Adorazione dei pastori

Maestro dell'Albero della Vita

Adorazione dei pastori

Descrizione

Autore: Maestro dell'Albero della Vita (notizie sec. XIV prima metā)

Cronologia: ca. 1347

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: intonaco/ pittura a fresco

Misure: Ø 82 cm

Notizie storico-critiche: Il tondo racchiude la scena della "Adorazione dei Pastori".
Il grande affresco con l'"Albero della Vita", che Pellegrino Tibaldi volle fosse risparmiato, per la sua "antichitā e belezza", dalla radicale riforma che, nel corso del tardo XVI secolo, cambiō profondamente il volto della Basilica di Santa Maria Maggiore, fu poi in gran parte coperto nel 1661 dal grande telero con il "Diluvio Universale" di Pietro Liberi e dalla ricca cornice in stucco che lo racchiude.
L'iscrizione posta in basso al centro, che č stata probabilmente ridipinta nel XVII secolo, riprendendo, con qualche errore di trascrizione qua e lā, l'antico testo trecentesco, documenta le circostanze della commissione e dell'esecuzione del grande affresco con l'"Albero della Vita": Guidino de' Suardi, nobile bergamasco celebre per la sua devozione, l'avrebbe fatto dipngere nel 1347, chiedendo al pittore di seguire minuziosamente il testo che al "Lignum Vitae" aveva dedicato padre Bonaventura da Bagnoregio nel 1260.I n effetti, l'iconografia č strettamente aderente al testo del frate francescano, che aveva ideato quell'immagine per meglio imprimere nella memoria dei fedeli i fatti principali della vita di Cristo: un grande albero, con la figura di Cristo crocifisso al centro e dodici rami, sei per lato, da cui pendono per ciascuno quattro tondi con scene della vita del Salvatore; sopra ogni tondo, il ramo reca un cartiglio con una iscrizione tratta dal testo di San Bonaventura.
Il grande affresco, che la recente letteratura critica riferisce ad un anonimo artista di raffinata cultura ricca di elementi lombardi ed emiliani, convenzionalmente chiamato, appunto, "Maestro dell'Albero della Vita" (Pellati, in "I pittori bergamaschi...Le origini", pp. 187-211), č stato verosimilmente dipinto in una data assai vicina a quella testimoniata dall'iscrizione, e cioč attorno al 1347; l'altra data del 1342, che talvolta le fonti riferiscono, potrebbe forse alludere all'anno in cui all'opera si diede inizio (Pellati, cit.). In ogni caso, l'"Albero della Vita" era certamente compiuto nel 1364, quando venne menzionato per la prima volta nei libri contabili della Basilica (Matalon, 1963, pp. 366-367).
L'immagine del committente ricordato dall'iscrizione, Guidino de' Suardi, compare nell'affresco in basso al centro, vicino alle radici del grande albero: la figura čstata certamente dipinta a secco su uno strato di intonaco successivo alla prima stesura, forse pochi decenni dopo la conclusione del dipinto (Angelini, 1953, pp. 12-17); per questo motivo sič talvota dubitato dell'esattezza dell'annotazione contenuta in quel testo. Di Guidino, comunque, sia stato oppure no il committente dell'affresco, non sappiamo molto: figlio di Tetualdo Suardi, abitava nel palazzo posto all'angolo nord occidentale della piazza su cui s'affacciano il Duomo e Santa Maria Maggiore; il suo nome compare in un atto del 1349, e nel 1353 risulta giā morto (Zanchi, 2003, pp. 89-120).

Collocazione

Bergamo (BG), Basilica di S. Maria Maggiore

Credits

Compilatore: Civai, Alessandra (2010); Monaco, Tiziana (2010)

Funzionario responsabile: Castelli, Cinzia

Ultima modifica scheda: 20/02/2014

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