Pinacoteca Ambrosiana, Milano (MI)

Tipologia: museo
Indirizzo: Piazza Pio XI, 2 - Milano (MI)
Ente proprietario: Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Sito web

La Pinacoteca Ambrosiana è stata ideata e istituita nei primi anni del Seicento per volontà del cardinale Federico Borromeo, come sostegno e modello per una futura Accademia di Belle Arti. La quadreria è composta dalla collezione del cardinale, descritta nella sua opera, "Musaeum", nel 1625. A questa si sono aggiunti nel tempo lasciti e donazioni. La sede è un antico edificio nel cuore di Milano, all'interno del quale le opere sono esposte secondo un allestimento, realizzato negli anni novanta del Novecento, che segue l'ordine cronologico e per scuole. Il percorso si conclude con la visita dell'antica sala di lettura seicentesca della Biblioteca Ambrosiana, nella quale è esposto il "Codice Atlantico" di Leonardo da Vinci.


Profilo storico

Il 29 aprile 1618 il Cardinale Federico Borromeo donava la sua collezione di dipinti, statue, stampe, disegni e incisioni all'Ambrosiana, istituendo la Pinacoteca Ambrosiana che, nelle sue intenzioni, doveva servire da supporto e modello a una futura Accademia di belle arti, per la formazione e l'educazione del gusto estetico in conformità con i dettami del Concilio di Trento e con le nuove esigenze dell'arte sacra. Egli andava così a completare il grandioso progetto che aveva avviato nel 1607 con la fondazione della Biblioteca Ambrosiana, concepita sin dal principio come una istituzione di scienza e cultura nel cuore di Milano, aperta al dialogo, ma allo stesso tempo profondamente radicata nella dottrina cattolica. I criteri che hanno guidato il cardinale nella sua impresa collezionistica sono espressi chiaramente nel suo trattato "Musaeum" del 1625, da cui traspaiono la sua ferma convinzione nell'efficacia delle opere d'arte come mezzo per educare e indurre devozione negli spettatori, come affermato dai dettami del Concilio di Trento, e una visione ottimistica della fede e del mondo, derivatagli certamente dal maestro spirituale, San Filippo Neri. Nel "Musaeum" Federico descrive scrupolosamente l'aspetto della quadreria, allora allestita in quattro sale secondo una suddivisione per scuole ben definita: quella veneta, quella leonardesca, quella fiamminga, il cartone preparatorio per la Scuola di Atene di Raffaello e la sezione dedicata alle copie da sculture antiche e da Michelangelo. Col passare dei secoli numerose donazioni di liberali mecenati sono andate ad arricchire le collezioni del Museo. Si ricordano la donazione Settala, con il Museo del Canonico Settala, la donazione De Pecis, grazie alla quale entrano in Ambrosiana numerosi dipinti di scuola lombarda, veneta, fiamminga e una preziosa serie di bronzi dorati in stile neoclassico, e la donazione Melzi d'Eril, che arricchisce la galleria della celebre "Madonna delle Torri" di Bramantino e del "Polittico di San Cristoforo" di Vivarini. Più recenti sono invece le donazioni Brivio e Negroni Prati Morosini. Alla prima, risalente al 1959, si deve l'ingresso in Pinacoteca di diverse opere, tra cui una "Natività" della scuola del Ghirlandaio e una "Sacra Famiglia" della bottega del Bellini, mentre alla seconda, del 1962, si deve l'acquisizione del "Ritratto di Napoleone" di Andrea Appiani, di quattro ritratti di Hayez e due dipinti di Camillo Procaccini e Nuvolone.


Patrimonio

La Pinacoteca Ambrosiana si compone di più di millecinquecento opere su tavola, su tela e su rame. Fanno parte della collezione anche la Galleria Resta, o galleria portatile, cosiddetta perché riunita in un volume di grande formato e comprendente duecentoquarantotto disegni di vari maestri, tra i quali il "Codice Atlantico" di Leonardo da Vinci, composto da 1750 disegni di carattere tecnico-scientifico, e il grande cartone di Raffaello raffigurante la "Scuola d'Atene" (m 8,04 x 2,85), acquistato dal cardinale Federico Borromeo per l'Accademia, che presenta alcune piccole varianti rispetto all'affresco vaticano della Stanza della Segnatura.
Tra i dipinti più famosi della collezione si ricordano il "Musico di Leonardo", la "Canestra di frutta" di Caravaggio, il "Ritratto di dama" di Giovanni Ambrogio De Predis, la "Madonna del padiglione" di Botticelli, il "Presepe" di Barocci, l'"Adorazione dei magi" di Tiziano, la "Sacra Famiglia" di Bernardino Luini, il "Fuoco" e l'"Acqua" di Brueghel. Legato alla Pinacoteca è anche il Museo di Storia delle Scienze Settala, uno fra i primi d'Italia, fondato dal canonico Manfredo Settala (1600-1680), ed entrato all'Ambrosiana nel 1751.


Sede

Sede della Pinacoteca è un antico palazzo che sorge nel cuore di Milano, sui resti del foro romano. Nel corso dei secoli esso è stato oggetto di progressivi ampliamenti, che culminano sul finire degli anni venti del Novecento con l'annessione dei locali del convento degli Oblati, adiacenti alla Chiesa del S. Sepolcro, dove vengono ricavati nuovi spazi espositivi. La nuova ala, detta anche "galleria del chiostro", viene chiusa al pubblico in seguito al riallestimento curato dall'architetto Luigi Caccia Dominioni e dal prefetto Angelo Paredi negli anni sessanta e non risulta più accessibile per svariati decenni.
L'attuale assetto espositivo è frutto di un complesso e radicale intervento di restauro e di riordino delle collezioni che ha interessato l'Ambrosiana tra il 1991 e il 1997. Il percorso parte dagli esordi della Pinacoteca sotto la guida del cardinale, per poi proseguire con le opere provenienti da donazioni successive, secondo un criterio cronologico. La raccolta del cardinale è riunita nelle sale 1, 4, 5, 6, 7 del primo piano, e mantiene, per quanto possibile, la suddivisione per scuole già suggerita dallo stesso Federico nel suo saggio "Musaeum". Le opere di epoca coeva, ma provenienti da donazioni posteriori, vengono sistemate in sale adiacenti e nelle gallerie che si affacciano sull'attuale sala di lettura, creando così una suggestiva unione visiva con la Biblioteca. Allo stesso tempo vengono ristrutturate completamente le sale dell'ala Galbiati, dove il percorso prosegue con opere che vanno dal Cinquecento italiano fino agli inizi del Novecento.
Dal 2009, infine, con l'avvio del progetto di esposizione integrale del "Codice Atlantico" il percorso si è arricchito di due ulteriori sale: l'"Aula Leonardi" e la sala Federiciana. La prima riallestita, era stata inaugurata per la prima volta nel 1938 e poi distrutta durante i bombardamenti del 1943, conserva, oltre al "Musico" di Leonardo da Vinci, opere riferibili al grande genio da Vinci. Segue l'antica sala di lettura seicentesca della Biblioteca Ambrosiana, la sala Federiciana, dove è esposto il "Codice" e con la quale si conclude il percorso espositivo.


Bibliografia

Credits
Ginevra Menani De Veszelka, Alessandra Vertechy, Scheda SIRBeC LDC/ COL 2011, 2014
Alessandra Vertechy - Cura redazionale e revisione testi per il web


Collegamenti

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Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2018 [cm]

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