Crocifisso di Rosate

ambito lombardo

Crocifisso di Rosate

Descrizione

Ambito culturale: ambito lombardo

Cronologia: 1440 - 1460

Tipologia: scultura

Materia e tecnica: legno/ scultura/ pittura/ doratura

Misure: 83 cm x 98 cm

Descrizione: La statua, collocata ad una croce del 1932 in legno di noce rivestito di metallo argentato e dorato, presenta proporzioni anatomiche allungate con grandi mani dalle dita semiflesse e piedi sovrapposti. Il braccio sinistro non fissato al chiodo ma mediante un nastro annodato. Il perizoma, aderente ai fianchi, ha pieghe incurvate.

Notizie storico-critiche: L'opera appartenne per secoli alla chiesa di S. Maria di Rosate dell'omonimo monastero delle clarisse osservanti a Bergamo. In seguito alla soppressione napoleonica del convento nel 1810 il Crocifisso fu collocato all'altare di San Carlo in Duomo e dal 1856, con solenne processione, nella nicchia dell'apposita cappella progettata l'anno precedente dall'architetto Raffaello Dalpino. Nel 1932 fu realizzata una nuova croce in legno di noce rivestito in metallo argentato con angioletti adoranti sul piedistallo, ideata da Luigi Angelini. Il crocifisso, considerato miracoloso, fu sempre oggetto di fervida devozione: anche durante la Seconda Guerra Mondiale fu portato in processione da folle smisurate che impetravano la salvezza di Bergamo. La tradizione narra che tra il 1509 e il 1512 le monache diedero asilo alle donne veneziane perseguitate dai soldati francesi invasori di Bergamo e furono ricompensate con un Crocifisso lasciato nottetempo da ignoti alle porte del monastero. Le monache videro nella statua un dono celeste e la collocarono nel coro della chiesa. Questa storia fu narrata in un manoscritto da suor Emilia Tiraboschi nel 1662 su richiesta di padre Donato Calvi (cfr. Calvi, 1677; Cornaro, Tacchi, 1868). Il fatto che ancor oggi il braccio sinistro del Crocifisso non sia affisso alla croce con un chiodo ma con un fiocco si riallaccia a un'altra tradizione: sembra che una monaca, accusata ingiustamente dalla badessa, pregasse il crocifisso e che la mano si abbassasse per abbracciarla. L'opera caratterizzata dalla capigliatura con capelli veri (o crini di cavallo), secondo un gusto diffuso nella statuaria devozionale del Quattrocento e dell'inizio del Cinquecento per accentuare l'immedesimazione del fedele con le sofferenze del Cristo. La corporatura allungata ed esile del Cristo, le pieghe circolari del perizoma, aderente ai fianchi, i tratti del volto sottili e delicati, evocano i caratteri della scultura tardogotica lombarda intorno al 1450.

Collocazione

Bergamo (BG), Cattedrale di S. Alessandro

Credits

Compilatore: Civai, Alessandra (2014)

Funzionario responsabile: Gigante, Rita

Ultima modifica scheda: 15/06/2015

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