Milano e ciclismo eroico: dagli albori al Vigorelli

Agli albori del Novecento i primi grandi corridori lombardi – Ganna, Galetti e Pavesi (i ‘tre moschettieri’) – si sfidavano in gare ciclistiche clandestine organizzate, sullo sterrato di piazza d’armi, da un venditore di cocco fresco conosciuto da tutti come “il Granida”. All’epoca, la capitale mondiale del ciclismo era Parigi, ma Milano stava ritagliandosi uno spazio sempre più importante nel panorama italiano e internazionale. La storia delle sfide ciclistiche milanesi era però già iniziata da quasi tre decenni.

La prima pista di cui si ha notizia venne allestita nei sotterranei di quello che diventerà poi, nel 1901, il teatro Olympia in largo Cairoli: il piccolo anello di appena 125 m tenne a battesimo i primi velocipedisti milanesi.

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Le prime fonti documentarie raccontano di una pista in terra battuta costruita in largo Vivaio, a poche centinaia di metri dall’attuale villa Necchi Campigli, e gestita dal “Veloce Club Milanese”, la più antica e rinomata “unione di velocipedisti italiani”, fondato nel 1870 dai baroni Giuseppe e Fausto Bagatti Valsecchi. La pista fu attiva per oltre due decenni e chiusa nel 1896 a causa di uno sfratto ricevuto dal conte Sola, che preferì vendere il terreno garantendosi un lauto guadagno. Una nuova pista in terra battuta, battezzata “dell’Oriente”, venne realizzata a Porta Volta, divenendo ben presto terreno di allenamento e competizioni del club “Milano Velocipedisti” (15 anni più tardi, sullo stesso terreno di Via Stelvio verrà costruito il primo campo da gioco dell’Unione Sportiva Milanese, terza società calcistica milanese, fondata da Romolo Buni nel 1902).

All’epoca, a cavallo degli anni ‘80 e ‘90 dell’Ottocento, erano attivi a Milano diversi club e associazioni di velocipedisti, tra i quali possiamo ricordare: la “Pro Patria” grande organizzatrice di competizioni sportive all’Arena, la “Società Lombarda Velocipedi”, il “Veloce Club Milanese” e la società ginnastica “Forza e Coraggio”, quest’ultima protagonista delle prime giornate di gara durante l’inaugurazione, nell’estate del 1893, della pista del Trotter italiano. Per oltre un decennio la lunga pista di 600 metri del Trotter, costruita sul terreno oggi occupato dalla Stazione Centrale, oltre a fungere da importante centro ippico, si trasformò nel luogo ideale dove organizzare corse ciclistiche. Memorabile fu la sfida tra Romolo Buni, in bicicletta, e il sedicente Buffalo Bill (in realtà un cowboy americano che si spacciava per Bill Cody) in sella a un cavallo. Una gara svoltasi in tre giorni, su undici prove. Vinse il cavaliere che, per tenere alta l’attenzione del numeroso pubblico accorso, trovò lo stratagemma di cambiare in corsa i cavalli (uno per ogni sfida) mentre Buni continuava a pedalare.

Sul finire del secolo videro la luce le prime piste in legno: all’Arena il 28 maggio del 1894 fu inaugurata una pista smontabile su progetto dell’ingegner Lubini, mentre due anni più tardi, il 30 luglio del 1896, fu la volta della pista di foro Bonaparte, progettata dallo stesso Lubini. La pista di via Canova divenne teatro delle sfide tra i primi due grandi campioni del ciclismo italiano, Gian Fernando Tomaselli (che diventerà a fine carriera direttore della Bianchi fino agli anni ’30 del Novecento) e Federico Momo. Il 3 Maggio 1908 venne inaugurato il ciclodromo in legno di Via Argelati, costruito nella zona Sud di Milano e denominato “Velodromo Milanese”. Fu lì che quello stesso anno Luigi Ganna lanciò la sua sfida al record dell’ora, stabilito nel 1907 da Marcel Berthet. Dinanzi ad un folto pubblico che aveva pagato 50 centesimi per assistere alla sfida, si presentò con la sua fiammante Atala, percorrendo 40,405 km e finendo non lontano dal primato assoluto dello stesso Berthet (41,520 km): l’avrebbe battuto se solo i regoli in legno del fondo milanese fossero stati longitudinali invece che trasversali, meno scorrevoli dunque rispetto a quelli del Velodromo ‘Buffalo’ di Parigi.

Durante i primi anni del nuovo secolo nacquero a Milano le importanti corse su strada organizzate dalla Gazzetta dello Sport: il Giro di Lombardia nel 1905, la Milano San Remo nel 1907 e il Giro d’Italia nel 1909. Con esse nacquero anche le sfide tra i primi protagonisti del ciclismo pioneristico: Cuniolo, Gerbi, Rossignoli, Ganna, Galetti, Pavesi, ecc.

Nel frattempo fu necessario trasferire il Trotter italiano a causa della decisione di vendere il terreno, divenuto di grande interesse edificatorio; così, il primo aprile del 1906 venne inaugurato il nuovo Trotter di Turro, situato oggi (quel che ne resta) nell’omonimo quartiere tra Viale Monza e Via Padova. La sua pista in terra battuta, nel 1917, fece da palcoscenico a un vero evento storico per il ciclismo: al traguardo del Giro di Lombardia, con un’ora di ritardo dal vincitore, si presentò Alfonsina Strada, la prima donna a competere in gare maschili. Un episodio che fece scandalo all’epoca e che si ripeterà l’anno successivo quando, temerariamente, la stessa Alfonsina arriverà al 21° posto, a soli 23 minuti dal vincitore Gaetano Belloni.

Nel 1919, sempre al Trotter di Turro, si registrò la prima vittoria al Giro di Lombardia di Costante Girardengo. Un’edizione indimenticabile in quanto, per la prima volta, venne affrontata la salita al Colle del Ghisallo: Girardengo scollinò con 15 minuti di vantaggio e riuscì ad arrivare a Milano dopo una fuga solitaria di 170 km in una giornata da tregenda, tra vento, pioggia, freddo e neve.
Al Giro d’Italia del 1920, nell’ultima tappa con arrivo al Trotter, mentre il gruppo di testa composto da 9 corridori si accingeva a disputare la volata, il pubblico invase la pista in terra battuta dove era prevista la conclusione della corsa; le cronache dell’epoca parlano di tribune gremite e di un pubblico incontenibile dalle forze dell’ordine. La giuria, dopo aver sospeso la corsa, decise di assegnare la vittoria a pari merito ai nove corridori che componevano il gruppetto.

Fu quello l’unico Giro vinto da Gaetano Belloni, grande rivale di Girardengo e proprio a quest’ultimo si deve una delle ultime grandi vittorie sull’anello sterrato di Turro, in occasione del Giro di Lombardia del 1921.
Nel frattempo, a causa della chiusura del vecchio ciclodromo di via Argelati ormai in disuso, il 27 aprile del 1914 venne inaugurato il Velodromo Sempione. Per oltre 14 anni divenne un punto di riferimento per il movimento ciclistico nazionale e il campo sportivo, posto all’interno dell’anello in cemento, venne utilizzato dal Milan come terreno di gioco per le partite casalinghe. L’attività ciclistica continuò fino alla sua demolizione, avvenuta nel 1928. Si racconta che la decisione di smantellare il velodromo venne presa anche a causa dell’avversione del direttore della Gazzetta dello Sport, Emilio Colombo, nei confronti delle manifestazioni su pista, il cui successo rischiava di compromettere le fortune delle corse su strada organizzate dal suo giornale.

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Ercole Marelli (Società) – Dopolavoro – Gara di ciclismo. Ufficio Fotografico Ercole Marelli (attr.) (link alla scheda)

Nello stesso periodo una pista in cemento, gestita dal Dopolavoro della Società Ercole Marelli era attiva anche nella vicina Sesto San Giovanni.

Nel 1923 in piazza VI Febbraio, non lontano dal Velodromo Sempione, venne inaugurato il Palazzo dello Sport, progettato dall’architetto Paolo Vietti Violi, che conteneva una pista smontabile in legno da 200 metri. Qui si tennero le prime due edizioni della Sei Giorni di Milano: nel 1927, vinta dalla coppia d’eccezione Girardengo-Binda , e nel 1928, vinta di nuovo da Girardengo, questa volta insieme a Pietro Linari. Nel dopoguerra la Sei Giorni di Milano, che si corse dal 1961 al 1984, divenne una delle più importanti del calendario internazionale. Tra gli anni ’30 e gli anni ’50 questo edificio ospitò anche alcune edizioni del salone del ciclo e del motociclo nell’ambito dell’annuale Fiera Campionaria

 

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Bisognerà però aspettare il 1934 per veder sorgere un nuovo impianto ciclistico a Milano; sarà l’industriale e assessore Giuseppe Vigorelli a promuovere la costruzione, dalle ceneri del Sempione, del velodromo più importante della storia del ciclismo moderno: l’attuale Velodromo “Maspes-Vigorelli”.

Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2016 [cm]