Ville gentilizie della provincia di Monza e Brianza

Brianza è denominazione della quale non si conoscono nè l’origine, nè il significato, né i limiti, sebbene i più la conterminino fra il Lambro, l’Adda, i monti della Valsassina, e le ultime ondulazioni delle prealpi che muojono a Usmate. Più specialmente sarebbe arrogato quel nome alla successione di colline, che presso Agliate staccandosi dal Lambro e variamente serpeggiando, si elevano verso levante, poi a Monticello piegando alquanto a settentrione, più ripide ergendosi fin a Sirtori,ove volgono a meriggio, e dopo breve tratto si dividono in tre rami: due camminano paralleli verso il sud, e sul più orientale, che domina la valle Bernaga; l’occidentale s’imbosca, finchè graziosamente s’incorona della Montevecchia; il terzo ramo curvasi selvoso a ponente, e al lembo di questo sorge Missaglia.
Così vaga di confini, forma però un complesso, non solo per natura del terreno e del clima, ma anche per gli avvenimenti. E ben meritevole se ne tesse una storia, la quale abbandonasse le avventure generali dell’Italia o della Lombardia, per rappresentarci il vivere proprio di una provincia, di cui i signorotti un tempo, dappoi gli abitanti, aveano interessi comuni, e in comune li regolavano. La rivoluzione, che conculcò e ricordi e simpatie per distribuir popoli e paesi colla bilancia, col trabucco e coll’abachino, attribuì la maggior parte della Brianza a Como, con cui non ha legame nè d’interessi, nè di memorie, nè di simpatie. Ma la Chiesa, costante nelle sue tradizioni, conservò all’Arcivescovo di Milano la giurisdizione su tutto quel paese; ed è distribuito ecclesiasticamente fra le pievi di Vimercato, Missaglia, Brivio e Merate, Olginate, Oggiono, Incino, Cantù, Mariano, Desio, Carate, Agliate, Besana, Casatenuovo, colla popolazione di circa 200 mila anime. Suole aggregarvisi anche alla Vallassina

È con queste parole che Cesare Cantù, grande conoscitore della storia, della cultura e della terra lombarda, inizia il capitolo dedicato alla Brianza inserito nella sua Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, edita a Milano nel 1858.
“Dire che gli Orobj furono i primi abitatori della Brianza, – prosegue Cantù – gli è come dire primi a popolar i monto furono i montanari, giacchè Orobio in greco, quanto Bergamo in tedesco (Berg-heim) dinota abitante de’ monti”.
Da queste sue prime considerazioni appare evidente la diversità del territorio brianteo, caratterizzato dall’andamento pianeggiante dell’area adiacente il capoluogo lombardo e dalle vaste colline della fascia settentrionale, quando la Brianza si connette al territorio lariano e al circondario lecchese. Queste sue caratteristiche hanno condotto i suoi abitanti a compiere scelte formali e architettoniche particolari e precise, producendo insediamenti assai differenti dalle cascine della bassa pianura padana e dalle manifestazioni formali della cultura agricola della fascia meridionale di Milano.

La Brianza, i cui confini sono apparsi mutevoli a seconda del periodo storico e delle differenti interpretazioni che ne venivano fornite dagli studiosi e dai letterati, con il passare dei secoli ha mutato profondamente il suo assetto territoriale, generando molteplici modalità abitative che vi si sono susseguite e stratificate. Un attento visitatore, ad esempio, può rintracciare le testimonianze agricole degli insediamenti di epoca romana, le strutture rurali altomedievali connesse ai grandi insediamenti monastici, gli incastellamenti e le fortificazioni dei primi secoli del secondo millennio, le ville signorili e di delizia che si diffusero a partire dal XVI secolo, fino a giungere alle manifestazioni insediative otto-novecentesche connesse all’industrializzazione italiana e ai fenomeni del consumo del territorio verificatisi a partire dalla seconda metà del XX secolo. Parafrasando ciò che affermava Vittorio Ingegnoli per il territorio lombardo, si può asserire che l’origine del paesaggio della Brianza possa essere fatta risalire al periodo preromano, poiché a quest’epoca si riferiscono i segni di percorsi strutturati e di una presenza organizzata di comunità umane, con il conseguente impiego specifico delle risorse del luogo, che trovano significative testimonianze in importanti ritrovamenti archeologici. Tuttavia tra i principali elementi unitari e distintivi del suo territorio vi sono le Ville di delizia della nobiltà lombarda, che sembra trovare in questo modello abitativo l’autolegittimazione aristocratica e politica e l’occasione di mostrare il proprio potere amministrativo ed economico.
Divenute nei secoli passati centri di sviluppo economico e luoghi di progresso e scambio culturale, l’architettura delle ville e l’arte che esse custodiscono possono essere oggi analizzate in maniera multidisciplinare, divenendo occasione di specifici itinerari per turisti non distratti, che desiderino fare esperienza di Beni Culturali che coniughino in un solo elemento arte, architettura e paesaggio.

Testi itinerario: Ferdinando Zanzottera

Testo pubblicato il 20/06/2012