Episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento

ambito lombardo

Episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento

Descrizione

Ambito culturale: ambito lombardo

Cronologia: post 1050 - ante 1099

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: affresco; stucco/ modellatura

Descrizione: La ricca decorazione plastico-pittorica che riveste le pareti interne dell'edificio e introdotta dall'affresco con la "Traditio legis et Clavium" sopra la porta d'ingresso. Ad essa corrisponde, nella lunetta interna, la rappresentazione di "Abramo che accoglie i giusti". Altri affreschi ai lati del corridoio d'ingresso raffigurano i santi papi "Marcello" e "Gregorio" che ricevono i fedeli, in corrispondenza con la "Gerusalemme Celeste" sulla volta. Ma è sul lunettone, inferiormente delimitato dalla triplice arcata d'ingresso, che si svolge la rappresentazione più spettacolare del ciclo con l'apparizione di "Cristo in trono", in una mandorla, tra schiere di angeli che, guidate da S. Michele arcangelo, trafiggono con lance il gigantesco drago apocalittico. Il tema escatologico continua nel ciborio con l'affresco di "coloro che lavan le loro vesti nel sangue dell'agnello" (Ap. 22, 14), mentre gli stucchi sulle fronti cuspidate sono state intepretate in relazione alla Pasqua e al rito del battesimo. La decorazione plastica della cripta comprende decorazioni e scene figurate: Presentazione di Gesù al Tempio, Crocifissione, Dormitio Virginis.

Notizie storico-critiche: Un complesso dibattito, non ancora concluso, si è svolto intorno alle componenti stilistiche del ciclo pittorico-plastico di San Pietro al Monte del quale sono stati rintracciati rapporti significativi con altre testimonianze medievali nel contesto lombardo e prealpino - dove sono, per esempio, stati istituiti raffronti con le pitture di S. Giorgio in Borgovico a Como, di S. Martino di Aurogo, di S. Pietro ad Agliate, di S. Carlo di Prugiasco, di S. Stefano a Bizzozzero; in area laziale con le pitture della cripta della Cattedrale di Anagni e, nel più allargato ambito europeo, in area catalana e austriaca con la chiesa abbaziale di Lambach. L'unitarietà del programma iconografico ha indotto gli studiosi a compiere una valutazione parallela di pitture e stucchi generalmente attribuiti a maestranze diverse di matrice culturale lombarda e caratterizzate da un differente grado di ricezione dei modelli di derivazione orientale. Per quanto riguarda le proposte di datazione si riscontra un ampio margine di oscillazione tra la seconda metà dell'XI secolo e il XII secolo; tale proposta sembrerebbe supportata dall'ipotesi che la risistemazione del complesso benedettino potrebbe essere dovuta all'intervento dell'arcivescovo di Milano Arnolfo III che fu a Civate dal 1093 al 1097. Chi ha rinvenuto negli affreschi la prevalenza di componenti ottoniane ha proposto una cronologia più alta e chi vi ha riconosciuto il predominio degli apporti bizantini ha preferito una datazione più tarda mentre la disomogeneità delle componenti stilistiche è stata giustificata chiamando in causa la diversa formazione degli artisti nel probabile avvicendamento delle maestranze o nelle presunte variazioni esecutive in corso d'opera. In particolare Grabar, Toesca e Demus si sono attestati sulla tesi bizantina mentre ha optato per la tesi ottoniana il De Francovich che, pur ponendo in risalto il rinvigorirsi degli elementi bizantini desunti soprattutto dalla miniatura della cosiddetta rinascenza macedone, ha riconosciuto negli stucchi e nelle pitture di S. Pietro al monte la persistenza di elementi ottoniani, dimostrati attraverso confronti con la miniatura e con Galliano (tesi poi ripresa e ribadita dal Salvini attraverso nuovi confronti con miniature dell'XI secolo e con gli affreschi del 1082 di San Giorgio a Borgovico in Como). Interessanti annotazioni sugli stucchi sono stati offerti dal Peroni che ha rinvenuto un'accentuata ispirazione dei motivi ornamentali di alcune parti, interpretabile nell'accezione propria della cultura figurativa carolingia ottoniana dell'Alto Medioevo (espliciti, in questo senso, i due plutei con la Chimera e con il Grifone). In altre parti, invece, come nel parapetto che porta alla cripta, gli stuccatori, forse anche perché meno vincolati dal contatto con la pittura, hanno recuperato una vena ornamentale anticlassica (va ribadito, in questo caso, che ci si trova di fronte, almeno per l'area italiana, di fronte alla più ampia recinzione in stucco che ne simuli una in pietra). Il ciborio, stilisticamente prossimo a quello milanese della chiesa di S. Ambrogio riferibile all'età ottoniana, sembra databile, secondo il De Francovich, ad un periodo non troppo distante, verso il terzo quarto dell'XI secolo. Di opinione opposta sono il Toesca e, quindi, l'Arslan (che al Toesca si richiama) secondo il quale gli stucchi del ciborio di Civate sono databili non prima della metà del secolo XII. Recentemente Letizia Casati vi ha rinvenuto affinità con gli stucchi della tribuna di Klosterkroningen in Sassonia Anhalt, a testimonianza della conoscenza, da parte degli artefici di Civate, di un linguaggio di matrice transalpina. Per quanto riguarda i pittori è stata generalmente ammessa la presenza di tre o quattro maestri attivi in un unico intervallo temporale, tra i quali spicca l'esecutore della Lotta contro il drago.
Per quanto concerne gli stucchi nella cripta la Dormitio Virginis, insieme alla Crocifissione è lo stucco che più di ogni altro risente della tradizione ottoniana germanica di Hildesheim dalla quale sembrano derivare. Di parere opposto a questa tesi sostenuta dal De Francovich è l'Arslan che pensa ad una datazione prossima, malgrado i richiami a una più antica iconografia, alla prima metà del XII secolo; tesi respinta e riportata dal Salvini all'XI secolo per la forte presenza, nell'illusionismo spaziale delle architetture, di componenti ottoniane. Recentemente Peroni ha sottolineato la rarità della rappresentazione che costituisce l' "unica raffigurazione monumentale pervenuta di questo soggetto" (Peroni, 2006). Diversamente, la Presentazione al Tempio sembra allontanarsi dalle suggestioni ottoniane per seguire il linguaggio bizantino.

Collocazione

Civate (LC), Chiesa di S. Pietro al Monte

Credits

Compilatore: Virgilio, Giovanna (2014)

Funzionario responsabile: Casarin, Cristina

Ultima modifica scheda: 15/06/2015

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