Trinità

Lotto, Lorenzo

Trinità

Descrizione

Autore: Lotto, Lorenzo (1480 ca.-1556)

Cronologia: ca. 1519

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: tavola/ pittura a olio

Misure: 125 cm x 177 cm

Notizie storico-critiche: La pala proviene dalla demolita chiesa bergamasca della Santissima Trinità in borgo Sant'Antonio. Vista dal Michiel (1523 o 1524) e dal Tassi (1793) e citata in una visita pastorale del vescovo Corneli (1573) con l'attribuzione a "Lot", l'opera, probabilmente commissionata dalla Confraternita della Santissima Trinità, si trovava sull'altare maggiore e completava idealmente il programma iconografico sulle "Storie della Passione di Cristo" realizzato nel 1508 da Jacopino de Scipioni. Al momento della soppressione della chiesa (avvenuta nel 1808), il dipinto fu acquistato dal sacerdote Giovanni Battista Conti a un'asta demaniale. Alla sua morte, il fratello Giuseppe lo donò alla chiesa bergamasca di Sant'Alessandro della Croce, dove restò fino al recente trasferimento presso il Museo Bernareggi.
Al centro della pala, con una sorprendente soluzione iconografica che supera la tradizionale rappresentazione della Trinità come combinazione di simboli delle tre persone divine, si trova Cristo, raffigurato come Redentore, risorto, con le braccia abbassate e le mani aperte nell'ostentazione delle piaghe. Sospeso sull'arcobaleno della fede, è circondato da una cortina di nubi chiare, da cui fanno capolino dei cherubini. Dietro di lui è la sagoma di Dio, rappresentato come un'ombra chiara, quasi trasparente, con le mani alzate. La forte luce che emana la sua figura va a sottolineare le creste delle nuvole, facendone una delle sperimentazioni più ardite del Lotto in territorio bergamasco. Tra Cristo e Dio Padre si trova la colomba dello Spirito Santo. Sotto le nuvole, un meraviglioso paesaggio ripreso da un punto di vista elevato spinge lo sguardo verso un orizzonte indefinibile.
Per quanto riguarda la cronologia del dipinto, Berenson, Banti, Boschetto (1593), Bianconi (1955) e Giani (1998) hanno proposto una datazione arretrata, intorno al 1517. Mascherpa (1980), Cortesi Bosco (1991) e di recente Facchinetti (2008) l'hanno spostata al 1519-1520. Zampetti ritiene invece che il dipinto sia stato eseguito nel 1522, e similmente anche Oldfield che lo data al 1521-1523. Lucco e di recente Altissimo (2011) lo ritengono eseguito leggermente più tardi, intorno al 1523-1524. La fortuna dell'opera è attestata da una serie di copie di ambito lombardo realizzate tra XVI e XVII secolo. Tra queste, il dipinto di Giovan Battista Moroni nella parrocchiale di Albino (1556) cui seguono la copia di Giovan Pietro Lolmo all'Accademia Carrara di Bergamo (1582) e ben quattro versioni elaborate da Enea Salmeggia.

Collocazione

Bergamo (BG), Fondazione Adriano Bernareggi - Museo Adriano Bernareggi

Credits

Compilatore: Civai, Alessandra (2014); Fracassetti, Lisa (2014)

Funzionario responsabile: Gigante, Rita

Ultima modifica scheda: 15/06/2015

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