La Madonna libera Milano dalla peste

Crespi, Giovanni Battista detto Cerano; Gherardini, Melchiorre detto Ceranino (attribuito); Chignoli, Gerolamo (attribuito)

La Madonna libera Milano dalla peste

Descrizione

Autore: Crespi, Giovanni Battista detto Cerano (1565/1570-1632); Gherardini, Melchiorre detto Ceranino (attribuito) (1607-1668); Chignoli, Gerolamo (attribuito) (notizie sec. XVII secondo-terzo quarto)

Cronologia: post 1631

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: tela/ pittura a olio

Misure: 315 cm x 210 cm

Descrizione: Nella parte superiore la Madonna incoronata sbuca dalle nubi, mentre un angelo sottostante è rappresentato in atto di calare l'incensiere verso il basso, trasferendolo nelle mani di un padre domenicano, anello di congiunzione tra la sfera divina della composizione e il mondo terreno; quest'ultimo è sofferente, poiché prostrato dal morbo. A sinistra una madre allatta il suo bambino, che in segno di disperazione alza un braccio verso l'alto, mentre a terra è disteso un altro bambino senza vita; assiste la donna un altro padre domenicano incappucciato. Al centro un appestato è di schiena, cercando di toccare l'incensiere calato dall'alto, verso il quale anche un bambino cerca di arrivare; a destra, in primo piano è presente un altro appestato, sostenuto da una donna anziana, mentre una figura più giovane compare a destra in atto di invocarne la guarigione.

Notizie storico-critiche: La grande tela, ubicata nel lunettone sopra l'ingresso della cappella del Rosario (la cui volta, affrescata anch'essa dalla bottega di Cerano e in particolare da Melchiorre Gherardini, è andata quasi totalmente distrutta nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale), rappresenta una testimonianza importante dell'ultima fase artistica di Giovanni Battista Crespi, che in questa occasione fece in tempo soltanto ad approntare il disegno preparatorio e al massimo a impostare qualche figura della composizione, eseguita in larga parte dagli allevi. La commissione fu richiesta dai padri domenicani che, in tal modo, intendendevano rendere omaggio alla Madonna dopo la fine della peste nel 1631, un anno prima della morte del pittore. Per questo è oltremodo giustificato osservare nell'opera delle Grazie un certo accademismo, frutto dell'ampio intervento della bottega, probabilmente del collaboratore più fidato del Cerano, vale a dire Melchiorre Gherardini, forse assistito dall'altro collaboratore Gerolamo Chignoli. Una situazione analoga è stata del resto riscontrata in un'altra opera commissionata per i domenicani, lasciata anch'essa interrotta dal maestro, vale a dire nella tela con La Madonna guida san Domenico alla vittoria sugli Albigesi (Cremona, Museo Ala Ponzone). Il tono con cui è reso l'evento, e in particolar modo l'attenta restituzione del dramma della peste, riflette la spiccata sensibilità di Cerano nei confronti della sofferenza umana e nell'intervento miracoloso che pone fine a essa, già ampiamente indagati in varie occasioni, soprattutto nei quadroni che narrano i miracoli di san Carlo Borromeo. Il timbro cromatico appiattito su tinte rossobrune, però, è segno inequivocabile dell'ampia partecipazione dei collaboratori, che portarono a termine il lavoro dopo la morte del maestro. Assai probabile è la responsabilità di Melchiorre Gherardini, a cui sono restituiti na cinquantina di pitture a fresco o su tela, una sessantina di incisioni e una decina di disegni.

Collocazione

Milano (MI), Chiesa di S. Maria delle Grazie

Credits

Compilatore: Piazza, Filippo (2016)

Funzionario responsabile: Grassi, Roberto

Ultima modifica scheda: 08/08/2019

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