Passo del Gavia

da Ponte di Legno (Bs) Giro d’Italia

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Posto a 2651 metri sul livello del mare, il Passo del Gavia è un valico alpino che mette in comunicazione l’alta Valle Camonica, in provincia di Brescia, e l’alta Valtellina in provincia di Sondrio.
Percorso a piedi già in epoca medievale, lungo le perigliose rotte commerciali aperte dai mercanti della Repubblica di Venezia, il Passo del Gavia può oggi essere raggiunto in bicicletta o in automobile, dal versante Sud, percorrendo i 13 km della Strada Provinciale BS 300 che partono dalla località di Ponte di Legno, oppure dal versante Nord, percorrendo i 23 km di della Strada Provinciale 29 che da Bormio, passando per Santa Caterina Valfurva, portano al Passo. Data l’altitudine, il Gavia è aperto al transito solo nel periodo estivo, tra la fine del mese di maggio e l’inizio di ottobre.

Caratterizzato dall’ambiente e dai paesaggi tipici dell’alta montagna, il Passo del Gavia offre scorci panoramici di notevole bellezza (in particolare sul massiccio dell’Ortles e sul gruppo montuoso dell’Adamello), gli stessi ritratti, negli anni ‘20 del Novecento, dal pittore di origini bresciane Antonio Pasinetti (1863-1940 ) che ha dedicato ai paesaggi del Gavia (link1, link2) alcuni dipinti ad olio oggi conservati a Montichiari.

Luogo remoto, assurto alle cronache soprattutto in occasione degli eventi bellici della Grande Guerra, il Gavia entra prepotentemente in contatto con l’immaginario collettivo nazionale, nel 1960, grazie al Giro d’Italia: la grande corsa ciclistica a tappe organizzata da Vincenzo Torriani e dal quotidiano sportivo milanese La Gazzetta dello Sport. La salita al Passo, dal versante bresciano di Ponte di Legno, viene infatti inserita per la prima volta nel percorso del Giro in occasione della quarantatreesima edizione della corsa, nel quadro della ventesima e penultima tappa, da Trento a Bormio, prevista per il giorno 8 giugno. Si tratta del primo Giro d’Italia disputato dopo la morte (avvenuta all’inizio di quell’anno) di Fausto Coppi, il “campionissimo” del ciclismo italiano che nel 1953, con una prestazione memorabile, aveva inaugurato il mito ciclistico di un’altra salita posta nella stessa area geografica: lo Stelvio.

L’ascesa al Gavia appare subito di inedita durezza e pericolosità, sia per i ciclisti, sia per i mezzi motorizzati al seguito della corsa: le sue pendenze superano quelle dello Stelvio, la strada è stretta, sostanzialmente sterrata, e si inerpica sul crinale affiancata da burroni che incutono timore. Il Corriere della sera dell’otto giugno 1960 dedica ampio spazio alla presentazione della tappa, con un articolo intitolato “Ma che cos’è questo terribile Gavia?” che enfatizza la straordinarietà del percorso, l’ansia di Vincenzo Torriani (storico organizzatore del Giro) per le condizioni metereologiche e per il rischio di impraticabilità della strada, ma anche la grande preoccupazione dei corridori e dei loro direttori sportivi. Il giorno successivo la tappa si svolge in modo regolare. Piove e fa freddo. In cima al Gavia transita per primo il giovane Imerio Massignan, che poi forerà ripetutamente lungo la pericolosa discesa verso Bormio, favorendo così il recupero e la vittoria di tappa del campione lussemburghese Charly Gaul, già vincitore del Giro d’Italia nel 1956 e 1959 e del Tour de France nel 1958.

L’anno successivo, il Giro d’Italia propone sostanzialmente la stessa tappa, sempre prevista come penultima frazione, il 10 giugno, prima della ‘passerella’ finale di Milano. Questa volta il maltempo non concede scampo agli organizzatori e alle autorità civili: sul Gavia nevica e, pochi giorni prima, si decide di non percorrere la temibile salita, ma di far scalare ai corridori il vicino Stelvio, in condizioni molto difficili, ma non impossibili.

Data la durezza delle rampe, la pericolosità della discesa e la ricorrente minaccia del maltempo in alta montagna in quel periodo dell’anno, il Passo del Gavia viene espunto dal percorso del Giro d’Italia per quasi trent’anni. Viene nuovamente inserito solo nel 1988: la quattordicesima tappa, disputata il 5 giungo in Valtellina, da Chiesa in Valmalenco a Bormio, prevede nuovamente la salita al Gavia, lungo le rampe che iniziano a Ponte di Legno. Le condizioni del manto stradale non sono migliorate di molto, dai primi anni Sessanta, e anche questa volta incombono il freddo e il brutto tempo. L’organizzazione del Giro confida in un parziale miglioramento del meteo, la neve caduta nella serata precedente viene spazzata dalle strade e la corsa prende il via regolarmente, ma presto arriverà la nebbia e una nuova e poderosa nevicata. Il transito sul Gavia e la successiva discesa verso Bormio avvengono in condizioni climatiche inimmaginabili, che trasformano quella frazione, trasmessa in diretta televisiva dalla RAI, in una delle corse più epiche e drammatiche della storia del ciclismo, con distacchi abissali in classifica e corridori ritirati al limite dell’assideramento. Il giorno dopo, sulle colonne del Corriere della sera, Gianfranco Josti scriverà: «Tagliano il traguardo corridori che paiono automi […] Sul loro volto è disegnato il terrore, più che la fatica».

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Foto Bettini – 2014

Nonostante le condizioni estreme affrontate nel 1988, l’anno successivo la salita del Gavia è nuovamente inserita nel percorso della sedicesima frazione del Giro d’Italia, da Trento a Santa Caterina di Valfurva, prevista per il 5 giugno 1989. Ancora una volta nevica e gli organizzatori decidono di annullare del tutto la tappa, che non prenderà nemmeno il via.

Il Giro d’Italia ritornerà a transitare sul Gavia nel 1996, dopo la definitiva asfaltatura dell’ultimo tratto della salita da Ponte di Legno verso il Passo. Da quel momento, la strada del Gavia è stata ripetutamente inserita nel percorso del Giro e disputata regolarmente, pur in condizioni spesso non agevoli per i corridori, nelle edizioni della “Corsa rosa” degli anni 1999, 2000, 2004, 2006, 2008 e 2014. Solo in occasione della diciannovesima tappa dell’edizione 2013 (Ponte di Legno – Val Martello) la neve ha nuovamente impedito ai corridori di transitare sul passo, comportando il totale annullamento della tappa da parte degli organizzatori.

Ad oggi, le ascese al Gavia, da parte dei corridori del Giro, sono sempre avvenute dal versante della provincia di Brescia, fatta eccezione per la ventesima tappa dell’edizione 2010, partita da Bormio e conclusasi al passo del Tonale, passando per Ponte di Legno.
La difficoltà tecnica della salita, la potenza iconografica del paesaggio attraversato e le condizioni metereologiche spesso estreme hanno contribuito a legare, indissolubilmente, il Passo del Gavia alla storia e all’epica del grande ciclismo in Lombardia. Anche in virtù di ciò, nella stagione estiva, il Gavia è ormai divenuto una meta ambita per i cicloamatori e per i cicloturisti italiani e stranieri.

Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 [cm]