Villa del Balbianello - complesso

Lenno (CO)

Indirizzo: Via Comoedia, 5 (Fuori dal centro abitato, isolato) - Lenno (CO)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Configurazione strutturale: Il complesso architettonico del Balbianello comprende la Villa, la Loggia, la Casa del Custode, la Ghiacciaia, la Casa Bosco, la Serra e l'esteso parco-giardino. Sorge sull'estrema punta del Dosso di Lavedo e si affaccia sulla sponda occidentale del lago di Como. La villa presenta planimetria articolata sviluppata su sei piani e conserva ancora la facciata con i due campanili dell'antica chiesa appartenente al preesistente monastero francescano. Il giardino si caratterizza per la presenza di grandi platani potati "a candelabro" alternati a statue e a glicini e per i viali che si snodano tra tappeti erbosi delimitati da siepi di bosso e di lauro. Sparsi nel parco vi sono anche esemplari di lecci, canfore, magnolie e cipressi, oltre a cespugli di azalee e rododendri.

Epoca di costruzione: post 1787 - ante 1796

Autori: Tibaldi, Pellegrino, progetto

Comprende

Descrizione

La villa del Balbianello comprende due edifici residenziali, una chiesa e un portico aperto sul porticciolo dove fu inciso il motto "Fay ce que voudras" (Fa ciò che vuoi). Da qui una ripida scaletta a picco sul lago conduce alla villa, leggermente più in alto.
I dispendiosi lavori del cardinale modificarono radicalmente il profilo della villa: le balze pietrose e incolte divennero un ombroso e pittoresco giardino, la piccola insenatura fra le rocce fu trasformata in un porticciolo, dal quale, per una scaletta, si sale allo stupendo spiazzo panoramico, ombreggiato da alberi secolari e cinto da una balaustra in pietra. La loggia, che il cardinal Durini volle edificare appena sopra la casa, è la vera invenzione architettonica del Balbianello; allineata con la penisola, consente di ammirare contemporaneamente gli opposti paesaggi della Tremezzina e dell'isola Comacina. Due soli ambienti simmetrici affiancano il triplo fornice: la biblioteca e la stanza della musica, oggi cartografo; qui trascorreva il suo tempo Giuseppe Parini che al cardinale dedicò l'Ode "La gratitudine". La sala del cartografo, nella loggia, custodisce una serie completa di mappe e di carte geografiche, alcune delle quali appartenute a Guido Monzino. Nell'adiacente locale della biblioteca gli oltre quattromila volumi raccolti dal Monzino compongono una delle più complete e preziose collezioni dedicate alle spedizioni alpinistiche e polari. Nell'edificio principale arredi inglesi e francesi del '600 e del '700, arazzi fiamminghi, terrecotte cinesi, sculture africane e precolombiane, una vastissima collezione di dipinti su vetro e di vedute lariane impreziosiscono gli interni.
Al piano superiore della villa, la stanza delle spedizioni è riservata all'esposizione dei cimeli e dei ricordi delle più ardue imprese di Guido Monzino. Oltre alle fotografie, alle bandiere e alle onorificenze conseguite, vi è conservata una delle otto slitte trainate da cani con cui il conte raggiunse, nel 1971, il Polo Nord. Di grande interesse sono le piccole statuette eschimesi che rappresentano divinità e figure antropomorfe.
Per quanto riguarda il giardino, lo spazio che la rocciosa penisola offriva alle ambizioni del cardinal Durini era molto angusto; non fu quindi possibile organizzarvi un giardino all'italiana, anche se numerose siepi di lauro e di bosso delimitano con geometrica precisione zone e tappeti erbosi, ma non fu nemmeno possibile creare un giardino all'inglese. Il giardino del Balbianello è dunque una cosa a sé dove tutto è in funzione del lago e delle sue coste e dove nulla sembra distogliere dalla visione dell'acqua. La chiesetta e l'antico convento, restaurati nel secolo scorso, costituiscono parte integrante del corpo architettonico principale dal quale sembrano quasi distaccarsi per immergersi fra le acque del lago.

Notizie storiche

Eretta per volere del cardinal Angelo Maria Durini sul finire del Settecento, la villa del Balbianello sorge all'estremità della penisola di Lenno in una delle posizioni più suggestive di tutto il lago. All'apice delle sue fortune, il cardinale aveva infatti voluto affiancare alla già straordinaria villa del Balbiano, che già possedeva, un'altra dimora in una zona di grande fascino ambientale. Riuscito poi a venire in possesso dell'intera penisola chiamata Dosso di Lavedo qui fece erigere un edificio, sulla punta estrema, dove già sorgeva un piccolo oratorio con convento, dedicato a S. Giovanni. Col tempo, questo nuovo edificio prese ad essere indicato col nome di Balbianello, in riferimento alle più ridotte dimensioni rispetto al Balbiano a cui era accomunato dalla medesima proprietà.
Il cardinale, attratto dall'incomparabile vista, fece anche costruire un elegante loggiato affiancato da due saloni, una biblioteca e la sala della musica; qui il prelato raccoglieva accanto a sé amici, artisti e letterati e qui trascorse gli anni della vecchiaia.
Nel 1797, un anno dopo la morte del Durini, la villa giunse in proprietà di Giuseppe Sepolina, che ne cambiò il nome in "villa Sepolina"; nel XIX secolo Luigi Porro Lambertenghi, patriota milanese antiaustriaco, ne divenne il nuovo proprietario e ospitò fra i tanti anche Silvio Pellico, in qualità di precettore dei suoi figli. Costanza Anna Luisa Trotti Arconati donna forte di spirito, intelligente e colta, moglie del successivo proprietario, il marchese Giuseppe Arconati Visconti, a sua volta vi accolse Giovanni Berchet, Alessandro Manzoni e Giuseppe Giusti. Passarono dal Balbianello anche politici, come il primo ministro francese Gambetta e artisti come il pittore Arnold Böcklin.
All'inizio del secolo fu ceduta al barone bavarese Hermann Hartlaub, quindi, nel 1919, agli americani Ames e infine nel 1974 al conte Guido Monzino che restaurò l'edificio con annesso giardino ed arricchì le sale della villa con mobili inglesi e francesi; qui collocò le sue numerose collezioni d'arte, l'importante biblioteca, i cimeli e i ricordi delle proprie spedizioni, in particolare quella all'Everest nel 1973 e al Polo Nord, raggiunto nel 1971 con una slitta trainata da cani.
Alla sua morte, nel 1988, Monzino lasciò il Balbianello al FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano che tutt'oggi la gestisce.

Uso attuale: intero bene: casa museo

Uso storico: intero bene: abitazione

Condizione giuridica: proprietà privata

Riferimenti bibliografici

AA. VV., Lenno in Tremezzina. Dalla sua storia le radici per il futuro, Milano 2000

Spiriti A., Alpi Lepontine Meridionali, Lenno, Como 1994

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Catalano, Michela (2005)

Compilazione testi: Limonta, Tommaso; Paci, Giovanna

Responsabile scientifico testi: Meda Riquier Giovanni

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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