2. I regali degli emigranti. Un percorso d’arte tra chiese e musei: da Venezia e da Roma

 

Una presenza significativa all’interno del patrimonio artistico dell’arco alpino e prealpino sono i donativi di opere d’arte mandate alle chiese d’origine da coloro che abbandonavano la patria per trasferirsi nei principali centri italiani ed europei alla ricerca di nuove o più vantaggiose opportunità professionali.

Venezia e Roma furono centri attrattivi per chi nelle aree alpine e subalpine non trovava sufficienti opportunità professionali. Tra le mete preferenziali dei Valchiavennaschi ci fu Venezia, dove i compaesani si arricchirono soprattutto con l’attività della macellazione della carni, entrando a far parte della cosiddetta “scuola dei luganegheri”, una corporazione che riuniva, sotto l’invocazione di sant’Antonio abate, i venditori di salsicce e lardo, i pizzicagnoli e i venditori di minestre.

Roma attrasse in particolar modo i Valtellinesi, che nella città eterna si dedicarono prevalentemente all’attività di facchini, misuratori e mercanti di granaglie. Alcuni di loro conquistarono posizioni di prestigio, ottenendo protezioni e favori da parte del papa e dei più alti funzionari della sua corte.

In Alto lario è interessante l’esperienza dei Curti, nobile casata originaria di Gravedona, a cui si deve la presenza nel paese di due opere del pittore romano Giovanni Baglione.
Il prestigio sociale e le potenzialità economiche raggiunte a Venezia e a Roma da alcuni esponenti di questo popolo di migranti, uniti al mai venuto meno ricordo e attaccamento alla patria, favorì rimesse artistiche anche di particolare pregio, come sono alcuni dei dipinti qui selezionati.

Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2020 [cm]