La Lombardia medievale (sec. VI - XII)

Origine e uso del termine «Lombardia»

I confini geografici e politici della Lombardia medievale non sono sovrapponibili a quelli dell’omonima circoscrizione regionale odierna. In età medievale, infatti, il concetto stesso di «Lombardia» era molto diverso da quello attuale. E questo per due, essenziali, motivi. Anzitutto, la categoria storica ‘Lombardia’ intesa come percezione di uno spazio geografico non coincideva necessariamente con quella di uno spazio politico, questione che d’altra parte ha riguardato anche l’idea e la realtà dell’‘Italia’ e dell’‘Europa’. Lo spazio politico lombardo, inoltre, nel corso dei lunghi secoli che per convenzione storiografica siamo soliti attribuire al medioevo, ebbe modo di modellarsi continuamente e di mutare in rapporto allo strutturarsi di nuovi poteri.

Il termine «Lombardia» deriva etimologicamente dall’antico vocabolo «Langobardia» che, grosso modo dal VII all’XI secolo, andò a indicare i territori occupati dai Longobardi (dal germanico Langbaerte, lunghe barbe). Era questa la popolazione germanica che alla fine del settimo decennio del VI secolo invase la penisola italica, conquistandone in breve tempo una vasta porzione che comprendeva un’area non compatta, perché intervallata da aree di sopravvivenza romano-bizantina, estesa dalle Alpi, alla pianura padana, alla Toscana, all’Umbria, fino al Mezzogiorno.

A partire dal XII secolo circa il termine «Langobardia» cominciò nelle fonti a venire accostato dal vocabolo «Lombardia», che del primo era una contrazione, e dal punto di vista geografico a restringersi all’Italia settentrionale, ovvero a quell’area dove erano state le sedi dei re longobardi, Milano, Monza, ma soprattutto Pavia. Sempre nel XII secolo cominciò a diffondersi anche un’altra valenza concettuale del vocabolo «Lombardia», finalizzata a sottolineare l’unità d’azione politica delle città alleate al comune di Milano contro l’autorità dell’imperatore Federico I di Svevia. Le città della pianura padana, raccoltesi nel 1167 in una lega detta appunto Lombarda, intendevano ottenere le libertates, ovvero le «libertà», non dunque la libertà, l’indipendenza dall’impero tedesco, ma un’autonomia da realizzarsi soprattutto in termini economici, fiscali, amministrativi e in fin dei conti politici.

Particolarismo politico e tradizioni comuni nella «Lombardia»

Questo restringimento geografico e questa connotazione politica non si imposero tuttavia come prioritari alla coscienza dei contemporanei. A lungo rimase una percezione allargata, come testimonia il soprannome di Lombardi che i mercanti dell’Italia centro-settentrionale, provenienti da Asti come da Firenze, si vedevano attribuire quando andavano a operare sulle piazze commerciali e finanziarie del nord Europa.

All’affermazione di una Lombardia intesa come precisa unità politica stava d’ostacolo il vistoso frazionamento politico che nel periodo bassomedievale contraddistinse quest’area, lacerata dai conflitti tra comuni e signorie locali, ma anche dalla presenza di forze papali, angioine, tedesche, che cercavano di imporre la propria preminenza politica. Nelle fonti narrative, diplomatiche e fiscali d’altra parte il contesto geografico rimaneva ampio, andando a comprendere territori che oggi definiremmo piemontesi, liguri, lombardi, veneti ed emiliani. La mancanza di un’entità istituzionale centralizzante e prevalente sulle altre venne in parte superata fra Tre e Quattrocento con l’affermazione dell’ampio dominio visconteo, che comprese città esterne all’odierna Lombardia, come Vercelli, Novara, Tortona, Alessandria, Piacenza, Parma, ma che perse presto Bergamo e Brescia, inglobate dalla Repubblica di Venezia. Il vecchio concetto politico di Lombardia si estinse definitivamente: è significativo che gli stessi Visconti, e i loro successori Sforza, si definissero duchi di Milano, non di Lombardia.

Chiarito ciò, notiamo per contro come i confini attuali della Lombardia inglobino un’area, circoscritta grosso modo da nord a sud tra le Alpi e il Po, e da ovest ad est tra il Ticino e il Mincio, accomunata da una condizione di antica e stabile continuità urbana: le città di Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi, Pavia e Milano naturalmente, rappresentano i poli intorno ai quali tra l’età romana e l’età comunale si disegnò la mappa del territorio, intessuta da reciproche sollecitazioni economiche, politiche, culturali, religiose. Questi centri urbani sono tutti significativamente antiche sedi vescovili (centri importanti come Varese, Monza e Vigevano non lo furono invece, e infatti non erano all’epoca definiti città ma borghi), con Milano in posizione dominante in quanto sede metropolitana, cioè capitale di una provincia ecclesiastica cui facevano capo non solo le diocesi della Lombardia ma anche quelle delle odierne regioni Piemonte e Liguria. Se non dal punto di vista politico, almeno da quello ecclesiastico e culturale il territorio lombardo possiede dunque più di un elemento di tradizione comune.