Chiesa di S. Sigismondo - complesso

Cremona (CR)

Indirizzo: Largo Visconti Bianca Maria (Nel centro abitato, integrato con altri edifici) - Duemiglia, Cremona (CR)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Situata a pochi km dal centro della città la chiesa ha una struttura a pianta longitudinale, a navata unica affiancata da profonde cappelle tra loro comunicanti, con transetto, tiburio quadrato aperto superiormente da una loggia, e abside. Sul lato meridionale della chiesa si affianca il fabbricato conventuale disposto intorno al grande chiostro quadrato con elegante porticato su colonne, dove al piano superiore si conservano le celle dei monaci. Parallelo al fianco destro della chiesa è situato il paradisino, piccolo portico della foresteria scandito dal ritmo delle colonne binate a rocchi alternativamente sporgenti e rientranti, di gusto barocco.

Epoca di costruzione: seconda metà sec. XV

Autori: Gadio, Bartolomeo, progetto; Campi, Bernardino, decorazione; Campi, Giulio, decorazione; Gatti, Bernardino, decorazione; Boccaccino, Camillo, decorazione; De Lera, Bernardino, costruzione facciata e corpo longitudinale

Descrizione

Nulla sappiamo dell'autore del progetto iniziale né degli altri architetti che, nel corso degli anni, ebbero la guida del cantiere: la letteratura critica ha spesso ripetuto, senza discuterla, l'affermazione di Giambattista Zaist che, nel 1774, assegna a Bartolomeo Gadio, ingegnere militare sforzesco, il disegno della chiesa.
È inoltre assai probabile che il disegno iniziale, dati i tempi lunghi del cantiere, sia stato profondamente modificato nel corso del tempo.
Ha una struttura semplice, la chiesa di S. Sigismondo: la pianta è longitudinale, con transetto allineato ai muri perimetrali e navata unica, illuminata dalla luce chiara che viene dai larghi oculi. Tutto lo splendore dell'interno è nella decorazione, ricchissima e finemente cesellata, che riveste per intero le pareti della navata, la volta, gli archi d'ingresso alle cappelle, i pilastri, l'abside.
Sorprende, soprattutto, come di recente ha sottolineato Marco Tanzi (1999) il "tono generale di felicità quasi pagana" che s'avverte nelle parti ornamentali degli affreschi: "pareti stipate di mascheroni grotteschi, animali fantastici, viluppi vegetali, nudità maliziosamente spudorate: negli anni del Concilio di Trento simili licenze da boudoir rappresentano un unicum profano nella pittura religiosa dell'Italia settentrionale".
La campagna decorativa iniziò nel 1535 e a partire da quel momento S. Sigismondo divenne il cantiere più vivace della città; qui, nei trent'anni che durerà l'impresa, passeranno infatti gli artisti migliori di quel tempo, i più moderni (Camillo Boccaccino, Giulio e Antonio Campi, Bernardino Campi, Bernardino Gatti), e qui, in S. Sigismondo, nasce la particolare declinazione cremonese della maniera.
Il programma iconografico, forse elaborato da Marco Gerolamo Vida, allora vescovo di Alba, ma cremonese d'origine e letterato finissimo, è organizzato attorno alla figura di Cristo.
La scelta compiuta dai soprastanti della fabbrica fu, da subito, di altissimo livello. Venne infatti chiamato, per primo, Camillo Boccaccino, figlio del più grande pittore cremonese della generazione precedente, Boccaccio Boccaccino. Il contratto con la fabbrica di S. Sigismondo, firmato il 25 maggio 1535, affidava a Camillo Boccaccino la decorazione a fresco della calotta absidale e della volta del presbiterio, da compiere entro due anni, e precisava i principali soggetti da svolgere; pochi anni dopo, nel 1540, chiesero a Camillo di affrescare anche le pareti del presbiterio con due grandi scene della vita di Cristo, la Resurrezione di Lazzaro e Cristo e l'adultera.
Insieme a Camillo, o poco tempo dopo, era giunto nel cantiere di S. Sigismondo anche Giulio Campi per la pala grande da porre sull'altar maggiore. Secondo il desiderio dei committenti la pala doveva raffigurare la Madonna in gloria con Bianca Maria e Francesco Sforza e i santi Crisante, Daria, Sigismondo e Girolamo. Probabilmente nel 1539 la pala era compiuta, con un paio d'anni di ritardo sui tempi previsti dal contratto, e a partire dal 14 aprile di quell'anno Giulio cominciò a lavorare alla decorazione a fresco del transetto che, nella parte ornamentale, ripete esattamente lo schema stabilito da Camillo Boccaccino per il fregio dell'abside.
Attorno al 1545, o poco dopo, per il tramite probabilmente di Camillo Boccaccino, che gli era amico, comincia a lavorare in S. Sigismondo anche Bernardo Campi.
Per tutto il corso degli anni Sessanta proseguirono, infatti, i lavori nella navata maggiore, affidati alle cure di tutti gli artisti presenti in cantiere: Bernardino Campi, Bernardino Gatti, Giulio Campi tessono, nelle vele delle volte e nel cornicione, arazzi di figure fantastiche, di putti, di animali esotici, di motivi vegetali e ornamentali; dipingono, al centro delle vele, piccole, raffinatissime storie sacre a monocromo e, negli spazi triangolari rimasti liberi, inseriscono le nobili, pensose figure dei Profeti. Tra il 1564 e il 1567, la campagna decorativa venne estesa ai pilastri della navata.

Notizie storiche

Il 25 ottobre 1441 Bianca Maria, ultima erede dei Visconti, andò sposa a Francesco Sforza, figlio del condottiero Muzio Attendolo: Bianca Maria portava con sé una dote sontuosa, che comprendeva la città di Cremona; e per questo motivo la cerimonia di nozze, fastosa come si addiceva all'importanza dell'avvenimento, si svolse nella piccola, antichissima chiesa di S. Sigismondo, posta poco lontano dalla città. Vent'anni dopo, il 20 giugno 1463, Bianca Maria volle fondare un monastero e una nuova grande chiesa sul luogo della cappella antica che aveva visto le sue nozze, come preghiera, recita il codice di donazione, "per l'incolumità dell'illustrissimo consorte, e nostra, e dei nostri figli", e come ringraziamento a Dio per i grandi benefici concessi a lei e a Francesco, durante la loro esistenza.
Delle prime vicende del cantiere, però, sappiamo molto poco: sono rari, infatti, i documenti che ne fanno cenno. Bianca Maria morì nel 1468 e a quella data i lavori erano certamente già cominciati sia alla chiesa sia al monastero; la duchessa, nel suo testamento, disponeva infatti l'obbligo, per gli eredi, di provvedere al finanziamento dell'impresa, che sarà però di fatto abbandonata fino all'avvento al potere di Ludovico il Moro (Ferrari, 1974). Solo nel 1488, infatti, Ludovico il Moro decise di riprendere i lavori e di pagare finalmente ai monaci il denaro che era loro dovuto (Ferrari, 1974).
Sulla fabbrica cala di nuovo il silenzio. Solo nel 1517 abbiamo di nuovo notizie della chiesa: una bolla di papa Leone X che dispone l'incremento patrimoniale dell'abbazia definisce la costruzione "imperfecta illius et ecclesiae eiusdem structurae" (Ferrari, 1974). I lavori si protrassero, probabilmente, ancora per qualche anno: certamente erano ormai compiuti nel 1535, quando cominciò la campagna decorativa.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Come arrivare:
Treno: Cremona
Autostrada: A 21 uscita BS-PC; SS 415 dir. CR
La Chiesa di San Sigismondo è situata in posizione periferica, lungo la Via Giuseppina, strada che conduce in direzione di Casalmaggiore - Parma.

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2009)

Funzionario responsabile: Minervini, Enzo

Compilazione testi: Monaco, Tiziana

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Marino, Nadia

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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