Villa Carlotta: l’impianto decorativo

Il ricco impianto decorativo di Villa Carlotta così come ci appare oggi, osservando i soffitti delle sale al piano terra o i dipinti murali nell’atrio e nella galleria al secondo piano, riflette il gusto artistico e la personalità eclettica del suo ultimo proprietario, il principe ereditario di Sassonia-Meiningen Giorgio II (Meiningen 1826-Bad Wildungen 1914), consorte della principessa Carlotta di Prussia che riceve la villa dalla madre Marianna nel 1850 quale dono di nozze.

Studio del Duca Giorgio II

Il duca, un uomo di grande cultura, con un’ampia formazione umanistica ed artistica e molteplici interessi, dalla letteratura alla storia, dalla musica al teatro, del quale diviene mecenate e grande innovatore.
Assidui sono i suoi rapporti con intellettuali, musicisti, pittori e scultori che spesso ospita nelle sue proprietà, compresa la dimora di villeggiatura sulle rive del Lario.
Appassionato studioso di storia dell’arte, esercita anche la pratica artistica, ispirato dai valori dell’antichità classica e influenzato dal pensiero umanistico rinascimentale.
Fondamentali, in questo senso, sono i contatti con la cerchia dei pittori storici e dei nazareni, artisti tedeschi che nella prima metà dell’Ottocento si stabiliscono in Italia, a Roma, assumendo a modello ideale di verità l’arte dei primitivi italiani e di Raffaello prima maniera e dipingendo dal vero le rovine classiche che caratterizzano il paesaggio mediterraneo.

Gli studi condotti durante i viaggi intrapresi dal principe attraverso l’Europa negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, da lui definito ‘periodo delle muse’, sono ulteriore occasione di studio e osservazione dal vero dei maestri del Trecento e Quattrocento italiani, determinanti nella formazione di una sua coscienza artistica.

La possibilità di occuparsi personalmente della ristrutturazione, subito dopo le nozze con Carlotta, è quindi l’occasione, per Giorgio, di esprimere tutto il suo personale gusto e interesse artistico e cimentarsi in prima persona nel progetto di decorazione della Villa e ampliamento del giardino barocco.

Già dal 1853 inizia a sviluppare le prime idee facendo realizzare schizzi dettagliati delle stanze per elaborarne l’impianto decorativo. Tuttavia il vero e proprio rinnovamento che caratterizza la fisionomia degli interni viene realizzato tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, quando la direzione dei lavori è affidata all’architetto Karl Behlert, dal 1901 al 1914, e gli ambienti al piano terra e al secondo piano sono completamente decorati in stile neocinquecentesco.

Sala delle vedute

L’esempio certamente più significativo e di maggior pregio dell’impianto decorativo delle sale al piano terra è il soffitto della Sala delle Vedute, per il quale il duca chiama un’eccellenza del tempo, il pittore, illustratore, scultore, architetto e orafo milanese Lodovico Pogliaghi (Milano 1857 – Varese 1950), professore di ornato all’Accademia di Belle Arti di Brera, artista fine ed erudito, già noto per la decorazione, tra le altre, di alcune sale di Palazzo Turati a Milano, per l’allestimento del Museo Poldi Pezzoli e per aver realizzato la porta centrale del Duomo.

Sala delle vedute, particolare

Già nel 1901 Giorgio II aveva inviato al Pogliaghi, tramite l’architetto Behlert, appunti e disegni di motivi decorativi e cromie per illustrargli le sue idee, che trovarono ampio riscontro nella realizzazione, tra il 1905 e il 1910, attuata dall’artista milanese sulla volta a padiglione del soffitto.

La decorazione appare come una perfetta sintesi dello stile eclettico e raffinato del maestro lombardo.
Le quattro vele sono separate da candelabre a sfondo rosso con neocinquecentesche composizioni vegetali di foglie, fiori e frutti, chiaro rimando alla pittura di Raffaello nelle logge Vaticane; motivi a grottesca desunti dallo stile pompeiano – ricchi di festoni, nastri, cammei, cornucopie, amorini e chimere dipinti a vivaci cromie – si integrano ai motivi neoclassici raffigurati nei riquadri in stucco a rilievo su fondo oro e nei medaglioni a mandorla, in cui si riconoscono temi mitologici.
Lungo tutta la base della volta, una fascia decorativa a monocromo su fondo blu notte è dipinta finemente con motivi mitologici marini: cortei di divinità, come Nettuno e Venere su carri-conchiglia trainati da unicorni e mostri marini, battaglie di tritoni, scene con nereidi, putti in riva al mare e sirene con delfini. Tutta la decorazione della volta culmina nel rosone centrale, dal sapore liberty, in cui è modellata in stucco a rilievo la figura di una sirena su fondo oro, da cui pende il prezioso lampadario in stile giapponese.

Giorgio II elabora per la Villa un ricco sistema decorativo, plastico e pittorico, parte di un più ampio progetto iconografico, solo in minima parte realizzato, che comprende una serie di rilievi in gesso, da porre nella galleria al secondo piano, con scene di battaglie tra romani e germani e temi della storia tedesca ripresi anche in un ciclo di affreschi, da realizzarsi sulla facciata esterna, con motivi tratti dalla storia degli antenati del casato, tra cui, ad esempio, la gara dei cantori al castello di Wartburg.

Gli affreschi realizzati al secondo piano, e oggi visibili sulle pareti dell’atrio che precede la grande galleria decorata in stile neopompeiano, rappresentano scene della mitologia greca: da un lato, sulla parete d’ingresso, La Battaglia tra le Amazzoni e Bellerofonte (VI canto dell’Iliade) e, di fronte, l’Incontro tra Mercurio e Venere, nelle quali appare chiaro il rimando alla pittura rinascimentale italiana, in particolare agli affreschi di Raffaello nelle stanze vaticane, nella resa plastica dei corpi e delle posture o nell’assetto compositivo delle scene.

Realizzati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo da Ernst di Sassonia-Meiningen (Meiningen 1859 – Schloss Altenstein 1941) – figlio maggiore di Giorgio II e come lui intellettuale e pittore – sono assimilabili a quello stile tipico dei pittori tedeschi di tardo Ottocento, i cosiddetti Deutsch-Römer (letteralmente tedeschi-romani), che ambientano temi tratti dalla classicità e dalla mitologia, espressi nelle forme di una pittura neorinascimentale, in paesaggi e atmosfere tipicamente mediterranee. Si possono tuttora ammirare dal balcone della Villa, di fronte agli affreschi, affacciati su quello scorcio naturale intriso della luce e del colore tipici del paesaggio lariano, primo vero impatto del mito arcadico mediterraneo per i viaggiatori provenienti dal nord Europa.

Galleria

Unico elemento decorativo che si discosta notevolmente nel contesto stilistico del periodo di Giorgio II è rappresentato dai soffitti lignei dipinti a tempera, con volute e motivi floreali, delle stanze al secondo piano, sola testimonianza rimasta dell’architettura originaria di Villa Clerici del XVI secolo.
Mascherati da volte in gesso, probabilmente realizzate dal Sommariva nell’Ottocento, quindi invisibili durante il periodo Meiningen, sono stati rimessi in luce solo nel 1957 grazie ad un programma di indagini nell’ambito dei lavori di ristrutturazione degli ambienti del piano nobile ad opera dell’Ente Villa Carlotta.
Largamente diffusi in Lombardia in epoca barocca, sono chiamati a passasotto in quanto la decorazione continua tra le assi lignee e le travi che le sostengono. I motivi ornamentali di gusto rococò settecentesco a cornici mistilinee dipinte con colori tenui, dal rosa all’azzurro, dal verdino all’ocra, con cartocci e arabeschi, sono ripresi nelle fasce superiori delle pareti, dipinte con finte architetture a mensoloni e volute e arricchite da mascheroni, festoni, ceste di fiori e frutta.

Camera di Carlotta

 

Salotto impero

Salone dei marmi

Ultimo aggiornamento: 28 dicembre 2017 [cm]