Basilica di S. Vincenzo

Cantù (CO)

Indirizzo: Via San Vincenzo (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Galliano, Cantù (CO)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Situata in cima ad un colle sopra l'area urbana. Si presenta molto semplice, priva di elementi decorativi, con la muratura in grossi ciottoli a vista. Al centro si apre uno stretto portale architravato con una lunetta a sesto acuto. Poche le finestre, poste senza simmetria nella zona centrale; più in alto vi è un'apertura a croce e sotto e a sinistra due monofore. L'abside centrale si staglia nettamente dal corpo della chiesa. Esternamente è percorsa da una serie di arcatelle cieche. Poiché la Basilica è ora un edificio monco di una parte considerevole come la navata sinistra, è difficile dare un giudizio sulla spazialità, tuttavia l'altezza della cripta e la conseguente sopraelevazione del presbiterio, vanno oltre le proporzioni degli edifici romanici. La cripta è del tipo ad oratorio, con campatelle irregolari coperte da crociere su archi traversi. Alle pareti sono addossati pilastri per reggere gli archi. Ciò che cattura l'attenzione, entrando in Basilica, sono gli affreschi.

Epoca di costruzione: sec. XI

Descrizione

Alta sul colle di Galliano (ora sobborgo di Cantù, ma in antico il rapporto era rovesciato), la basilica di San Vincenzo - la più rilevante testimonianza superstite degli inizi del nuovo linguaggio "romanico" in Lombardia - è indissolubilmente legata a una figura eccezionale di committente, di rango religioso e politico : Ariberto d'Intimiano.
La rozza essenzialità dell'impianto (che non rinuncia comunque ad aspirare idealmente al modello delle basiliche colonnate di tradizione romana) richiama assetti come ad esempio quello della cripta di Quedlinburg in Germania. Si tratta a tutta evidenza di un caso di accentuato sperimentalismo nel quale soluzioni tradizionali vengono piegate a nuove esigenze, distanti ormai dalla nitida stereometria della parete-schermo ottoniana, che sottolineano piuttosto gli spessori murari e la gravità delle strutture. Le pareti presentano superiormente un piano finestrato costituito da una serie di semplici monofore centinate, in seguito in parte tamponate per consentire la decorazione pittorica della navata maggiore (non prevista in origine). Il numero delle aperture varia significativamente tra la parete settentrionale e quella meridionale: otto, di cui quattro otturate, nella prima; quattro, di cui due otturate, nella seconda. Si tratta di una soluzione singolare, soprattutto in relazione alle condizioni climatiche del territorio, che inverte la dislocazione più conveniente (come ad esempio ad Agliate). La facciata - largamente risarcita nei restauri, che ne hanno ripristinato una fase "ideale", ridefinendone il profilo già gravemente compromesso nel 1835 -, era preceduta da un atrio (con muri laterali aperti da arconi) simile a quello del battistero, di cui si apprezzano solo in parte le immorsature, e inglobava un tratto del fusto del campanile, sottolineato da una specchiatura ad archetti oggi non più apprezzabile.
La considerazione della situazione topografica può intervenire a chiarirne le ragioni. Se si considerano i percorsi viari di avvicinamento all'edificio, che occorre traguardare non tanto, come oggi inevitabilmente accade, da Cantù, quanto da Intimiano, centro dei possedimenti familiari di Ariberto, ci si avvede (come emerge ancora con chiarezza dalle mappe ottocentesche) che la strada di collegamento proveniente da nord prima di salire l'altura costeggiava il piede del colle privilegiando proprio il lato settentrionale. L'articolazione parietale potrebbe così essere posta in relazione a un intento di monumentalizzazione del fianco privilegiato dal percorso, in funzione del nuovo, rilevante ruolo attribuito da Ariberto alla chiesa. Motivazione analoga potrebbe avere l'arretramento dell'abside nord (ricostruita sulla base di dati certi) a vantaggio dell'abside maggiore (quella gemella sud è oggi scomparsa).
L'abside si spalanca grandiosa, innestandosi direttamente sulla nave mediana, senza la mediazione, come sarà poi corrente, di una stretta campata rettangolare voltata. La soluzione adottata per il blocco cripta-presbiterio a piani sfalsati (il cosiddetto "tipo Amsoldingen" che esalta nella cripta il luogo di deposito e venerazione delle reliquie, e al tempo stesso la funzione del celebrante, che domina dall'alto la comunità dei fedeli): determina un piano presbiteriale fortemente sopraelevato (+1,85 m) accessibile mediante una ripida scala centrale di ben nove gradini, ai lati della quale si dispongono le scale di discesa in cripta (- 2,20 m). L'aspetto attuale della fronte riflette una fase successiva, modificata dall'innesto sull'accesso nord dell'ambone a sbalzo (XII secolo), con una parziale invasione della navata che altera l'originario equilibrio, creando un "dialogo" tra spazi intenzionalmente negato dal progetto aribertiano.
Nel pavimento del presbiterio erano immorsate numerose iscrizioni tardoantiche e altomedievali (purtroppo rimosse nell'Ottocento) databili tra V e VII sec., provenienti dalla prima chiesa, come l'opus sectile ricomposto.

Notizie storiche

La prima basilica venne fondata con tutta probabilità intorno alla metà del V secolo. La collocazione cronologica è confermata dall'analisi dei resti delle antiche strutture, rinvenute perfettamente iscritte nella navata maggiore (1981), dalla presenza di alcune iscrizioni funerarie datate, nonché dalla dedicazione stessa a Vincenzo, santo spagnolo il cui culto è documentato a Milano in età tardoantica (basilica di San Vincenzo in Prato). Un sondaggio nel 1982 ha individuato resti di strutture con muratura in ciotoli a nord della basilica. Ulteriori scavi condotti nel 1999 nel battistero hanno consentito di individuare un complesso edilizio, con alcuni ambienti interni al perimetro, forse parte di una villa rustica già demolita in età tardoantica. Sembrerebbe dunque che la prima chiesa sia sorta in relazione a un insediamento romano.
Che nei primi secoli del Medioevo la chiesa costituisse un punto di riferimento per il territorio è confermato da alcune iscrizioni sepolcrali di VII secolo. A una originaria funzione battesimale (posto che negli scavi del battistero non sono state rinvenute tracce di precedenti analoghe funzioni) potrebbe forse riferirsi il ritrovamento effettuato nell'Ottocento di "un antico avello o battistero" nell'area antistante la basilica.
Ariberto d'Intimiano, che in qualità di "custode" dell'edificio ne promosse la ricostruzione (1004 circa- 1007), e da arcivescovo di Milano (1018-1045), per sottolinearne il rango di capopieve, vi affiancò la mole, compatta e incongrua, del battistero.
La chiesa tardoantica venne completamente demolita e sostituita da un edificio a tre navate coperto a capriate, con il campanile iscritto nella nave maggiore e aderente alla facciata. Di tutto ciò è preziosa testimonianza la sintetica raffigurazione della basilica nel modellino offerto dallo stesso Ariberto nell'affresco del semitamburo absidale, sulla quale svetta appunto il campanile oggi scomparso. La singolare ampiezza della navata maggiore rispetto alle asimmetriche, contratte navatelle laterali, con funzioni puramente sussidiarie di rinfianco, può disorientare, ma l'intelaiatura strutturale delle pareti longitudinali, in particolare l'organizzazione e la dislocazione dei sostegni, confermano la progettazione unitaria della struttura. Per la predisposizione dei sostegni, difettando in loco colonne antiche da riutilizzare (come nel di poco posteriore caso di Agliate, v.), si ricorse alla singolare soluzione di porre in opera grandi parallelepipedi di ghiandone, tratti da un monumento sepolcrale di età romana.
Per quanto riguarda la cripta, nucleo della chiesa più antica del V sec., Ariberto, con geniale intuizione, intese così "traslare" dalla vecchia chiesa alla nuova cripta la struttura, continuandone in qualche modo la funzione originaria, a protezione dei resti di Adeodato, e facendone anzi l'elemento decisivo di "misura" dell'intera struttura, che preannuncia i futuri sviluppi delle soluzioni voltate del romanico lombardo.
La basilica, trasformata agli inizi dell'Ottocento in abitazione rurale (solo la cripta venne conservata al culto), e trasfigurata all'interno da tramezzi e soppalchi, venne radicalmente restaurata e ampiamente risarcita, con estese ricostruzioni, come ad esempio l'abside e parte del perimetrale della navata nord, e con sterri all'interno e all'esterno che ne hanno compromesso, come da subito sottolineò il grande studioso americano Arthur Kingsley Porter (1915-17), la lettura e ne condizionano tuttora, almeno in parte, il corretto apprezzamento. A ciò si deve aggiungere l'enfatizzazione di un elemento costruttivo (lo sganciamento della muratura del perimetrale nord da quella absidale) che, problematicamente segnalato da Ambrogio Annoni, che ne diresse i restauri per oltre un ventennio (1910-'13; 1932-'34), è stato in seguito acquisito senza ulteriori verifiche materiali, condizionando gli studi e causando il radicale fraintendimento della struttura e del suo complemento.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Credits

Compilazione: Leoni, Marco (2005)

Aggiornamento: Galli, Maria (2009); Ribaudo, Robert (2013); Margutti, Stefano (2014)

Descrizione e notizie storiche: Cassanelli, Roberto

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Margutti, Stefano

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