Villa Olmo - complesso

Como (CO)

Indirizzo: Via Simone Cantoni, 1(P) (Nel centro abitato, isolata) - Como (CO)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Configurazione strutturale: L'edificio neoclassico costruito sulla riva occidentale del Lago di Como. E' completato da un ampio giardino affacciato direttamente sullo specchio d'acqua. Il suo nome è dovuto ad un olmo, allora più che centenario, oggi non più esistente. L'abbattimento delle scuderie e di un portico, l'apertura di due balconate, il rifacimento degli stucchi del pian terreno, la sistemazione del parco e la costruzione di un piccolo teatro è il frutto della ristrutturazione ottocentesca.

Epoca di costruzione: sec. XVII - sec. XIX

Autori: Cantoni, Simone, progetto; Alemagna, Emilio, ristrutturazione villa e demolizione ali laterali

Comprende

Descrizione

L'impianto, di dimensioni monumentali, presenta un corpo centrale leggermente sopraelevato, scandito da colonne di ordine gigante decorate con tondi raffiguranti Platone, Solone, Talete, Socrate e Pitagora, opera dello scultore ticinese Francesco Carabelli. All'interno, in perfetta corrispondenza con le soluzioni architettoniche della facciata, un immenso atrio quadrato occupa l'intera area dell'antica Villa Odescalchi andando a coprire, in altezza, lo spazio di tre piani (1). Da qui una grande arcata conduce allo scalone d'onore, ornato con marmi e stucchi di pregiata fattura; fra balaustre lavorate e specchiere neoclassiche si distingue un affresco dell'Appiani, di soggetto mitologico, secondo l'uso dei palazzi e delle ville lombarde. Dall'atrio, proseguendo verso il retro dell'edificio, si entra nella maestosa sala da ballo, coperta da una volta a padiglione su cui spiccano i bellissimi affreschi del pittore ticinese Domenico Pozzi raffiguranti la Contesa fra Poseidone e Minerva per il patronato della città di Atene e Apollo con le nove Muse, eseguiti nel 1789. Le grandi figure in stucco sono di Carlo Luca Pozzi e raffigurano le principale divinità dell'Olimpo: Zeus, Era, Poseidone, Ade, Crono, Rea, Apollo e Artemide. Superato il salone da ballo, una fuga di stanze conduce ad una serie di ambienti destinati alla conversazione, al ricevimento, al gioco del biliardo fino al cabinet de toilette. Sulle pareti, riccamente decorate con stucchi e dorature, alcuni grandi affreschi con temi mitologici danno il nome alle stanze che, da questi, vengono anche dette: di Dioniso, di Dioniso e Arianna, di Selene con Endimione, di Artemide¿Al primo piano, le decorazioni a carattere mitologico si concentrano nelle sale dedicate all'Olimpo con il medaglione che raffigura l'Apoteosi di Eracle e l'attigua sala delle arti (2).
Qui, sul lato che dà verso il giardino, si aprono una serie di fastosi salotti noti come: sala di Garibaldi, di Bacco e di Diana. Il teatrino a 92 posti, voluto dai Visconti di Modrone nel 1883, è un piccolo gioiello con un'acustica perfetta; sul soffitto spicca un affresco del Fontana.
Il parco non è particolarmente grande, ma si caratterizza per un impianto panoramico armonioso con piacevoli radure che si insinuano fra le macchie arboree oltre le quali si intravedono il lago e i monti sovrastanti. In una di tali radure fa bella mostra di sé un tempietto neoclassico, eretto dai Visconti di Modrone. Davanti al palazzo, un vasto giardino all'italiana con aiuole regolari conduce fino al lago dove corre una balaustra in pietra. Fra le aiuole, si ergono statue di divinità pagane con una vasca curvilinea al cui centro fu collocato un mostro marino in bronzo, opera dell'Oldofredi.

(1) Visitando questo spazio, Re Umberto I ne fu così ammirato che voleva farlo riprodurre per la sua villa di Monza, ma il progetto non fu mai eseguito. G.C.Bascapè, Ville e parchi del lago di Como, Como, Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, 1981, p.48.
(2) AA.VV., Dimore sull'acqua., op.cit., p.163.

Notizie storiche

Edificata lungo una splendida ansa del lago di Como, la villa prende il nome da un antico bosco di olmi dove, secondo la leggenda, sarebbe sorta la villa di Caninio Rufo e più tardi, nel 1136, un monastero di Umiliati chiamato Santa Maria di Vico. Nel 1664 Marco Plinio Odescalchi acquistò i terreni dell'Olmo dal Cardinale Sforza Pallavicino i cui eredi rilevarono la proprietà dell'intero convento. Fu Innocenzo Odescalchi, rientrato da Roma nel 1780, a decidere la costruzione di una nuova villa suburbana su progetto di Simone Cantoni la cui sensibilità neoclassica traspare ancora oggi dall'impianto sobrio ed elegante dell'intero edificio. Il cantiere, aperto nel 1782, fu chiuso nel 1789 se si fa eccezione per le due ali che furono ultimate nel 1796. L'impianto complessivo della villa riflette un preciso sistema geometrico-proporzionale che conferisce all'insieme un equilibrio composto, secondo le teorie della "bellezza ideale" enunciate da J.J.Winckelmann pochi anni prima.
Nel 1797, il monumentale edificio dai fastosi arredi accolse fra le sue mura il generale Bonaparte la cui prima moglie, Giuseppina, vi tornò una seconda volta nel 1805. Tre anni dopo, nel 1808, vi sostò Ugo Foscolo, ospite a Como del conte Giovio.
Alla morte di Innocenzo Odescalchi, nel 1824, la villa passò ai marchesi Raimondi cui si devono i lavori di ristrutturazione nella darsena e sul piazzale antistante. Fu in questi anni che la villa tornò al suo antico splendore; nel 1835, vi furono ospiti la Regina delle Due Sicilie, Maria Cristina, e Maria Teresa Cristina, Regina di Sardegna; tre anni dopo, le porte di Villa Olmo si aprirono per l'Imperatore d'Austria Ferdinando I che vi fu ospite col principe di Metternich e il maresciallo Radetzky. Nel 1848, compromessosi coi patrioti risorgimentali, il marchese Raimondi si rifugiò nel Canton Ticino; rientrato in Italia nel 1859, vi ospitò Garibaldi, reduce dalla vittoria di San Fermo, che qui visse la sua storia d'amore con la marchesa Giuseppina che poi sposò (1).
Negli Anni Ottanta, la villa divenne proprietà dei duchi Visconti di Modrone che ne ristrutturarono alcune stanze, fra cui l'atrio e l'alcova, facendovi erigere un piccolo teatrino. Su iniziativa del Visconti, le due ali sporgenti sul piazzale furono demolite con l'intenzione di far risaltare il palazzo con lo sfondo del giardino e della corte dove una serie di interventi consentirono l'impianto di nuove aiuole e di una fontana. Le scuderie furono ricostruite dall'architetto Alemagna così come la casa del custode mentre nel parco fu eretto un tempietto neoclassico. Sulla facciata, il timpano jonico fu arricchito dal blasone visconteo, sostenuto da putti e sormontato dalla corona ducale.
Nel 1925, alla morte del duca Guido, gli eredi cedettero la proprietà al Comune di Como che lo aprì al pubblico per congressi, mostre e manifestazioni. Dopo aver accolto le mostre del Luini e dei pittori lombardi, Villa Olmo fu sede della famosa mostra sull'Età Neoclassica in Lombardia del 1959. Più recentemente, grande fama le è derivata dall'aver ospitato la mostra su Picasso (2005) e su Magritte (2006).

(1) L'avvenimento è ricordato in un medaglione appeso alla cornice del caminetto nella sala di Artemide, al pian terreno della villa. AA.VV., Dimore sull'acqua. Ville e giardini in Lombardia, a cura di Roberta Cordani, Milano, CELIP, p.163.

Uso attuale: intero bene: museo

Uso storico: intero bene: residenza

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Catalano, Michela (2004)

Compilazione testi: Limonta, Tommaso; Paci, Giovanna

Responsabile scientifico testi: Meda Riquier Giovanni

Fotografie: Margutti, Stefano; Mussi, Lorenzo

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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