Gli affreschi della Cappella di Teodolinda

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Ai lati della cappella maggiore del Duomo di Monza  vennero edificate nell’ultimo decennio del XIV secolo due cappelle gemelle a terminazione poligonale.  L’intervento si inseriva nel consapevole disegno di valorizzazione dell’antico edificio promosso dai Visconti, che avevano cercato di accreditare la basilica come sede di incoronazioni imperiali grazie alla presenza della corona ferrea.

La cappella sinistra venne riservata alla memoria della regina fondatrice dell’edificio, Teodelinda. I dipinti delle pareti – uno dei cicli più straordinari del tardogotico italiano, di natura spiccatamente profana – venne realizzato dalla bottega degli Zavattari negli anni 1444-45.

Sull’arcone che immette nella cappella dal transetto è, centrale, San Giovanni Battista su uno sperone di terreno roccioso, che accoglie due cortei di personaggi in preghiera: a sinistra quello delle dame, preceduto dalla regina Teodelinda, a destra quello dei cavalieri, con alla testa i sovrani longobardi.  La regina, secondo la leggenda testimoniata dal cronista trecentesco Bonincontro Morigia, dà origine al nome di Monza (in latino «Modoetia») rispondendo «etiam» («sì») alla domanda della colomba («modo», «ora») circa il luogo più opportuno nel quale fondare la basilica.

Nell’intradosso del medesimo arcone sono le figurazioni di quattro santi militari e di due martiri (Alessandro, Vittore, Giuliano, Maurizio, Giorgio, Sebastiano); sui pilastri sono i dottori della Chiesa. Nelle tre vele verso l’abside della volta, sono figure di santi in trono (Vincenzo, Stefano e Lorenzo), mentre nelle vele laterali sono gli evangelisti intenti a scrivere il vangelo.

Nella vela verso l’ingresso è la raffigurazione del vescovo di Brescia Anastasio tra due anziani prelati.

Teodolinda, particolare. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Teodolinda, particolare. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

La struttura narrativa delle Storie della regina Teodelinda che fastosamente animano le sottostanti pareti è  ripartita in quarantacinque scene, organizzate su cinque registri sovrapposti, con una lettura dall’alto in basso e da sinistra a destra.

Le prime ventuno scene (poco meno del cinquanta per cento) sono dedicate al matrimonio con Autari e alla sua lunga preparazione (la ventiduesima, a conclusione del terzo registro, è la conquista di Reggio Calabria da parte del re, e dunque il controllo politico longobardo su tutta l’Italia peninsulare); il quarto registro affronta la morte di Autari e il nuovo matrimonio con Agilulfo, sino al sogno nel quale si preannuncia la visione della colomba e quindi la fondazione della basilica.

Autari torna in Italia . BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Autari torna in Italia . BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Il quinto registro (quello più vantaggioso per visione diretta) entra nel vivo della costruzione dell’edificio sacro: l’apparizione della colomba, l’avvio della costruzione, la distruzione degli idoli pagani per ricavare gli arredi liturgici, la donazione del tesoro all’arciprete della basilica, la morte di Agilulfo, l’invio di doni da parte di papa Gregorio magno, la morte della regina.

Teodolinda viene confermata regina dei longobardi. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Teodolinda viene confermata regina dei longobardi. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Agilulfo e Teodolinda si incontrano a Lomello. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Agilulfo e Teodolinda si incontrano a Lomello. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Matrimonio tra teodolinda e Agilulfo. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Matrimonio tra teodolinda e Agilulfo. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Ritorno in italia degli ambasciatorui longobardi. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Ritorno in italia degli ambasciatorui longobardi. BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Le ultime quattro scene sulla destra sono singolarmente dedicate alla sfortunata spedizione di Costante II in Italia, fermato dalla profezia di un eremita.
La datazione del ciclo è stata per anni ancorata alla data presente nell’iscrizione dipinta (1444) della scena 32. La recente scoperta di un documento del 10 marzo 1445 consente di avere un’idea più precisa della cronologia, che dovette distendersi su un arco leggermente più ampio di anni, tenuto conto dell’impegno complessivo e delle esigenze della pittura murale (che imponeva una sosta nella stagione invernale).

Il documento è un contratto tra da un lato i canonici del duomo e il fabbriciere e dall’altro tre rappresentanti della famiglia Zavattari (che ci è nota per ben cinque generazioni) Franceschino e il figlio Gregorio, in collaborazione con un altro figlio, Giovanni, e con un ‘famulo’, si impegnano a dipingere la «metà di ciò che resta» da realizzare nella cappella di S. Vincenzo; il completamento era previsto per l’anno successivo 1446. S

Un problema a parte è costituito dal rapporto con la committenza e con le intenzioni (politiche, in particolare) che compaiono in filigrana nei gangli del racconto. Anche se formalmente gli interlocutori della famiglia di pittori sono i canonici del duomo, non si può ignorare lo stretto rapporto con la casa ducale. Il tono accentuatamente profano (ventotto scene su quarantacinque dedicate ai matrimoni della regina) aveva indotto la critica a cogliere un parallelo con le nozze di pochi anni precedenti (1441) tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza; non è comunque da escludere anche un ulteriore parallelismo, la nascita cioè, proprio nel 1444, del figlio maschio (Galeazzo Maria) che assicurava continuità alla dinastia, proprio come Teodelinda era riuscita a garantire ai longobardi con Adaloaldo.

scena 10

Scena 10

scena 26

Scena 26

SCENA 31-32

Scene 31-32

scena 33-34

Scene 33-34

Credits
Testi e immagini – Patrimonio Artistico Italiano. Lombardia Gotica, Jaca Book 2002
Editing per il web Chiara Madia

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Pubblicato: 3 maggio 2016 [cm]

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