Arazzi raffaelleschi degli Atti degli Apostoli

Sanzio, Raffaello; Tieghem, Jan van (bottega); Maestro della Marca Geometrica (bottega); Ghieteels, Frans (bottega); Leyniers, Antoine (attribuito)

Arazzi raffaelleschi degli Atti degli Apostoli

Descrizione

Identificazione: Vita e atti degli Apostoli

Denominazione: Arazzi degli Atti degli Apostoli

Autore: Sanzio, Raffaello (1483-1520), ideatore; Tieghem, Jan van (bottega) (notizie 1540/ 1570), tessitore; Maestro della Marca Geometrica (bottega) (1552-1562), tessitore; Ghieteels, Frans (bottega) (notizie 1510/20-1580), tessitore; Leyniers, Antoine (attribuito) (notizie1552-1562), tessitore

Cronologia: post 1528 - ante 1557

Tipologia: arredi liturgici e suppellettile ecclesiastica

Materia e tecnica: lana/ lavorazione a telaio; seta/ lavorazione a telaio

Misure: 610 cm x 495 cm (ogni arazzo)

Descrizione: Ciclo di nove arazzi raffiguranti episodi tratti dagli atti degli Apostoli. La scena centrale di ciascun episodio è incorniciata da una fitta ghirlanda di foglie e fiori che si ripete anche lungo i bordi esterni. Ai lati e alla base, entro lunghe specchiature sono raffigurati temi allegorici. Gli angoli superiori comprendono l'arme di Ercole Gonzaga, tessuta con una tecnica diversa dal resto dell'arazzo.

Notizie storico-critiche: Il ciclo raffaellesco di arazzi "Atti degli Apostoli" costituisce l'unica serie di arazzi delle collezioni gonzaghesche presenti ancora a Mantova, oltre alla "Vita di Cristo e santi mantovani" conservati presso il Museo Diocesano della città. Gli "Atti degi Apostoli" furono realizzati a partire dai cartoni di Raffaello Sanzio che dipinse le scene degli Atti a grandezza naturale su commissione di Papa Leone X tra il 1514 e il 1516. L'edizione originale degli arazzi venne tessuta nel laboratorio di Pieter Van Aelst a Bruxelles tra il 1516 e il 1519-21 ed era destinata alla Cappella Sistina. La serie conservata nel Palazzo Ducale di Mantova fu acquistata entro il 1557 dal Cardinale Ercole Gonzaga, quando egli fece predisporre il proprio testamento. Si tratta di una delle prime riedizioni prodotte sempre dallo stesso gruppo di tessitori di Bruxelles, i cui monogrammi sono variamente inseriti nelle cimose: uno dei monogrammi, formato dalle lettere IATG, appartiene a Jan Van Tieghem, un altro è formato dalle lettere FNVG riferentisi forse a Frans Ghieteels (già attribuito anche a Nicola Leyniers) e un terzo, costituito da una marca geometrica, che non è ancora stata identificata, anche se recentemente L'Occaso (2011) propende per riferirlo ad Antoine Leyniers (documentato dal 1552-1562). Le origini di Jan Van Tieghem e i suoi esordi come tessitore di arazzi non sono documentati. Generalmente si crede che egli fosse attivo sin dagli anni Quaranta del Cinquecento, quando tesseva una edizione degli Atti che è da identificarsi con la serie di Berlino (distrutta), i cui nove paramenti presentavano un fregio di bordura con ghirlande floreali simili a quelle della serie di Mantova e di Madrid, che egli firmò. Il monogramma della città di Bruxelles, presente su tutti e nove gli arazzi, rappresenta per il ciclo mantovano un importante termine di cronologia post quem importante, in quanto esso divenne obbligatorio solo dopo il 1528. La serie di Berlino, proveniente dalla collezione di Enrico VIII d'Inghilterra, viene inoltre ricordata in un inventario della raccolta reale del 1549. E' probabile quindi che la serie di Mantova e Madrid fossero state tessute entro questa data che verrebbe quindi a rappresentare il termine ante quem. Nel testamento (1557) di Ercole si parla per la prima volta degli arazzi da lui donati al Duomo; ma nella revisione del 1563 essi vennero poi lasciati alla Chiesa Palatina di S. Barbara. La costruzione della chiesa palatina era stata avviata nel febbraio del 1563 e gli altari e la cripta furono consacrati nell'ottobre dello stesso anno. Nell'ambito della corte gonzaghesca, la chiesa di S. Barbara fu progettata, come la Cappella Sistina, sia come cappella privata che come cappella di Stato. Questa serie di arazzi simboleggia in modo esemplare le aspirazioni ecclesiastiche del cardinal Ercole che si sarebbero poi concretizzate nel conclave del 1559. Ciascun arazzo presenta nell'angolo superiore l'arme del Cardinal Ercole, realizzato con una tecnica diversa dal resto della tessitura. E' perciò del tutto possibile che il prelato li abbia acquistati dalla bottega già tessuti e pronti per la vendita. Ipotesi che trova conferma nel fatto che la serie di Madrid presenta ancora sagome disordinate di scudi negli angoli superiori. Un elemento innovativo di questa serie di "Atti" è l'ornamentazione dei margini. Raffaello nell'edizione dei cartoni per Leone X sostituì la tradizionale cornice di fiori, frutti e uccelli con scene allegoriche e storiche. Nella serie mantovana, Van Tieghem, sostituì a sua volta i finti bassorilievi bronzei della fascia inferiore raffiguranti scene della vita di Leone X con allegorie simili a quelli delle bordure verticali; ad esempio i Quattro Elementi, Divinità, le Ore, le Virtù, le Stagioni e anche scene storiche e mitologiche come le Fatiche di Ercole. Alcune figure allegoriche femminili nel fregio inferiore delle Conversione del proconsole (o Elinas Accecato) si ispirano direttamente alle Virtù presenti nei "Los Honores" (conservati a Segovia) tessuti a Bruxelles (1520-1525) da Pieter Van Aelst per l'Imperatore Carlo V. Se davvero J. V. Tieghem e i suoi seguaci acquistarono i cartoni degli "Atti" da Van Aelst, o dai suoi eredi, è presumibile in effetti che abbiano visto i disegni o i modelli degli "Honores" nella bottega. Anche nelle Fatiche di Ercole rappresentata nelle bordure del Sacrificio di Listra è riscontrabile una connessione stilistica tra Van Aelst e Van Tieghem. Dopo la morte di Ercole, gli arazzi continuarono ad ornare il Tempio di S. Barbara per circa 2 secoli. Nel 1776 furono ceduti dai canonici della Basilica di S. Barbara al Magistrato Camerale dell'amministrazione imperiale asburgica e sistemati in Palazzo Ducale nell'originario Appartamento Verde creato dal duca Guglielmo Gonzaga e interamente ripristinato tra il
1779 e il 1780 in chiave neoclassica. (PROSEGUE NEL CAMPO OSS)

Collezione: Collezioni pubbliche del Museo Ducale di Mantova

Collocazione

Mantova (MN), Museo di Palazzo Ducale

Credits

Compilatore: Pincella, S. (2010)

Funzionario responsabile: Rodella, Giovanni

Ultima modifica scheda: 15/06/2015

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