Compreso in: Certosa di Garegnano - complesso, Milano (MI)
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Chiesa di S. Maria Assunta in Certosa di Garegnano
Milano (MI)
Indirizzo: Via Garegnano, 28 - Garegnano, Milano (MI)
Tipologia generale: architettura religiosa e rituale
Tipologia specifica: chiesa
Configurazione strutturale: Importante edificio per la storia dell'arte milanese sia per la nobiltà delle forme sia per l'apparato decorativo di cui è rivestito. Dal portale attraverso un atrio e un suggestivo vestibolo ellittico movimentato da tre esedre si raggiunge la chiesa dall'alta fronte a tre ordini, con una faccita arricchita da elementi architettonici e decorativi che ne vivacizzano la superficie. L'interno, ad una navata fiancheggiata da cappelle, assume la caratteristica forma planimetrica certosina di edificio a pianta taumata capovolta, terminante con un presbiterio absidato e coronato da un elegante tiburio ottagonale. La volta della navata e le pareti sono impreziosite dagli affreschi dalle tonalità tendenti al grigio e i violetti di Daniele Campi. A destra del presbiterio vi è la sala capitolare; a sinistra la sagrestia
Epoca di costruzione: seconda metà sec. XIV - metà sec. XVIII
Autori: Tibaldi, Pellegrino (?), ristrutturazione e ampliamento; Seregni, Vincenzo, interno e facciata; Alessi, Galeazzo, interno e facciata
Descrizione
La chiesa della Certosa di Milano (Garegnano) appartiene al primo nucleo del monastero certosino fondato da Giovanni Visconti il 19 settembre 1349 e costituisce un prezioso esempio di architettura dipinta rinnovata aderendo al le indicazioni sancite dalla Riforma Cattolica e consacrate dal Concilio di Trento e dalle prescrizioni tecnico-figurative di San Carlo Borromeo. Malgrado l'edificazione della chiesa risalga alla seconda metà del XV secolo, infatti, l'intero monastero fu interessato da un imponente impeto di rinnovamento edilizio tra l'ultimo quarto del Cinquecento e la prima metà del Seicento che trasformò interamente anche l'edificio di culto.
Ben lontana dal fasto architettonico della Certosa di Pavia, che non corrisponde ai dettami dell'architettura monastica certosina per note e precise ragioni storiche, la chiesa del cenobio milanese mostra il caratteristico impianto planimetrico adottato per secoli dall'ordine fondato nel XI secolo da San Bruno, che tecnicamente assume il nome di pianta taumata capovolta. La pianta della chiesa, infatti, ricorda la tau greca le cui braccia sporgenti non vanno a creare un transetto nei pressi dell'altare maggiore, ma sono costituite dalle due prime cappelle attigue all'ingresso della chiesa, in adesione alla controfacciata.
Sebbene ampiamente trasformata a causa dell'eliminazione di un tramezzo murario posto al centro della navata unica della chiesa che separava lo spazio destinato ai monaci sacerdoti da quello dei monaci conversi, dell'asportazione in epoca austrica dei due cori monastici e della distruzione di due altari edificati in posizione centrale rispetto l'aula ecclesiale, nella chiesa è riconoscibile parzialmente la spazialità monastica cinque-seicentesca. La navata unica, dunque, è scandita da coppie di lesene che oggi giungono sino a terra ma che un tempo si interrompevano all'altezza dei cori lignei. Queste consentono di alternare ampie superfici parietali, caratterizzate da scenografiche lunette semicircolari dipinte, a superfici rettangolari di minore superficie, anch'esse affrescate con rappresentazioni di monaci, beati e santi certosini. Alla navata corrisponde una volta a botte con costoloni decorativi aggettanti che formano quattro medaglioni centrali dipinti con le raffigurazioni del Sacrificio di Isacco, la Maddalena portata in cielo dagli angeli, San Giovanni Battista e l'Ascensione di Gesù. Autore di questi affreschi, immersi in un tripudio di angeli festanti, è Daniele Crespi, che in questa chiesa realizzò anche tutti i dipinti parietali della navata e della controfacciata. Tra questi spiccano le sette lunette raffiguranti i momenti salienti della vita di San Bruno e della fondazione dell'ordine.
Superato l'arco trionfale si raggiunge l'area presbiteriale caratterizzata dalla presenza degli affreschi di Simone Peterzano, allievo del Tiziano e maestro del Caravaggio, che tra il 1578 e il 1582 qui realizzò a titolo dimostrativo un campione degli stucchi da far eseguire da specifiche maestranze e due imponenti dipinti raffiguranti l'Adorazione dei pastori e l'Adorazione dei Re Magi. Al suo pennello sono da ascrivere anche le tre tele, oggi poste dietro l'altare, e gli affreschi eseguiti nel catino absidale (Crocefissione) e nell'intradosso del tiburio ottagonale (Dio Padre e gli otto Angeli della passione).
Ai fianchi dell'abside due porte immettono alla Sala Capitolare, con affreschi settecenteschi di Biagio Belotti e un San Michele Arcangelo d'inizio Cinquecento attribuito a Bernardo Zenale, e alla Sacrestia, nella quale è presente un affresco quattrocentesco erroneamente attribuito a Bartolomeo De Benzi. Ulteriori affreschi e opere d'arte sono presenti nelle cappelle laterali e, in particolare, sul fianco settentrionale, la cui muratura esterna mostra ancora le primigenie aperture ogivali trecentesche.
Notizie storiche
Edificata a partire dal XIV secolo per volontà di Giovanni Visconti, la chiesa fu terminata nelle sue parti essenziali nel terzo quarto del Trecento e consacrata nel 1367. Nuovi lavori furono poi eseguiti nei primi anni del Quattrocento grazie alle donazioni di Luchino Visconti. A questo seconda fase edilizia seguì, due decenni dopo, un rinnovato fulgore edilizio, che consentì di consacrare numerosi altari posti nelle cappelle laterali, essenzialmente collocati sul fianco settentrionale della chiesa. Dopo una breve pausa, nella quale i monaci si concentrarono nel perfezionare altre parti del monastero, l'interesse dei certosini si rivolse nuovamente verso la chiesa: tra il 1469 ed il 1509 essi edificarono la prima cappella di destra e consacrarono cinque nuovi altari.
Questa fase edilizia, che perdurò per oltre due secoli, si concluse il 6 febbraio del 1562, quando i monaci ricelebrarono la consacrazione della chiesa, incluse tutte le cappelle, la Sala Capitolare e il Cimitero dei monaci, che sorgeva dove ora sfrecciano le macchine dell'Autostrada dei Laghi.
Negli anni immediatamente successivi nuovi cantieri vennero aperti all'interno del complesso della Certosa, portando all'ampliamento del numero delle celle per i monaci e all'abbellimento del Grande Chiostro, il cui lato occidentale era contiguo al muro absidale della chiesa. Nei medesimi anni il priore Agostino della Torre stipulò un contratto con i maestri ebanisti Battista Corbetta e Sante Corbetta per far realizzare il nuovo coro monastico dei padri sacerdoti, i cui stalli intagliati e istoriati rimasero all'interno della chiesa sino alla soppressione austriaca avvenuta nel 1782.
Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento la chiesa venne completamente rinnovata nei suoi aspetti decorativi interni e nella sua parte architettonica. A quegli anni risalgono, infatti, le pitture ad affresco commissionate a Simone Peterzano, che vi lavorò tra il 1578 ed il 1582, e a Daniele Crespi, che concluse i suoi lavori nel 1629 trasferendosi alla Certosa di Pavia per affrescare le scene dedicate alla vita del fondatore. Tra le due commesse fu stipulato anche il contratto per il rifacimento della facciata, le cui tracce trecentesche originarie erano sino agli anni trenta ancora leggibili nel sottotetto. In quegli stessi anni furono anche realizzati il coro per i monaci conversi, le statue e gli elementi scultorei della facciata, oltre che essere consacrati ulteriori altari interni alla chiesa.
La pavimentazione policroma della navata e le elaborate tarsie marmoree dell'abside, invece, risalgono alla metà del XVII secolo, quando il priore del monastero affidò la loro realizzazione a Tommaso Orsolino e alla sua bottega.
Sebbene in fase calante il cantiere certosino continuò il suo fervore sino a quando le soppressioni austriache costrinsero i monaci ad abbandonare il complesso cenobitico. Per la chiesa cominciò un periodo di ruberie e di spoliazioni che condussero alla perdita della maggior parte degli altari, compreso quello eburneo di inestimabile valore, degli arredi sacri e dei due cori monastici. La chiesa fu parzialmente impiegata anche come cava di materiali edili, tanto che i francesi, succeduti agli austrici, asportarono due ordini di tegole dalla copertura e levarono le tirantature metalliche presenti nel sottotetto. Quel gesto, che consentì all'esercito di recuperare qualche chilo di ferro, negli anni seguenti provocò alcuni cedimenti statici che hanno parzialmente deturpato gli affreschi presenti in chiesa.
Dopo alcuni importanti restauri susseguitisi negli anni trenta e ottanta del XX secolo, per il Giubileo del 2000 la chiesa è stata oggetto di un significativo intervento, che ha interessato tutte le parti della chiesa, ad eccezione della facciata. Questi lavori hanno riportato la Certosa al suo antico splendore e hanno permesso di effettuare significative scoperte, quali il rinvenimento nella Sala Capitolare dell'affresco attribuito a Bernardo Zenale.
Uso attuale: intero bene: chiesa
Uso storico: intero bene: chiesa
Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico
Accessibilità: Ingresso in chiesa libero durante gli orari di apertura:
tutti i giorni 07:00-12:00, 15:30-18:45
Percorsi tematici:
Credits
Compilazione: Ribaudo, Robert (2011)
Aggiornamento: Uva, Cristina (2015); Zanzottera, Ferdinando (2015)
Descrizione e notizie storiche: Uva, Cristina; Zanzottera, Ferdinando
Fotografie: BAMS photo Rodella/Jaca Book
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00413/
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