Palazzo Arese Borromeo - complesso

Cesano Maderno (MB)

Indirizzo: Piazza Vittorio Veneto (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Cesano Maderno (MB)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: palazzo

Configurazione strutturale: Il palazzo si sviluppa in senso longitudinale ed è articolato in tre blocchi principali, di cui quello centrale, di dimensioni maggiori rispetto agli altri due, è costituito dalla corte d'onore a forma quadrilatera che presenta una struttura compatta e chiusa da quattro corpi di fabbrica. Ai due lati della corte si sviluppano simmetricamente le zone dei rustici: la zona di sinistra, ovvero quella situata nell'ala Nord del complesso, costituita da una serie di cortiletti minori, mentre quella di destra, situata a Sud, è caratterizzata da un unico cortile, detto "cortile delle scuderie". Il palazzo si estende poi sul suo lato sinistro, ovvero nell'ala Nord-Ovest, con un corpo che ospita l'oratorio privato della famiglia e con un'ulteriore serie di corpi rustici che cingono il lato Est del parco

Epoca di costruzione: post 1654

Autori: Nuvolone, Giuseppe, primo ciclo di affreschi piano terra / affreschi Sala della giustizia piano nobile; Procaccini, Ercole Il Giovane, primo ciclo di affreschi piano terra / affeschi galleria nord o dei centauri; Ghisolfi, Giovanni, affreschi piano nobile; Doneda, Giovanni Stefano, affresco salone principale primo piano / soffitto salone piano terra

Comprende

Descrizione

Le vicende del palazzo

Il palazzo costituisce un caso esemplare del destino che ha caratterizzato le residenze di campagna segnanti il paesaggio a nord di Milano: da dimora isolata e tranquilla, edificata ai margini del vecchio borgo medioevale di Cesano, è oggi inserito in un contesto sub-urbano, sviluppatosi in epoca di sviluppo industriale. Ancora adesso però, seppur trovandosi suo malgrado in un innaturale contesto, il palazzo rivela la sua austerità e potenza, erigendosi imponente con stile e raffinatezza.
Il grandioso complesso architettonico, mirabile esempio di barocco lombardo, in cui l'eleganza delle forme esterne si fonde armoniosamente con lo sfarzo e la maestosità degli ambienti interni, presenta una struttura unitaria e compatta, chiusa attorno ad una corte quadrilatera.
Dalla piazza si accede attraverso l'esedra, elegante teatro che funge da proscenio scenografico della dimora seicentesca, nonché quello di degno collegamento architettonico tra il palazzo e il lungo rettilineo che taglia il borgo di Cesano.
Oltre l'esedra si impone maestosa la facciata principale, rigorosa nelle forme e nella linea, caratterizzata da un'estrema semplicità, che non lascia spazio ad alcuna ricerca decorativa e cela tacitamente la ricchezza degli interni: a piano terra vi sono soffitti a volta, con cornici a stucco e medaglioni affrescati a tema mitologico, tra cui "L'apparizione del carro solare dell'Aurora", eseguito da Giovanni Stefano Doneda detto il Montalto. Al piano nobile sono i più solenni decori ad opera di artisti del più alto classicismo milanese, il cui programma iconografico celebra il potere, la sapienza e l'ingegno del casato, e l'ambiente più grandioso è senza dubbio il Salone d'onore, detto dei "Fasti Romani", in cui si ritrovano scene affrescate da Ercole Procaccini il Giovane, il Montalto e Giovanni Ghisolfi.
Entrando nel complesso attraverso il portale principale si giunge nella corte d'onore, ampio spazio di forma quadrata porticato su due lati; da qui l'occhio del visitatore è rapito dalla loggia alla genovese, che si eleva delicata e leggera, con archi a tre fornici impostati su sottili colonne doriche, filtranti la luce e i colori dell'incantevole scena che si prelude alle spalle: la vista si apre a mozzafiato sul parco, esemplare e scenografico giardino all'italiana che si estende per quasi un chilometro. L'asse prospettico che dall'esedra giunge al parco attraversando il cuore del palazzo, termina con il Portale del Serraglio, monumentale porta di collegamento con l'asse principale di Cesano, oggi stretta fra la viabilità e le costruzioni di recente realizzazione.

Il periodo barocco

Diversamente dalla maggior parte delle "ville di delizia" lombarde erette originariamente con caratteristiche spiccatamente extraurbane (spesso stravolte più tardi dagli sviluppi urbanistici), il palazzo di Cesano è stato fin dai suoi inizi concepito in rapporto dialettico con lo spazio civico del borgo, al quale è collegato dall'ampia struttura ad emiciclo dell'esedra o "teatro". La facciata verso l'abitato, contraddistinta da un partito architettonico di grande semplicità, "è un tipico esempio della capacità edilizia lombarda di far coesistere magniloquenza e sottotono, desiderio di novità e capacità (un po' ideologica, un po' in clima d'economia) di riuso delle preesistenze", fra cui va segnalata, a coronamento dell'ala meridionale, la torre medievale rimodellata sobriamente in forme barocche; attraverso il portale maggiore si accede all'ingresso a doppio portico che introduce al cortile d'onore, qualificato sulla facciata interna a est dalla presenza della monumentale loggia di ispirazione genovese, affacciata sul giardino.
Francesco Castelli e Gerolamo Quadrio, sono i candidati più probabili per la definizione del volto attuale del complesso. Se ai legami del Castelli col mondo genovese e al suo aggiornamento sulla cultura architettonica romana rimanda l'invenzione della loggia, insolita in ambito lombardo, l'impianto della cappella pubblica, in cui l'aula a ottagono irregolare si prolunga in un presbiterio quadrato, il tutto iscritto entro un rettangolo, rielabora soluzioni richiniane con il linguaggio moderatamente barocco caratteristico di Gerolamo Quadrio.
Oltre ai grandi maestri della pittura barocca contro-riformistica, si aggiunge a Cesano Maderno l'intervento massiccio di Giovanni Ghisolfi, responsabile, con la sua bottega, delle quadrature, delle rovine, dei paesaggi e delle "boscarecce". Nell'elaborata sequenza di temi storici, mitologici, religiosi e allegorici che si susseguono nelle diverse ali del palazzo.
L'ambiente più prestigioso è il Salone d'onore al piano nobile, posto "in corrispondenza dell'asse palaziale, dell'ingresso monumentale e del balcone maggiore". Qui, nell'affresco di Ercole Procaccini il giovane, da un lato, viene evocata la fondazione del palazzo di Cesano, cui allude l'edificio in secondo piano in fase di costruzione, avvolto dalle impalcature dei ponteggi (con un vezzo analogo nel Duomo di Monza il pittore, sullo sfondo del Ritorno di Davide, aveva dipinto nel 1663 una moderna veduta urbana con la torre dell'Arengario e la facciata del Duomo).
Appartiene ancora alla fase seicentesa il ninfeo, una serie di ambienti rivestiti sui pavimenti, sulle pareti e sulle volte da mosaici di ciottoli bianchi e neri, in cui era anticamente ospitata una raccolta (dispersa), di sculture antiche e moderne, mentre ancora sopravvivono, pur ammalorati, gli affreschi di Giuseppe Nuvolone e di Stefano Montalto con il fratello Giuseppe. "Punto di sutura fra la cultura del palazzo e la naturalità del giardino" (Spiriti, in Palazzo Arese Borromeo..., 1999), il ninfeo si ispira ai grandi precedenti fiorentini e romani (Boboli, Frascati) anche se il modello di riferimento più diretto, in virtù dei legami parentali dell'Arese e della vicinanza geografica, va individuato nel ninfeo di Lainate ideato sullo scorcio del Cinquecento dal suo congiunto Pirro Visconti Borromeo (vedi scheda). Del giardino, inizialmente progettato da Francesco Castelli, arricchito da giochi d'acqua attraverso la roggia borromea, completata nel 1690, il catasto di Carlo VI del 1722 fornisce l'immagine attendibile di un impianto geometrico scandito da otto aiuole simmetricamente disposte intorno ad un viale centrale, assetto che verrà animato da Carlo VI Borromeo Arese (1657-1734) con l'inserimento di statue, in parte seicentesche, in parte nuove, e di una fontana a gradoni con un antistante bacino, portato a termine dal figlio Renato III (1710-1778). Trasformato nell'Ottocento in giardino romantico all'inglese, fu restaurato nel '900.

Notizie storiche

Le vicende del palazzo

L'edificio sorge per volontà di Bartolomeo III Arese nell'anno 1654, e la sua evoluzione è caratterizzata da numerose vicende costruttive realizzate con armoniosa coerenza e rispetto delle preesistenze, giungendo fino a noi poco difforme dalle sue vesti originarie. L'anno 1654 è il punto di partenza "reale o simbolico, del grande ed unitario progetto che muterà nel profondo la morfologia del borgo di Cesano e che renderà palazzo Arese Borromeo esempio unico di dimora residenziale del XVII secolo". (Gatti Perer, 1999)
L'edificazione ha inizio come residenza di dimensioni contenute, sorta sulle tracce di una delle torri difensive di Cesano, le cui mura sono visibili ancora oggi. Con l'accrescersi dell'importanza della famiglia Arese, la configurazione della fabbrica comincia a risultare inadeguata per l'illustre casato, tanto da avviare una serie di interventi, capaci di mantenere integra la fisionomia e la consistenza, forse grazie alla permanenza della stessa famiglia per oltre tre secoli.
Dopo la morte di Bartolomeo il palazzo passa in eredità alla figlia Giulia, le cui nozze con il conte Renato Borromeo danno origine alla famiglia Borromeo Arese, a cui oggi deve il nome. Da allora inizia una nuova era, che trova nel casato dei Borromeo più di un degno continuatore dell'opera di ingrandimento e abbellimento.
E' a Carlo IV Borromeo Arese che si deve riconoscere la prima serie di interventi atti ad adattare il palazzo al gusto settecentesco. La trasformazione "alla moderna", ovvero in chiave rococò, di alcuni degli ambienti del piano nobile è opera del nipote Renato III, redattore anche dell'Inventario Baselino del 1762, che ci restituisce una preziosa descrizione degli ambienti e dei decori.
Il palazzo vive giorni di gloria fino all'occupazione austriaca: trasformato in caserma, patisce, dopo il conflitto, anni di incuria e abbandono. Torna alla famiglia solo alla fine del XIX sec., ma la sua sorte sembra ormai segnata e dopo un esile tentativo di ripristino da parte del conte Guidi, viene definitivamente abbandonato.
La villa, disabitata, è stata per anni oggetto di furti e vandalismi che la segnarono nel profondo. Solo dopo l'acquisto da parte dell'Amministrazione Comunale il palazzo risorge a nuova vita, offrendosi al pubblico e concedendo spazi all'Università San Raffaele, riuscendo in un progetto di gestione mista che qui a Cesano sembra aver trovato un perfetto equilibrio attuativo.

Il periodo barocco

Riedificato nelle attuali forme monumentali su preesistenze castellane medievali da Bartolomeo III Arese fra il 1654 e il 1660, anno di consacrazione della cappella pubblica dedicata ai Santi Angeli Custodi e a Sant'Antonio da Padova, con un prolungamento dei lavori architettonici almeno fino al 1663, il palazzo custodisce al suo interno importanti cicli di affreschi seicenteschi. Va invece lamentata la perdita della quadreria, in parte trasferita con il passaggio di proprietà del complesso all'Amministrazione comunale nel 1987 nelle collezioni Borromeo all'Isola Bella.
Discendente da una casata di funzionari e giuristi a partire dal XIV secolo al servizio dei Visconti, quindi degli Sforza, passata con Bartolomeo II (1508- 1562) al servizio della monarchia spagnola, Bartolomeo III Arese (1610- 1674) era figlio di Giulio I (1572-1627), presidente del Senato nel 1619, e nipote del teatino Paolo Arese (al secolo Cesare, 1574-1644), rinomato predicatore e scrittore di emblematica, autore delle Imprese sacre, dal 1620 vescovo di Tortona. Sposo nel 1634 di Lucrezia Omodei, vedova di Cesare Visconti Borromeo, Bartolomeo III Arese, presidente del Senato dal 1660 fino alla morte, fu un personaggio chiave nel contesto politico e amministrativo della Milano spagnola del pieno Seicento.
Al piano terra, la decorazione settecentesca a monocromo rosa e azzurro, con preziosi inserti dorati, dovrebbe risalire al 1743, anno delle nozze di Renato III Borromeo con Marianna Odescalchi, che diedero l'occasione per una parziale ristilizzazione degli interni secondo il gusto rococò.

Uso attuale: parte del piano nobile: università; piano terra: associazione Amici del Palazzo; piano terra: spazio espositivo/mostre

Uso storico: intero edificio: abitazione

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Accessibilità: Come arrivare

In auto da Milano: Strada statale dei Giovi, uscita Cesano Maderno
Ferrovia: da M1/M2 Cadorna linea FNM Camnago Lentate (www.lenord.it), fermata Cesano Maderno.
Info Utili
orario: Visite guidate: dom 10.30 15.30 16.00 16.30. Aperto dalla prima domenica di marzo all'ultima domenica di ottobre.
chiuso il: Mese di agosto, Pasqua, lunedì dell'Angelo.
prenotazione obbligatoria 0362 528241
Ferrovia
Da M1/M2 Cadorna linea FNM Camnago Lentate (www.lenord.it), fermata Cesano Maderno.
Note
Nella Villa ha sede la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele.

Riferimenti bibliografici

Bossaglia R., Storia di Monza e della Brianza, L' arte dal Manierismo al primo Novecento, Milano 1971, v. V p. 68

Bagatti Valsecchi P.F./ Cito Filomarino A.M./ Süss F., Ville della Brianza. Lombardia 6, Milano 1978, tomo I pp. 49-67

Spiriti A., Palazzo Borromeo Arese, Milano 2000

Gatti Perer M.L., Il Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno, Milano 1999

Mauri M./ Ronzoni D.F., Ville della Brianza, Missaglia 2003, v. I

Cazzani A./ Giambruno M.C., Censimento delle architetture vegetali di interesse storico. Parco Regionale delle Groane, Milano 1998

Azzi Visentini M./ Cassanelli R./ Langè S./ Malovini C., Ville di delizia nella provincia di Milano, Milano 2003, pp. 106-116

Fonti e Documenti

ASMi, cart. 3050 , fg. 7, Catasto Teresiano

ASMi, cart. 2518 , fg 8 Catasto Lombardi Veneto

ASMi, cart. 150, fogl.8, Nuovo Catasto Terreni

scheda di valutazione

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Garnerone, Daniele (1994)

Compilazione testi: Coppa, Simonetta; D'Ascola, Simona; De Francesco, Anna

Responsabile scientifico testi: Simonetta, Coppa; Susani Elisabetta

Fotografie: Garnerone, Daniele; Giambelli, Luciano

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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