Giuditta e la sua ancella mettono la testa di Oloferne in un sacco

Capoferri, Giovan Francesco; Lotto, Lorenzo; Ludovico da Mantova

Giuditta e la sua ancella mettono la testa di Oloferne in un sacco

Descrizione

Autore: Capoferri, Giovan Francesco (1497 ca.-1534), ebanista; Lotto, Lorenzo (1480 ca.-1556), ideatore / disegnatore; Ludovico da Mantova (notizie sec. XVI prima metà), profilatore

Cronologia: 1527 - 1530

Materia e tecnica: legno di noce/ intarsio

Misure: 103,5 cm x 70,5 cm

Notizie storico-critiche: Nel 1522 il Consorzio della Misericordia Maggiore di Bergamo decise di dotare la basilica di Santa Maria di un nuovo coro confacente alla progettata pala d'argento e rame dell'altare maggiore e il 18 settembre di quell'anno deliberò di trattare con il legnaiolo e intarsiatore loverese Giovanni Francesco Capoferri per l'esecuzione dell'opera. L'artefice era noto a Bergamo fin dall'anno precedente per aver collaborato con fra' Damiano Zambelli all'esecuzione del coro intarsiato nella chiesa domenicana di Santo Stefano (ora in San Bartolomeo), inoltre il pittore Lorenzo Lotto gli aveva fatto tradurre in tarsia un suo disegno dell'Annunciazione (poi inserita nel bancale del celebrante, cfr. foto n. 904a) e questa dimostrazione aveva convinto il Consorzio ad affidare il lavoro al loverese. Al Capoferri, direttore dell'impresa del coro, fu affiancato il marangone Giovanni Belli di Ponteranica per i lavori di intaglio. Il principale teologo della città, fra Girolamo Terzi, fu incaricato di fornire le "inventiones" da dare ai pittori che avrebbero disegnato i cartoni da intarsiare. Il progetto della struttura del coro fu messo a punto dallo stesso Capoferri che visitò varie città del Nord-Italia per vedere altri cori intarsiati e che nel luglio-agosto 1523 si recò più volte a Milano dal pittore e architetto trevigliese Bernardo Zenale per sottoporgli il modello del coro.
Dopo aver acquisito alcuni cartoni forniti da pittori diversi, tra cui Lotto, Andrea Previtali, Francesco Rosso di Pavia, il 29 ottobre 1523 il Consorzio affidò i cartoni delle tarsie del coro al pittore bergamasco Nicolino Cabrini, di cui non si conosce nessuna opera se non la profilatura di alcune tarsie e che morì poco dopo, nel gennaio del 1524. Il 12 marzo 1524 il Consorzio incaricò dunque Lorenzo Lotto di eseguire i disegni per le tarsie da inserire negli schienali del coro ligneo della chiesa; dopo pochi mesi (2 giugno 1524) gli commissionò anche i pannelli intarsiati ("coperti") che dovevano proteggere le preziose tavolette. Le tarsie principali sarebbero state policrome, mentre i coperti a monocromo: questi ultimi avrebbero avuto come ornamento immagini simboliche in relazione coi contenuti delle "storie" da proteggere. Lotto inizialmente effettuò anche la 'profilatura' delle tarsie, ovvero la loro rifinitura finale mediante stucco nero per i contorni delle figure e con ombreggiatura a fuoco per il chiaro-scuro, ma un contrasto di natura economica frenò la sua disponibilità: il Consorzio non intendeva riconoscergli un compenso maggiore per le quattro tarsie grandi dell'iconostasi. La profilatura fu allora effettuata dallo stesso Capoferri e dai pittori Andrea Previtali, Ludovico da Mantova e Lucano da Imola. Trasferitosi a Venezia nel dicembre del 1525, il pittore continuò a disegnare i cartoni delle tarsie e a inviarle a Bergamo fino al 1532, realizzando complessivamente 35 tarsie con storie bibliche di cui 4 grandi per l'iconostasi e 31 più piccole collocate oggi negli stalli del coro dei laici e nei due bancali del presbiterio; inoltre eseguì 32 tarsie a soggetto simbolico delle quali 28 costituivano i "coperti" delle tarsie istoriate e che oggi sono inserite negli schienali del coro degli ecclesiastici.
Il cartone per la tarsia in oggetto fu eseguito da Lotto tra il 1527-1528: la composizione fu intarsiata dal Capoferri nel 1529, profilata da Ludovico da Mantova nel 1530 e completata dal Capoferri entro il marzo 1531. Per il coperto relativo cfr la scheda w6030-00067 e la foto 811a
Nel 1531 si decise di ampliare la struttura del coro, trasferendo le tarsie istoriate del coro degli ecclesiastici ai due bancali dei celebranti e dei Rettori e al coro dei laici nell'abside, mentre nel coro dei religiosi rimasero i soli 'coperti' di soggetto simbolico: dei modelletti delle nuove strutture del presbiterio (bancali e coro dei laici) fu incaricato Marcantonio, figlio dell'architetto Pietro Isabello. Solo i grandi quadri istoriati nel fronte dell'iconostasi rimasero con i loro coperti nella collocazione originaria. Nell'ottobre del 1533, consegnati dal Capoferri gli ultimi pannelli intarsiati, risultano già collocate negli stalli del coro dei religiosi le tarsie 'simboliche' degli ex-coperti, mentre le altre tarsie istoriate sarebbero rimaste per vent'anni nei depositi della Misericordia Maggiore.

Collocazione

Bergamo (BG), Basilica di S. Maria Maggiore

Credits

Compilatore: Civai, Alessandra (2011)

Funzionario responsabile: Castelli, Cinzia

Ultima modifica scheda: 15/06/2015

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