509. La torre campanaria fu inserita in corso d'opera sulla prima campata sud della chiesa (Degani 1966), ma in ampia parte fu ricostruita fra il 1539 e il 1555. La chiesa venne ristrutturata dal 1760 al 1764 (con incamiciatura dei pilastri, rivestimento delle pareti e ricostruzione delle volte) da Francesco Croce e "ripristinata" in "forme romaniche" dal restauro degli anni 1958-1964 dell'architetto Alessandro Degani, al quale si deve, ad esempio, l'ennesimo rifacimento delle volte centrali. Non si può negare all'architetto notevole attenzione filologica e grande abilità tecnica. Non sarebbe del tutto corretto parlare di "falsificazione" del monumento, anche se questo può essere l'effetto percepito; tuttavia la volontà radicale di un recupero "filologico" della facies originaria indusse Degani a scelte discutibili come l'eliminazione di cappelle aggiunte, lo spostamento del portale del fianco nord, l'abbassamento di quota della cripta (nella versione del xvi secolo con colonne settecentesche), il rifacimento esterno dell'abside maggiore. Senza dimenticare che fu totalmente cancellata la struttura del xviii secolo.

Il periodo gotico

In seguito alla distruzione di Lodi Vecchio per opera dei milanesi nel 1158, fu scelto il colle Eghezzone come luogo dove riedificare la città, le cui mura vennero iniziate nel 1160. Con ogni probabilità la conquista di Milano ad opera del Barbarossa, protettore della città lodigiana, favorì la ripresa edilizia del nuovo borgo e della cattedrale, per la cui costruzione fu impiegato materiale proveniente da Lodi Vecchio, ad indicare la continuità tra i due insediamenti. Una prima fase edilizia riguardante l'abside e il corpo centrale dell'edificio dovette essere stata condotta a buon punto nel 1163 quando furono trasportate dal S. Bassiano di Lodi Vecchio le spoglie del santo titolare. La facciata, che nel 1183 aveva solo le fondamenta, venne probabilmente ultimata assieme alla parte alta della muratura delle navate e alle volte a crociera, nella seconda metà del XIII secolo, visto che l'edicola contenente la statua del santo e il protiro furono collocati nel 1282-84. A partire dal XIV secolo si intervenne sulla struttura originaria con l'apertura di alcune cappelle gentilizie lungo il fianco meridionale, a cui nel XV secolo si aggiunsero il cortile dei canonici e la sacrestia. Un secolo dopo all'abside di sinistra fu addossata una cappella ottagonale in stile bramantesco, mentre in facciata si aprì un'ampia trifora nella navata di sinistra. L'intervento più radicale si ebbe però a partire dal 1760, quando si attuò il progetto presentato dall'architetto milanese Francesco Croce che prevedeva la trasformazione barocchetta dell'edificio. Vennero rifatte le volte della navata centrale ricoprendole con decorazioni a stucco, così come i pilastri in laterizio. Nel catino absidale andarono perduti gli affreschi eseguiti due secoli prima da Antonio Campi. Nel 1764 anche le navate laterali subirono le medesime trasformazioni, rendendo ormai irriconoscibili i tratti stilistici originari. Questo aspetto barocco venne mantenuto fino al 1958, quando si iniziò un'imponente campagna di restauri (1958-64) curata dall'architetto Alessandro Degani che con l'intento di riportare la struttura alle forme originarie intervenne incisivamente e in modo non sempre filologicamente corretto.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: apertura 7.30-12 e 15.30-19
Per informazioni:
telefono 0371420726
Come arrivare:
da Milano: imboccare la Via Emilia fino a Lodi.

Riferimenti bibliografici

Agnelli G., Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, Lodi 1917, pp. 230-234

Cremascoli L./ Caretta A., Lodi: storia ed arte, Lodi 1952

Degani A., Archivio Storico Lodigiano, Il Duomo di Lodi : la costruzione e le trasformazioni plurisecolari, Lodi 1960, pp. 3-16

Novasconi A., Le arti minori nel lodigiano, Lodi 1963, p. 108

Novasconi A., La cattedrale di Lodi, Lodi 1966

Novasconi A., Il barocco nel lodigiano, Lodi 1969, pp. 100-107

Lodi storia, Lodi : la storia, Lodi 1989, v. II pp. 111-118

Lodi guida, Lodi : guida artistica illustrata, Lodi 1994, pp. 34-37; 39-44

Touring club italiano, Lombardia : esclusa Milano / Touring club italiano, Milano 1998, pp. 888-889

Fonti e Documenti

Archivio di Stato di Milano, Mappe Carlo VI (1723), Lodi, f. 2

Archivio di Stato di Milano, Catasto Lombardo Veneto (1887), f. 3-6

Archivio di Stato di Milano, Mappe Cessato Catasto (1902), f. 3-6

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Catalano, M. (2000)

Compilazione testi: Piva, Paolo; Rurali Elisabetta

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Bonelli, Daniele; Zanzottera, Ferdinando

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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