La collezione di netsuke Lanfranchi del Museo Poldi Pezzoli

I netsuke sono piccole sculture tipiche giapponesi, caratterizzate da elevata qualità artistica.
Sono realizzati in avorio o legno ma a volte in osso, corno – anche di rinoceronte –, lacca, porcellana e metalli.

Shusei, Pescatore, metà sec. XIX

Shusei, Pescatore, metà sec. XIX
Statuetta, in avorio alta 30 cm, raffigurante un pescatore in piedi su una lingua di rocce su cui è posata la rete da pesca. Di elevatissima qualità scultorea si può datare alla metà del XIX secolo, durante il regno dell’imperatore Meiji (1868-1912). Il personaggio ha una borsa, appesa alla cintura, con netsuke.

L’inizio della diffusione dei netsuke in Giappone risale al XVII secolo insieme a contenitori di tabacco da fumo, monete, medicine, profumi che venivano legati alla cintura, sebbene le loro origini vadano individuate in Cina in epoche anteriori – come strumento per legare alla cintura il proprio sigillo personale –.
Gli abiti tradizionali giapponesi (kimono) non sono infatti dotati di tasche; era per ciò in uso di appendere alla cintura di seta (obi) dei contenitori (inro) legati con un cordoncino (himo) stretto da un anello (ojime) e sostenuto appunto, per evitare che scivolasse via, da un fermaglio, chiamato netsuke.

Leone buddista (shishi), sec. XVIII

Leone buddista (shishi), sec. XVIII
La sua antichità è testimoniata dall’intaglio secco e vivace e dalla scelta del basamento triangolare che richiama i sigilli. La scelta dell’animale fantastico rimanda al significato apotropaico dei netsuke oggetto a strettissimo contatto con le persona che lo sceglieva e che spesso ne sfregava la superficie.

A partire dalla seconda metà del Settecento, i netsuke si trasformano in sculture tridimensionali figurate, in vere e proprie opere d’arte e, dopo l’adozione in Giappone degli abiti occidentali, persa la loro funzione, i netsuke continuano a essere prodotti come oggetti artistici per il mercato collezionistico.
Con la partecipazione del Giappone alle Esposizioni Universali di Parigi nel 1867 e di Vienna nel 1873, le arti e i manufatti giapponesi diventano di moda in occidente, e i netsuke iniziano a ricevere grande attenzione e interesse anche da parte dei collezionisti europei e americani.

Olandese con bambino in braccio, sec. XVIII

Olandese con bambino in braccio, sec. XVIII
L’abbigliamento e i caratteri fisiognomici occidentali testimoniano la travagliata presenza in Giappone degli europei iniziata, verso la metà del XVI secolo, con l’arrivo dei portoghesi, degli spagnoli e degli olandesi. Il governo giapponese si dimostrò tollerante con gli stranieri per alcuni decenni, fino a quando, per timore dell’invadenza del cristianesimo, i cristiani furono tutti espulsi. Fu consentito solo agli olandesi protestanti di risiedere presso Nagasaki, per svolgere i propri traffici commerciali.

Pietà, secc. XVI-XVII

Pietà, secc. XVI-XVII
Dotato di fori sul retro che lo trasformano in netsuke. Potrebbe essere stato usato come netsuke solo nei primi decenni del XVII secolo. In seguito le dure leggi contro il cristianesimo, emanate dal governo giapponese, proibirono l’esposizione e il possesso di simboli della religione cattolica.

Gli studi più recenti hanno permesso di risalire alle fonti iconografiche dei soggetti più diffusi, rintracciabili tra le incisioni e in repertori utilizzati dagli stessi artigiani.
Sono raffigurati storie, miti e leggende, divinità della tradizione dell’estremo oriente, animali dello zodiaco, micropaesaggi spesso raccolti all’interno delle valve di un mollusco, aspetti della vita quotidiana del popolo giapponese quali oggetti e attività ludiche.

Immortale taoista con scimmia (sennin), sec. XVIII

Immortale taoista con scimmia (sennin), sec. XVIII
Raffigurato secondo i canoni più usuali della iconografia di derivazione cinese.

Personaggio fantastico (Tenaga), sec XIX

Personaggio fantastico (Tenaga), sec XIX

Divinità dell’estremo oriente (Daruma), sec. XIX

Divinità dell’estremo oriente (Daruma), sec. XIX

Komin, Shojo, metà sec. XIX

Komin, Shojo, metà sec. XIX
Personaggio mascherato del Teatro No: pezzo notevole per la laccatura policroma.

Paesaggio all'interno di una conchiglia, sec. XIX

Paesaggio all’interno di una conchiglia, sec. XIX

Tigre su bambù, secc. XVIII-XIX

Tigre su bambù, secc. XVIII-XIX
Animali dello zodiaco. Gli artisti giapponesi raffiguravano la tigre basandosi prevalentemente su dipinti cinesi o loro copie realizzate in Giappone; in molti casi quindi le immagini dell’animale risultano caricaturali e poco realistiche.

La collezione di netsuke di Giacinto Ubaldo Lanfranchi, legata per testamento al Museo Poldi Pezzoli nel 2005 dalla vedova Maria Taglietti, è composta da oltre 415 oggetti caratterizzati da un’incredibile varietà di temi. La raccolta è stata probabilmente iniziata per affinità di materiali e funzioni d’uso di queste antiche sculture giapponesi con i bottoni in “avorio vegetale” prodotti dalla fabbrica di famiglia. La fabbrica Lanfranchi – fondata nella seconda metà del XIX secolo a Palazzolo sull’Oglio – inizialmente produceva infatti bottoni in corozo (semi di palme dell’America del sud, di colore bianco e molto compatti, detti anche “avorio vegetale”).
Il Lanfranchi si è dedicato per tutta la vita oltre che alla cura dell’azienda di famiglia, ad interessi umanistici e storici, al collezionismo di libri antichi e di antiche carte geografiche, donati poi alla Biblioteca di Palazzolo sull’Oglio.

Cachi, sec. XIX

Cachi, sec. XIX

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Pubblicato: 15 marzo 2011 [Rita Gigante]

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