La Repubblica cisalpina (1797 giugno 29 - 1799 aprile 26; 1800 giugno 17 - 1802 gennaio 26)

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Formazione della repubblica

La repubblica cisalpina nacque ufficialmente il 29 giugno 1797 con il proclama del generale in capo dell’armata d’Italia, Bonaparte, che ne sancì la libertà e l’indipendenza dalla repubblica francese. Quello stesso giorno il generale provvide a nominare quattro dei cinque membri del direttorio esecutivo, cioè dell’organo di governo, mentre il giorno seguente fu disposta la nomina del segretario generale del direttorio e dei ministri della polizia, guerra, finanze, giustizia, affari esteri. Il dicastero degli affari interni venne attribuito nei primi giorni del mese successivo. La costituzione della neo-istituita repubblica, che ricalcava quella francese dell’anno III, fu emanata l’8 luglio.


Profilo costituzionale della repubblica

La costituzione disponeva la divisione della repubblica, con capitale Milano, in undici dipartimenti: Adda (con capoluogo alternativamente ogni due anni Lodi e Crema), Alpi Apuane (Massa), Crostolo (Reggio Emilia), Lario (Como), Montagna (Lecco), Olona (Milano), Panaro (Modena), Po (Cremona), Serio (Bergamo), Ticino (Pavia), Verbano (Varese). Ognuno di essi doveva poi essere ripartito in distretti, a loro volta distribuiti in comuni.

Il potere esecutivo, come previsto dal titolo VI della costituzione, veniva demandato a un direttorio di cinque membri, al quale facevano riferimento i sei ministri di finanze, giustizia, guerra, polizia, affari esteri e interni. Il potere legislativo (titolo V) fu invece affidato a un corpo suddiviso in un gran consiglio, cui competeva l’iniziativa delle leggi, e in un consiglio dei seniori, al quale spettava l’approvazione o il rigetto delle stesse. In attesa della nomina, effettuata da Bonaparte il successivo 9 novembre 1797, le funzioni dell’organo legislativo furono provvisoriamente affidate a quattro comitati consulenti.

Con i titoli restanti la costituzione cisalpina dell’anno V provvedeva a regolare lo stato politico dei cittadini (titolo II), le assemblee primarie (titolo III), le assemblee elettorali (titolo IV), i corpi amministrativi e municipali (titolo VII), il potere giudiziario (titolo VIII), la forza armata (titolo IX), l’istruzione pubblica (titolo X), le finanze (titolo XI), le relazioni estere (titolo XII); figurano infine un titolo relativo alle revisioni costituzionali (titolo XIII) e uno di dichiarazioni generali (titolo XIV).


Il potere esecutivo

Con la proclamazione della repubblica cisalpina, il potere esecutivo venne delegato a un direttorio formato da cinque membri. Quattro di essi furono designati dal generale in capo dell’armata d’Italia Bonaparte il 29 giugno 1797, giorno di nascita della repubblica, ed entrarono in funzione il giorno seguente. Si trattava precisamente di Gian Galeazzo Serbelloni, Marco Alessandri, Pietro Moscati e Giovanni Paradisi; il quinto componente del direttorio, Giovanni Battista Costabili Containi, venne invece nominato dal generale Bonaparte il 28 luglio 1797 e si insediò il successivo 2 agosto.

Il 30 giugno, frattanto, il direttorio esecutivo aveva provveduto a nominare il proprio segretario generale nella persona di Giambattista Sommariva. Il 13 novembre 1797 Bonaparte sostituì il direttore dimissionario Serbelloni con Giovan Battista Savoldi, che entrò in carica il 21 novembre.

L’organizzazione e le attribuzioni del direttorio, oltre alle modalità di elezione e ai requisiti richiesti ai suoi membri, vennero definiti nella carta costituzionale della repubblica cisalpina dell’anno V, pubblicata l’8 luglio 1797.

Il giorno seguente la proclamazione della repubblica cisalpina, il neo- costituito direttorio esecutivo provvide alla nomina dei ministri. Secondo quanto disposto dalla costituzione, essi non formavano consiglio, potevano essere revocati dal direttorio e avevano la responsabilità

dell’inseguimento sì delle leggi che degli ordini

emanati dal direttorio stesso.


I colpi di stato nel biennio 1798-1799

Come quella delle altre istituzioni cisalpine, anche la vita del direttorio fu estremamente travagliata: durante i ventidue mesi di governo della repubblica dovette infatti subire ben cinque colpi di stato, due contro la parte moderata e tre contro quella radicale.

Il primo rivolgimento si verificò durante il mese di aprile del 1798, quando furono costretti a presentare le dimissioni i direttori Moscati e Paradisi, sostituiti dal generale in capo Brune con il ministro degli affari esteri Carlo Testi e con il ministro dell’interno Giacomo Lamberti. Al contempo il segretario generale Sommariva venne sostituito da Giuseppe Pagani.

L’organico del direttorio fu nuovamente modificato circa quattro mesi più tardi, questa volta per mano dell’ambasciatore transalpino Trouvé, che il 31 agosto impose alla repubblica cisalpina una nuova carta costituzionale, nella quale, a fronte di un indebolimento dei poteri dei consigli legislativi, all’esecutivo venne concessa “più di forza e più di unità”.

Il nuovo direttorio, con maggiori attribuzioni e facoltà di nomina, risultò composto dai riconfermati Adelasio, Alessandri e Lamberti, accanto ai quali vennero nominati Giuseppe Luosi, fino ad allora ministro della giustizia, e Fedele Sopransi, già ministro di polizia.

Un’ulteriore modifica nelle fila del direttorio, come del resto in quelle dei consigli legislativi, si ebbe il 19 ottobre a opera del capo dell’armata d’Italia Brune, i cui atti furono però dichiarati nulli con i decreti del direttorio esecutivo della repubblica francese pubblicati il 25 ottobre e il 7 novembre 1798.

L’organico del direttorio, dopo questi avvenimenti, tornò a essere formato dai cittadini Luosi, Adelasio, Sopransi e Lamberti, cui si aggiunsero successivamente Vertemate Franchi e Ferdinando Marescalchi, ma nei mesi che precedettero l’ingresso delle armate austro-russe sul suolo lombardo dovette subire le conseguenze di altri due colpi di stato promossi, rispettivamente, dagli ambasciatori francesi Fouché e Rivaud.


Il potere legislativo

Secondo quanto disposto dalla costituzione pubblicata l’8 luglio 1797, il potere legislativo della repubblica cisalpina veniva attribuito a un corpo composto da due consigli, che dovevano avere sede nello stesso comune (art. 58): il consiglio dei seniori, formato da quaranta e al più fino a sessanta membri, e il gran consiglio, di ottanta e al più fino a centoventi membri (art. 44).

I componenti dei due consigli, la cui attività era incompatibile con l’esercizio di altri incarichi o funzioni pubbliche (art. 47), erano nominati dalle assemblee elettorali di ciascun dipartimento in ragione della popolazione del dipartimento stesso (art. 49) e dovevano essere rinnovati per un terzo ogni anno (art. 53).

In attesa della nomina dei membri del corpo legislativo e del loro insediamento, la legge 9 luglio 1797 d’esecuzione dell’atto costituzionale ne affidò provvisoriamente le funzioni a quattro comitati consulenti: il comitato di costituzione, il comitato di giurisprudenza, il comitato di finanza e il comitato militare.

La nomina dei componenti i due consigli venne effettuata per la prima volta dal generale Bonaparte il 9 novembre 1797, su liste predisposte dai comitati riuniti, mentre l’insediamento ebbe luogo il 21 novembre: quello del gran consiglio nei locali del palazzo di governo in Porta Orientale a Milano, mentre il consiglio dei seniori si insediò nel locale di San Damiano alla Scala. Il giorno successivo i due consigli iniziarono le sessioni e il 23 novembre fu annunciata la loro definitiva costituzione.

In seguito alla riunione alla repubblica cisalpina dei territori di Bologna, Ferrara, Emilia, Mantova, Brescia, Valtellina, Chiavenna e Bormio una legge promulgata il 3 novembre portò il numero dei rappresentanti del corpo legislativo a duecentoquaranta (centosessanta quelli del gran consiglio e ottanta del consiglio dei seniori) e provvide ad assegnare la quota spettante a ciascun dipartimento: dodici al dipartimento dell’Adda, sei a quello della Alpi Apuane, sei all’Alta Padusa, quindici all’Alto Po, dodici al Basso Po, nove al Benaco, dodici al Crostolo, dodici al Lamone, dodici al Lario, quindici al Mella, nove al Mincio, dodici alla Montagna, quindici all’Olona, quindici al Panaro, quindici al Reno, dodici al Rubicone, quindici al Serio, dodici al Ticino, dodici all’Adda e Oglio e dodici al Verbano.


Riforme negli organi legislativi

Parzialmente epurato a metà del mese di aprile del 1798 per ordine del governo francese, il corpo legislativo venne riorganizzato dall’ambasciatore transalpino Trouvé, che il giorno 1 settembre fece approvare una nuova carta costituzionale e alcune leggi organiche, tra cui una relativa all’organizzazione dei consigli legislativi.

Deplorato per le frequenti divisioni insorte con il direttorio, per la lentezza nelle decisioni e per lo sproporzionato numero dei membri in rapporto alla popolazione della repubblica, il corpo legislativo venne allora indebolito nei poteri e dimezzato nell’organico: al gran consiglio, divenuto consiglio degli juniori, furono riconosciuti ottanta membri, mentre il consiglio dei seniori, mutata la denominazione in consiglio degli anziani, risultò composto di quaranta membri elettivi e dagli ex direttori dei quattro anni precedenti che in tale intervallo non avessero accettato altra funzione pubblica.

Trouvè, in tale occasione, provvide a fornire la lista dei membri dei due consigli, la cui durata in carica venne fissata in sei anni per quelli elettivi e in quattro per gli altri; ogni due anni i consiglieri dovevano essere rimpiazzati per un terzo da nuovi componenti eletti dalle assemblee elettorali, secondo quote assegnate ai dipartimenti in ragione della loro popolazione.

Il 19 ottobre 1798 le fila dei consigli legislativi furono tuttavia nuovamente scompaginate, questa volta dal capo dell’armata d’Italia Brune, il quale dispose la destituzione e il rimpiazzo di alcuni consiglieri e di alcuni membri del direttorio esecutivo, con un atto che venne però dichiarato nullo dal direttorio esecutivo della repubblica francese, con decreti del 25 ottobre e del 7 novembre.

La lista dei membri del consiglio degli juniori e del consiglio degli anziani usciti da queste vicende fu pubblicata il 14 dicembre. Circa quattro mesi più tardi, a causa del sopraggiungere delle armate austro- russe, il consiglio legislativo annunciò il suo allontanamento da Milano, delegando il governo dei vari dipartimentali cisalpini alle rispettive amministrazioni centrali.


Organizzazione territoriale

Il 17 ottobre 1797, con la firma della pace di Campoformio, la repubblica cisalpina venne ufficialmente riconosciuta come potenza indipendente dall’Austria, che in quell’occasione ricevette da Bonaparte Venezia e la terraferma veneta fino alla linea dell’Adige, oltre ai territori dell’Istria, della Dalmazia e delle Bocche di Cattaro.

Nel frattempo, il 27 luglio, erano stati riuniti alla cisalpina i territori di Bologna, Ferrara e della Romagna, mentre con un decreto del 22 ottobre 1797 furono aggregate la Valtellina, Chiavenna e Bormio e, pochi giorni più tardi, la città e la provincia di Brescia.

Più in dettaglio, i territori che insieme all’ex Lombardia Austriaca componevano la repubblica cisalpina erano gli stati dell’ex duca di Modena, le tre già legazioni pontificie di Bologna, Ferrara, Romagna, le province ex venete di Bergamo, Brescia, Crema e parte del Veronese, la città di Mantova con il suo territorio, l’ex ducato di Massa e Carrara e tutti li feudi imperiali compresi fra la Toscana, la cisalpina, la repubblica di Genova e il ducato di Parma, il feudo di Campione, quello di Maccagno imperiale, la Valtellina e gli ex contadi di Chiavenna e Bormio.

Di conseguenza, il numero dei dipartimenti nei quali era ripartita la repubblica si accrebbe dagli undici originari ai venti previsti dalla legge sul riparto territoriale del 3 novembre 1797, ovvero: Adda (con capoluogo Lodi e Crema alternativamente), Adda e Oglio (Sondrio, dal 26 novembre), Alpi Apuane (Massa Carrara), Alto Po (Cremona), Basso Po (Ferrara), Benaco (Desenzano), Crostolo (Reggio Emilia), Lamone (Faenza), Lario (Como), Mella (Brescia), Mincio (Mantova), Montagna (Lecco), Olona (Milano), Panaro (Modena), Reno (Bologna), Rubicone (Rimini), Serio (Bergamo), Ticino (Pavia), Verbano (Varese).

A distanza di pochi giorni venne promulgata la legge per la confinazione dipartimentale, mentre quelle di riparto dei singoli dipartimenti furono emanate solo durante la successiva primavera. Il dipartimento del Rubicone, inoltre, fu ampliato con l’aggregazione della provincia di Pesaro e del Montefeltro.


La riforma costituzionale del 1798

L’organizzazione territoriale stabilita con il testo legislativo del 3 novembre 1797 e con le successive leggi di compartimentazione dipartimentale ebbe breve durata. La riforma costituzionale imposta dall’ambasciatore della repubblica francese presso la cisalpina e attuata il giorno 1 settembre 1798, oltre a disporre il rafforzamento dell’esecutivo e il dimezzamento del numero dei componenti del corpo legislativo – suddiviso ora in un consiglio degli juniori, formato da ottanta membri, e in un consiglio degli anziani, di quaranta membri – prevedeva l’accorpamento dei dipartimenti esistenti, che, per motivi di economia, furono ridotti da venti a undici: Adda e Oglio (con capoluogo Morbegno), Alto Po (Cremona), Basso Po (Ferrara), Crostolo (Reggio Emilia), Mella (Brescia), Mincio (Mantova), Olona, (Milano), Panaro (Modena), Reno (Bologna), Rubicone (Forlì), Serio (Bergamo). I rispettivi confini vennero definiti quello stesso giorno con un’apposita legge, mentre la ripartizione in distretti e comuni fu operata durante l’autunno.


La crisi del 1799

Il 10 aprile 1799, per far fronte alla difficile situazione venutasi a creare a seguito dell’offensiva militare austro-russa, il direttorio esecutivo venne

autorizzato a prevalersi di tutti i mezzi straordinari
politici, economici e militari che crederà necessari ad assicurare la
tranquillità e la conservazione della Repubblica.

Valendosi di questa autorità straordinaria, che doveva cessare dopo tre decadi, ove non gli fosse stata “espressamente confermata da un atto legislativo”, il direttorio provvide a nominare un comitato militare, un comitato di finanza e un comitato di salute pubblica.

Pochi giorni più tardi, i rappresentanti del potere esecutivo e quelli del potere legislativo furono costretti a lasciare Milano, il cui governo rimase affidato all’amministrazione centrale dipartimentale d’Olona.


Il territorio durante l'occupazione militare del 1799-1800

Gli organi di governo e la ripartizione territoriale della repubblica cisalpina stabiliti nel settembre del 1798 furono soppressi con la conquista da parte delle armate austro-russe, entrate in Milano il 28 aprile 1799.

Da allora e sino alla fine di maggio del 1800 il territorio lombardo rimase soggetto agli austriaci, a eccezione di Mantova, arresasi il 28 luglio 1799 e tornata a far parte della cisalpina solo dopo la pace di Lunéville, nel febbraio 1801.

Il ricostituito dominio absburgico comprendeva il territorio dell’ex Lombardia Austriaca – formata dalle province di Milano, Casalmaggiore, Como, Cremona, Lodi e Pavia – le città e le province già venete di Bergamo, Brescia e Crema, il Mantovano, al quale era stata accorpata una porzione di suolo veronese situata al di là dell’Adige, la Valtellina con gli ex contadi di Chiavenna e Bormio.

Il territorio venne allora suddiviso circoscrizioni denominate province, la cui amministrazione fu affidata ad altrettante congregazioni delegate sottoposte al governo centrale insediato a Milano sotto la guida di un commissario imperiale, che prendeva ordini direttamente da Vienna.


Riorganizzazione della repubblica nel 1800

Dopo tredici mesi di occupazione austriaca, tra la fine di maggio e il giugno del 1800 l’armata francese riconquistò gran parte dei territori cisalpini. La riorganizzazione della repubblica, la compilazione delle sue leggi e dei regolamenti dei diversi rami della pubblica amministrazione furono allora affidati dal primo console della repubblica francese a una consulta di cinquanta membri, presieduta da un ministro straordinario del governo francese, incaricato di fatto di controllare e dirigere la vita del nuovo stato.

Al contempo il potere esecutivo venne rimesso a una commissione straordinaria formata da nove componenti, per essere poi concentrato, il successivo 20 settembre, in un più ristretto comitato governativo di tre soli membri. Pochi giorni più tardi a capo dei diversi rami dell’amministrazione pubblica vennero insediati quattro ispettori generali, ai quali furono allora attribuite le facoltà che già competevano ai ministri della repubblica cisalpina.

L’esecutivo cisalpino rimase in carica fino al febbraio del 1802, quando fu insediato in Milano il governo costituzionale della neo-proclamata repubblica italiana.


La consulta legislativa

Dopo la riconquista dei territori lombardi da parte dell’esercito francese, il 17 giugno 1800 il primo console della repubblica francese Bonaparte decretò la formazione in Milano di una consulta di cinquanta membri incaricata di preparare l’organizzazione della repubblica e di compilare le leggi e i regolamenti relativi ai differenti rami della pubblica amministrazione. La consulta fu presieduta dal ministro straordinario della repubblica francese, il generale Claude-Louis Petiet.

I membri della consulta furono nominati con decreto del primo console il 24 giugno 1800. Tra essi, in prevalenza moderati, figuravano gli ex direttori Marescalchi, Luosi, Testi, Lamberti, Brunetti e Moscati, quest’ultimo ancora prigioniero degli austriaci, e membri dei consigli legislativi; vi erano inoltre l’arciprete del duomo di Milano Carlo Opizzoni e il vescovo di Pavia.

La consulta venne insediata il 3 luglio 1800 e due giorni più tardi ebbe inizio la sua attività, con l’approvazione di un testo legislativo che dichiarava nulle tutte le leggi, gli editti e le altre disposizioni emanate durante l’occupazione austro-russa, mentre richiamava in vigore le leggi della repubblica cisalpina, fatta eccezione per quelle relative a culto e finanze.

L’attività legislativa della consulta ebbe termine di fatto sul finire del mese di novembre del 1801, poco dopo l’approvazione della legge con cui venne disposta la convocazione nella città di Lione di una consulta straordinaria per votare il nuovo testo costituzionale. Della consulta straordinaria erano chiamati a far parte anche i membri della consulta ancora in carica, fatta eccezione per Longhi e Fontana, a causa dell’età avanzata, e di Crespi, “per poca salute”.


La commissione straordinaria di governo

Il 17 giugno 1800, il primo console di Francia Bonaparte dispose che il governo della repubblica cisalpina fosse provvisoriamente affidato a una commissione straordinaria formata da nove membri, che riuniva tutti i poteri della repubblica eccettuato il potere giudiziario e il potere legislativo.

Alla commissione, secondo quanto previsto dal decreto istitutivo, spettava innanzitutto la proposta delle leggi e dei regolamenti alla neo-istituita consulta legislativa e la registrazione e pubblicazione degli stessi una volta approvati; aveva inoltre facoltà di conservare o rimpiazzare i giudici dei tribunali e, in ciascun dipartimento, doveva nominare un commissario, il quale, incaricato

di tutte le particolarità dell’amministrazione” aveva “sotto i suoi ordini tutti gli agenti municipali e tutti i funzionari civili del suo circondario.

Delle relazioni tra la commissione straordinaria e le autorità transalpine venne allora incaricato un ministro straordinario del governo francese, cui spettava anche presiedere le sedute della consulta legislativa.

I membri della commissione straordinaria furono scelti personalmente da Bonaparte il 22 giugno e due giorni dopo vennero insediati dal ministro straordinario di stato Petiet e dal generale in capo della Lombardia Vignolle. Si trattava dei cittadini Antonio Aldini, Raffaele Arauco, Cesare Bargnani, Ambrogio Birago, Giovanni Paradisi, Sigismondo Ruga, Giovanni Battista Sommariva, Francesco Aimi Visconti e Francesco Melzi, il quale però rinunciò all’incarico. Neppure tre mesi più tardi, per volontà di Bonaparte, tutte le funzioni attribuite alla commissione straordinaria di governo vennero concentrate in un più ristretto comitato di governo, formato da tre componenti: Sommariva, Ruga e Visconti.

Il 12 novembre del 1801 i membri della commissione straordinaria di governo Aldini, Arauco, Bargnani, Birago, Paradisi e Melzi vennero chiamati a prendere parte alla consulta straordinaria convocata a Lione per votare la nuova carta costituzionale della repubblica.


Il comitato di governo

Il 24 settembre 1800 il comitato di governo comunicò al commissario governativo presso l’amministrazione dipartimentale d’Olona che, per volontà del primo console della repubblica francese, tutte le funzioni fino allora attribuite alla commissione straordinaria di governo erano state concentrate nel detto comitato, composto di tre soli membri: Giovan Battista Sommariva, Sigismondo Ruga e Francesco Aimi Visconti.

Secondo le intenzioni di Bonaparte, il nuovo organo esecutivo della repubblica cisalpina doveva essere in grado di garantire maggiore efficienza nello svolgimento delle funzioni di governo rispetto a quanto non avesse fatto in precedenza la commissione straordinaria, la cui azione era stata rallentata dai contrasti esistenti tra i nove membri. Tale considerazione fu confermata dallo stesso ministro straordinario della repubblica francese presso la cisalpina, Claude-Louis Petiet.

L’attività del comitato, stando agli atti editi, ebbe inizio il 20 settembre 1800. Alcuni giorni più tardi, il comitato dispose la nomina di quattro ispettori generali, con le attribuzioni che già erano state di competenza dei ministri, dei quali assunsero in seguito anche la denominazione.

Al vertice del dipartimento della guerra venne designato Giovan Battista Bianchi d’Adda, a quello degli affari interni e relazioni estere Francesco Pancaldi, Ambrogio Soldini fu invece nominato ispettore generale del dipartimento delle finanze, mentre a Smancini venne attribuito quello della polizia e giustizia.

Gravata soprattutto dalle questioni finanziarie, l’opera del comitato di governo proseguì con intensità lungo l’intero arco della sua esistenza, che si chiuse con l’installazione del nuovo governo costituzionale designato durante i comizi di Lione del gennaio 1802.


L'assetto territoriale definitivo della repubblica

Nell’ottobre del 1800 il territorio della repubblica cisalpina venne ampliato con l’aggregazione a occidente della zona compresa tra i fiumi Sesia e Ticino (Novara, Vigevano e Lomellina), che costituì poi il dipartimento dell’Agogna. Alcuni territori del Veronese e del Polesine di Rovigo, poi attribuiti in parte al dipartimento del Mincio e in parte a quello del Basso Po, pervennero invece in seguito alla firma del trattato di pace di Lunéville (9 febbraio 1801).

In tale occasione venne inoltre richiamato in vigore l’articolo 12 del trattato di Campoformio, secondo il quale l’imperatore riconosceva l’indipendenza della repubblica cisalpina, che risultava comprendere “l’ex-Lombardia austriaca, il Bergamasco, il Bresciano, il Cremasco, la città e fortezza di Mantova, il Mantovano, Peschiera, la parte degli Stati ex-veneti all’ovest e al sud della linea indicata nell’art. 6, per la frontiera degli stati di S.M. l’imperatore in Italia, il Modenese, il Principato di Massa e Carrara e le tre Legazioni di Bologna, Ferrara e Romagna”.

Il comparto territoriale definitivo della repubblica venne stabilito con legge del 13 maggio 1801, che ne suddivideva il territorio in dodici dipartimenti: Agogna (con capoluogo Novara), Lario (Como), Olona (Milano), Serio (Bergamo), Mella (Brescia), Alto Po (Cremona), Mincio (Mantova), Crostolo (Reggio Emilia), Panaro (Modena), Basso Po (Ferrara), Reno (Bologna), Rubicone (Cesena). La popolazione complessiva superava allora i 3.800.000 abitanti.