Terracotta lombarda

La costruzione del Museo di Storia Naturale avviene in due tappe: nel 1892 viene terminato il corpo centrale d’ingresso e l’ala sud-ovest verso via Palestro; nel 1907 si conclude la parte dell’edificio su corso Venezia.

Capitolati precisi dettagliano le caratteristiche e le modalità di fornitura, lavorazione e posa di ogni materiale. In fase esecutiva si danno indicazioni per la posa di ogni pezzo, per cui l’edificio è il risultato di un vero e proprio assemblaggio seriale e riproducibile. Viene rispettata una grande qualità nell’esecuzione sia negli elementi in pietra che in cotto: per questi ultimi sono specificate la selezione delle argille, le modalità dell’impasto e di cottura, la cura degli stampi, la qualità della resa estetica e cromatica. Per gli ornati, ogni pannello in laterizio è catalogato in un abaco degli elementi dove ogni pezzo è disegnato, numerato, prodotto e montato.

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Statue fronte via Palestro (Il palazzo del Museo di storia naturale- un’architettura della Milano Belle Époque. Silvana ed.)

La direzione lavori individua la ditta Carlo Candiani e C. per eseguire le decorazioni in cotto, sia nella prima fase dei lavori che nella seconda, avendo l’assicurazione di veder rispettata l’omogeneità del lavoro per tinte e precisione, cosa che avverrà puntualmente. L’azienda si era distinta all’Esposizione nazionale di Milano del 1881 con un ricco padiglione, e all’ Esposizione nazionale di Torino con “due belle finestre binate, una porta e altri fregi” (“Torino e l’Esposizione italiana del 1884”).  Aveva anche fornito nel 1883 le decorazioni in terracotta e i mattoni a vista delle Cucine economiche di via Monte Grappa a Milano, opera dell’architetto Luigi Broggi, che realizzerà la loro sede in via Matteo Bandello, un vero e proprio campionario di elementi decorativi e architettonici in cotto.

La ditta Candiani: design integrato dal 1868

Le statue
La statuaria, anima artistica dell’edificio, è in realtà confinata nel coronamento dell’edificio, dove è difficile percepire il contrasto tra l’enfasi classica voluta dal progettista e l’opera più moderna dello scultore. La Candiani realizza le ventotto statue poste sui ventiquattro pinnacoli, di cui due figure su ogni angolo: non si tratta di  santi, come in Duomo, ma di protettori della disciplina scientifica.

Nelle tavole di progetto del Museo è presente una figura stilizzata di vegliardo, ma non è stato rintracciato il programma dettagliato dei soggetti né il nome del modellatore. All’epoca veniva riconosciuta come artistica solo la lavorazione delle pietre, opera di uno scultore, mentre un modellatore si occupava delle statue di terracotta. Lo scultore ticinese Antonio Soldini, ingaggiato per la lavorazione della pietra del Museo, probabilmente modella anche le statue di terracotta.

La Candiani doveva fare un modello 1 a 10 che veniva approvato dalla direzione lavori prima di essere eseguito, quindi era un bozzetto di 20 cm per una statua alta due metri. Nella scultura italiana dell’epoca il modello assume un’importanza fondamentale, addirittura diventa la vera e propria opera prima, come avviene per le cere di Medardo Rosso autore peraltro che non ha influenzato il modellatore delle sculture del museo. Una volta approvato il modello, il maestro modellatore provvedeva a realizzare le parti più impegnative come gli arti o le teste, mentre gli assistenti rifinivano il corpo e le vesti. La lavorazione plastica avveniva a mano e con spatole piatte. Le statue erano suddivise in tre pezzi orizzontali per ottenere una cottura omogenea in forni di medie dimensioni, e la statua veniva poi montata sul pinnacolo e le parti fissate con grosse graffe.

I personaggi raffigurati nell’edizione del 1893 hanno un aspetto fortemente espressivo, con lo sguardo pensoso teso all’orizzonte, il volto concentrato e severo. Si notano dettagli minuziosi e raffinati, come unghie, vene, barbe, borchie, pellami e pieghe delle vesti, anche se ben poco visibili da terra. La colorazione dei cotti era ottenuta solo dalla qualità dell’impasto, quindi il colore rosso scuro è ottenuto senza tinteggiature, e ha dato un’ottima resa nel tempo

Immagine tratta dal volume " Il palazzo del Museo di Storia Naturale"

Statue fronte corso Venezia (Il palazzo del Museo di storia naturale- un’architettura della Milano Belle Époque. Silvana ed.)

 

Immagine tratta dal volume " Il palazzo del Museo di Storia Naturale"

Statue fronte Planetario Ulrico Hoepli (Il palazzo del Museo di storia naturale- un’architettura della Milano Belle Époque. Silvana ed.)

Dai bombardamenti del 1943 a oggi
I bombardamenti del 14 febbraio 1943 colpiscono gravemente il palazzo: danneggiate tutte coperture e i solai, distrutta una metà dell’edificio, in particolare la metà verso il Planetario, compromesse le collezioni. La ricostruzione fu immediata, ma l’inaugurazione avvenne solo nel 1953.  Nel 1956 si concludevano gli esterni con la sistemazione delle statue e dei pinnacoli.

I cotti furono integrati con parti nuove di fattura identica, le stature frantumate furono ricomposte utilizzando i pezzi originali, mentre quelle distrutte furono sostituite da figure simili, di pasta rossiccia scura, con dettagli meno rifiniti, in pose meno rigide rispetto a quelle ottocentesche. Nel 1968 si procedeva con urgenza a lavori che interessarono tutto l’edificio, in particolare le opere in cotto che perdevano pericolosamente dei pezzi. Molte lavorazioni furono eseguite grossolanamente, e solo con il restauro del 2013 le statue sono state messe in sicurezza e restituite il più possibile al loro aspetto originario.

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Statue fronte corso Venezia (Il palazzo del Museo di storia naturale- un’architettura della Milano Belle Époque. Silvana ed.)

Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2017 [cm]