Archivio del Comune di Bormio, Quaterni inquisitionum sorte invernale 1630-31 5 6 7 9 13 15 16 29 novembre 3 5 dicembre 1630

Persone
Domenica Trameri senior di Isolaccia, detta Chieriga
Procedimento giudiziario
Inchiesta su Domenica Trameri senior di Isolaccia, detta Chieriga, per stregoneria (5 novembre 1630; 14 ottobre 1630; ...; 11 ottobre 1630; 17 dicembre 1630 - 14 febbraio 1631)

Il procedimento contro Domenica Trameri (1) avviene contemporaneamente a quello della figlia omonima, distinte nella redazione dell'istruttoria come "senior" e "junior". Le due donne, stremate dai tormenti, denunciano di correità molte altre persone che inesorabilmente saranno arrestate e giustiziate.

1630. Die martis 5 [mensis novembris]. (2)

Deinde fuit ipsa Dominica interogata separatim a domino regente Alberto et excellente (a) doctore domino Baldassare Zuccola ac domino Ioanne Antonio Sermundo, consiliariis, super antescriptis proxime depositis et relatis per dominum pretorem.

Respondit affirmative, narando omnia prout ante circa maleficiatum illatum dicto Christoforo Pogliatt. Interogata a qua didicit artem, quomodo, quando et in quo loco.

R. Io ho imparato questo da Malgherta, moglie di Abondi de Pradella, con occasione che andando a lavorare un giorno a casa sua a Pradella, (3) detta Malgherta mi chiamò da parte, non mi racordo se fosse in prato o in campo, et mi disse qualmente era stria et che dovessi zappare sopra una croze, qual era in terra, et andar con lei che voleva menarmi a ballare e saltare. Io zappai sopra la croce et lei mi diede un scattolino de unguento, ma io non volsi andar dove lei voleva.

I. che parole gli disse quando gli dette tal unguento, et a che cosa fosse bono.

R. Lei non disse altro, se non quanto ho deposto.

Et monita quod, si vult consequi gratiam promissam, (4) debeat ingenue fateri veritatem, cum non sit verisimile quod non fueri(n)t sequta alia verba instruentia.

R. Lei non disse altre parole, né mai io ho fatto opera alcuna, perché da lì a poco tempo detta Malgherta fu condotta a Bormio dalla giustitia.

I. se essa Domenega temé d'essere palesata dalla sudetta Malgherta.

R. Signori, sì, che havea paura, et dicea fra me stessa che sì, che questa striazza dirà vergotta.

Paulo post interogata a domino pretore et predicto domino doctore Zuccola super hoc vulgariter loquendo, (5) che il conseglio non si contenta di quanto ha deposto et che conviene dica con verità, il modo col quale esa fu indotta a imparare questa arte, essendo che si sa per esperienza di processi et libri che hanno di negare Iddio etc.

R. È vero quanto ho detto di sopra, et dico di più che detta Malgherta mi fece reffudare Iddio, la Madona e i Santi e poi seguì il zappare la croce, qual era di legno, non so se con un piede o ambi duoi, et poi mi diede quel unguento dicendo: Piglia, che anderemo poi a ballare, et poi con questo potrai far male a chi voi. Et cossì lo presi.

I. se con detta Malgherta è andata a ballare.

R. perpluries negative.

I. di che quantità era quel onguento et dove lo teneva.

R. Era poco, come un'arbeglia, (6) et lo teneva nascosto in un mio campo detto la Calchera, in una mosena (7) grande ch'è in quello.

I. che averti a dir la verità, poi che non è credibile ch'essa, havendo fatto tal attioni con il renuntiar Iddio et zappare la croce, non habbi voluto in tanto tempo provare l'effetto di tal sua arte, et massime in compagnia della maestra.

Quale, doppo molte negationi ha detto: È vero che una sera venne a chiamarmi a casa mia la detta Malgherta, et conforme la sua instrutione onsi un bastone con detto onguento, et montata sopra di quello fui portata in Verva, ove trovai molti che ballavano et saltavano. Malgherta mi presentò avanti d'uno vestito di nero, qual sarà stato il demonio, et dall'astanti era chiamato il Gran Signore et egli mi fece careze abbraciandomi etc.

Interogata etc.

R. Io ancora balai e saltai con l'altri.

I. s'essa ebbe compagnia con il demonio.

R. doppo molte negative: È vero che lui mi gittò a terra et compì meco l'atto carnale una volta.

I. se così fece con detta Malgherta.

R. Una volta o due.

I. se vi erano uno o più diavoli.

R. Erano molti di loro che saltavano.

I. chi conobbe in quella compagnia.

R. Nisuno, fuori che la detta Malgherta.

I. che sono sonavano. (8)

R. Sono di cetera.

I. se magnorno et bevorno (b) et de quali cibi.

R. Non si bevé, né magnò, ma stessemo lì poco e tornassemo a casa.

I. se in tal atto o comercio ch'hebbe, ut supra, sentì gusto.

R. El sarà come l'altre volte.

I. che cosa sia del bastone.

R. L'ò butato via come il resto.

Quibus habitis fuit soluta ut possit calefacere manus et bracchia, animo tamen continuandi.

Paulo post interogata come habbi fatto a maleficiare Piligrina di Guerino.

R. doppo molte negative: È vero che incontrandosi il giorno di Pasqua detta Piligrina et io, il diavolo qual era appresso di me, mi comandò che dovessi boffare adosso alla detta Piligrina, et cossì feci. Per il qual soffio restò maleficiata. Et essendo venuto il suo marito verso casa mia, plurandomi (9) il mal della moglie, gli dissi: Dio li dia sanità e la Madona. Cossì guarrì.

I. se portava malevolenza alla detta Piligrina et perché.

R. Signori, no, che non gli voleva mal alcuno.

I. in che forma li soleva comparere il demonio.

R. In forma di un bel homazzio. (10)

I. con che nome è solita a chiamarlo.

R. Col nome di Maestro.

I. s'essa in compagnia di sua figliola, fatte in guisa de lupi, in Vallia portorno via un agnello a Bartolomeo di Pietro Lazer.

R. Questo non è vero, che non l'ho fatto. Et ben ne vidde il detto Bartolomeo, ch'eravamo ne' nostri prati a far via grassia, mia figliola et io.

I. come habbi fatto, quando maleficiò il bestiame di Gervas di Giuliano.

Post multas negativas respondit: Il diavolo mi comandò che lo maleficiasse col soffio o sguardo. (11)

I. s'essa ne fu imbutata et se restituì la sanità al detto bestiame.

R. Signori, sì.

I. s'è vero ch'essa maleficiasse il già nominato Gotardo del Monic(h).

Post negationes plurimas respondit: È vero che, essendo venuto a casa mia detto Gottardo, fui instigata et comandata a maleficiarlo, come feci, faccendoli magnare alcuni de mei capelli nella minestra.

I. in che modo li dette da magnare che non s'accorgesse, et perché non maleficiò ancora l'altro fratello Gioanni, quale pure era ivi presente.

R. Gioanni si sarà segnato e raccomandato a Dio. Del modo poi di magnare capelli, li mangiò che non se n'accorse.

I. s' è vero che essa habbi maleficiato Barbera, figliuola di Franciolino, et in che modo.

R. Mi, signori, no, che non l'ho fatto in nisuna maniera. Di mia figliola poi non lo so.

Et dettogli che averta bene a dir la verità, poiché le parole spese con Gioannina del Marno et quelle proferte dal spirito, del quale è obsesso il corpo di Felice, la convincono.

R. Mi certo non so niente di questo. Né so se volete credere al diavolo. (12)

I. quanto tempo ch'essa constituta habbi insegnato a Domeniga sua figliola questa arte.

R. Mi non li ho insegnato niente, né so ch'altri gli habbi insegnato, perché lei sarà daben.

Addens me havete puoi promisso di volerla liberare senza dimandarmi niente.

Et benigne monita ut fateatur veritatem, si vult conservari in spe obtinende gratie.

R. Mi ho detto tutto quel che so.

Dettogli che si procederà più oltre con li tormenti, se non confessa ogni cosa.

R. Ho detto ogni cosa.

I. s'essa ha maleficiato il figliuolo di Gervas di Giuliano, per la qual cura hebbe il vestito preteso.

R. Signori, no, che non gli ho fatto niente, ma dimandai il vestito frusto alla madre et essa melo mandò.

Paulo post interogata se gl'è vero ch'essa habbi fatto maleficio al signor reverendo prete Martino Fogarolo, già curato di Pedenosso.

Post multas negativas respondit: È vero che un giorno, et fu nella settimana santa, andai in casa sua per confessarmi. Et confessata che fui, sotto pretesto di darli degli ovi, con l'antescritto onguento lo toccai su in una mano.

I. se è vero che detto reverendo per tal maleficio sia morto.

R. Signori, sì.

I. se ciò è fatto per qualche causa o odio.

R. Mi non gli portavo odio nisuno, né mi havea fatto male o dispiacere alcuno.

I. del maleficio fatto al figliuolo di Menico di Toni di Martin.

R. Signor, certo mi non gli ho fatto mal alcuno. Né manco servai (13) che quella creatura fosse nella foce, conforme dicono. È ben vero che mi fu portato in casa dalla madre et imbutata, io gli dissi che Dio li desse la sanità e la Madona.

I. che maleficio havea posto in quel latte o mascharpino (14) dato al signor dotor Giulio Foliano.

R. Non gli missi niente. Nemanco sapeva che tal robba andasse a lui.

I. se essa ha fatto maleficio alla moglie di Martin di Donà et in che modo.

Respondit negative.

I. in che maniera habbi maleficiato quel porcellino del sudetto Martino.

R. Io non li ho mai fatto maleficio. Nemanco l'haveva visto, ma passando da lì mi fu dalla moglie del sudetto significato il fatto, et io dissi che Dio e santo Antonio lo guarisse.

Interogata denuo che dica la verità del tempo nel quale ha insegnato alla figliola tal essercitio.

R. Mi non ghe ho insegnà. Andate a parlar con lei, et fatemi questa gratia d'andarvi e poi ritornate da me.

I. del maleficio di Barbera.

Respondit ut ante deposuit.

I. che dica la verità del maleficio fatto a quella figliola di Gioan Pedronin di Cas.

R. Non gli ho fatto mal alcuno, né lei venne a casa mia, ma sì bene il barba, (15) al quale diedi fromento, et esso lo fece condur via immediatamente.

Et fuerunt facte a media nocte in circa ad summum mane.

Die mercurii 6 mensis novembris.

Denuo constituta dicta Dominica coram supradictis dominis, fuit interogata che vogli dir la verità s'essa ha insegnato a Domenega sua figliuola tal arte, in che modo, in che loco et da quanto tempo in qua.

Respondit multoties negative.

Tandem monita che, se lei non dice la verità di questo, il giudice sarà sforzato di procedere più oltre con detta sua figliuola, di farla tondere et porla sul cavallo.

R. Se me promettete di non dirgli niente a lei, né interogarla, mi ne dirò la verità.

Et dettogli che, confermando la figliuola le cose che lei deponerà essendo vere, non si procederà più oltre contra di quella.

R. È vero che gli ho insegnato l'anno passato, circa l'autunno.

I. in che maniera li habbi insegnato.

R. Essendo nella corte di dentro della mia casa, feci una croce in terra et la feci zappare sopra. Poi, sì come mi fu insegnato da quella Malgherta, io gli feci renuntiare et refutare Dio, la Madona et suoi Santi. Poi gli diedi del onguento, qual però feci comune con lei nel istesso bussolo. (16) Depoi (17) la condussi meco al ballo et fu in Verva. Quando fui là, la presentai al Maestro, over Signore, et li dissi: Li ho insegnato et menata qui. Lui rispose: Hai fatto bene a insegnarli et condurla qui. Lei lo adorò nel modo che feci anche io, et lui fece careze, la gittò in terra et li montò adosso.

I. quante volte sia andata al ballo.

R. Mi non gli son andata se non due volte, et mia figliuola una.

Et dettogli che non è verisimile, poi che sono di solito andarvi almanco una volta la settimana.

Quale doppo molte negationi rispose: È vero che se li va la giobbia, et mi gl'andava spesse volte, ma non tutte le giobbie.

I. se da che ha insegnato alla figliuola, andava da compagnia al detto ballo, et in che maniera.

R. Signori, sì, veniva in mia compagnia, et adoperavamo il baglialon o bachetti.

I. se veniva il loro Maestro a chiamarle o no.

R. Andavamo cossì da per noi. (18)

I. che compagnia era solita haver in quelle parti.

R. Io vi ho già detto che non mi adimandiate queste cose, perché non conosceva nisun, e vi erano homini et donne. Tutti saltavano et ballavano, ma mi non li conoscevo.

I. che vesti portavano.

R. Chi belle et chi brutte. Mi mettevo su la più bella che haveva.

I. se tutte le volte che andavano al detto ballo havevano compagnia carnale con il demonio.

R. Non tutte le volte. Qualche volta sì, qualche volta no.

I. s'è vero che ognuna de dette donne habbi il suo Maestro o spirito separato.

R. Signori, sì.

I. che sorte de conviti se faccevano in quella festa, et che cibi erano.

R. Mettevan giù una tavola e portavan lì pan, formaggio et vino, ma ne davan poco per uno.

I. chi li serviva.

R. Quelli signori.

I. se mangiando stavano in piedi o sedevano.

R. Stavam in piedi.

Interogata super maleficio illato Barbare suprascripte.

R. Mi non gli ho fatto niente, et Dio li dia sanità, e la Madona.

I. in quanto tempo ponno le streghe guarire li maleficii con dette parole.

R. Mi non ho imparà questo.

A prandio.

Denuo fuit interogata de tempore quo docuit dictam eius filiam artem predictam, cum a pluribus annis vigeat contra eam mala fama et presumptio.

R. L'é vero che saranno cinque anni vel circa che io insegnai nel modo sudetto.

Interogata super aliis non confessis contra eam existentibus.

Respondit negative ut in eis.

Eadem die hora vespertina.

Coram supradictis dominis constituta personaliter dicta Dominica in loco tormentorum, fuit iterum interogata s'è vero ch'essa habbi maleficiato il figliolo di Menico di Toni Martin Limedacio, (19) et in che modo.

R. È vero che, ritrovandomi in un suo prato a restelare, viddi una creatura del detto Menico, quale sua madre haveva posto in una foce. Gli andai alla sua volta, et con un poco di quel onguento di già nominato li onsi il viso, et quello s'amalò. Venne poi sua madre ad imbutarmi a casa mia, et io li restituì la sanità con le parole ordinarie: Dio e la Madona li dia sanità!

I. se è vero ch'essa habbi maleficiato il figliuolo di Gervas di Giuliano, et in che modo.

R. È vero che, havendo io adimandato un vestidello frusto di detto figliolo a sua madre, lei melo negò et io andando alla volta della sua casa un giorno viddi il detto figliolo in strada, al quale boffai adosso con intentione di maleficiarlo et fargli un poco di paura, come sucesse che si amalò un poco. Sua madre mi mandò a casa il vestito et io dissi che Dio e la Madona desse la sanità al suo figliolo. E così il figliolo guarì.

I. se è vero ch'essa habbi maleficiato il figliolo di Bartolomè di Pietro Lazaro, detto di Menena, et in che modo.

R. È vero ch'essendo io vicina del detto Bartolomè entrai in casa sua, un giorno che non vi erano niun di loro in stuva, altro che un figlioletto in stuva, il quale maleficiai con ongerlo con il detto onguento. Et da lì a pochi giorni andè al santo Paradiso. (20)

I. se lo maleficiò affine che morisse.

R. Signori, sì, per farlo andare in Paradiso.

I. che dica la verità, come habbi maleficiato quella Barbera.

R. Mi quel che ho saputo, ho detto. Questo non lo so, per non haverlo fatto.

I. che maleficio habbi posto nel latte mascarpino mandato al signor dotor Giulio.

Respondit negative.

I. sopra il maleficio fatto alla nepote di Nicolò Pedronino di Casi.

Respondit negative ut supra.

I. che dica la verità, chi ha maleficiato quella Barbara.

R. Mi dirò la verità.Un giorno che detta Barbera mi portò un tantin di sale, mentre che lei la squassava fuori del scossale, io la toccai con un poco de onguento del sudetto et li misi un spirito adosso, affine vi stesse alquanto di tempo, et che guarisse et non morisse. Ma non mi racordo del tempo preciso. Et ciò fu alquanto di tempo avanti che detta Barbera si sii maritata.

I. se ciò fece per odio che l'havesse, o altra causa.

R. Signor, no, che non li havea alcuno odio.

Quibus habitis, fuit ordinatum quod ponatur in carcere fenestrelle, animo tamen continuandi etc. Quod factum est.

Die iovis septima mensis novembris, hora quarta noctis. (21)

Congregato magnifico concilio ad effectum prosequendi causam, fuit ordinatum quod constituatur denuo dicta Dominica. Et sic, educta de carceribus et constituta in loco tormentorum, fuit interogata an velit aliquid addere eius depositioni et veritatem fateri de aliis non confessis.

R. Mi non so che dir, che me havete fatto dir tutto per forza.

I. et dettogli che non è vero, poiché ha confessato fuori de tormento, et che però averti che bisognarà di novo confessarlo.

R. Fate come volete, che io non posso dir altro, et morirò qui.

Quibus auditis, fuit ordinatum quod lighetur, et denuo interogetur, et si veritatem non dicet, espolietur suis vestibus et induatur ordinariis, et ponatur super equo pro vigilia sustinenda. Quod factum est, stante eius constantia in negatione.

Post spatium quadrantis hore vocavit iudices pro veritate dicenda. Et sic [fuit] interogata per dominos pretorem et deputatos super confessis per eam in processu.

Et primo interogata de maleficio per eam illato de Christoforo, dicto il Poglio. Et lecta eius confessione iam facta sub die 5 presentis mensis, confirmavit illam de verbo ad verbum prout in ea.

Interogata se è vero quanto ha deposto, di haver imparato questa arte da Malgherta de Pradella. Et lettogli la sua depositione, de verbo (c) ad verbum confirmavit in omnibus.

Interogata della negatione della fede, di haver refutato Iddio, la Madona e i Santi, e poi seguì il zappare la croce, qual'era di legno, con un piede o ambi duoi, e poi gli diede quel unguento dicendo: Piglia, che andaremo poi a ballare, et poi con questo potrai far male a chi voi, et così lo prese. In omnibus confirmavit.

Interogata se è vero che è andata a ballare con la detta Malgherta. Confirmavit.

Interogata del onguento, et quantità, et del loco dove se ritrovava. Confirmavit.

Interogata se è vero che Malgherta di Pradella una sera sia andata a casa sua a chiamarla, et conforme la sua instruttione onse il bastone con detto onguento, et montata sopra di quello fu portata in Verva ove trovò molti che ballavano et saltavano, et come Malgherta sudetta la presentò davanti a uno vestito da nero, qual sarà stato il demonio, et dalli astanti era chiamato il Signore, et come egli li fece carezze abbracciandola. Confirmavit in omnibus.

Interogata de cohabitatione cum diabolo et aliis gestis in montibus Verve per eam et eius filiam. In omnibus prout depositum est confirmavit.

Interogata de maleficio illato in personam Piligrine de Guerin. Confirmavit in omnibus.

Interogata de apparitione et nomine diaboli. Confirmavit.

Interogata de maleficio bestiaminis Gervasii Giuliani. Confirmavit etc.

Interogata de maleficio illato Gotardo del monico. Confirmavit etc.

Interogata de maleficio illato reverendo domino presbitero Martino Fogarolo. Confirmavit etc.

Interogata de modo quo docuit Dominicam, eius filiam, dictam artem maleficam, de eius renuntiatione fidei, abnegatione Christi, Virginis Marie et Sanctorum. Confirmavit.

Et interogata de omnibus aliis per eam ut ante confessis, ea in omnibus et per omnia confirmavit prout ei in omnibus de verbo ad verbum lecta fuerunt. Confirmavit.

Postmodum fuit interogata dove tenghi quel suo busciolotto (22) del onguento et bastone.

R. L'onguento è in Valia, sotto la piatta del zendré. In Isolacia adoperava il baglialone, ch'è in casa, et in Valeia un bastone ch'è nel casetto. (23)

I. se è vero che se siano fatte in lupi, et tolto in Valia a Bartolomè di Pietro Lazer un agnello.

Respondit negative.

Finaliter interogata de consociis et complicibus.

R. Mi non ho cognosciuto altri che Domenega, moglie di Andrea Morzello, figliola di Vidal de Pradella, et Malgherta, moglie di Christofen del Ponti, figliola di Gioan di Pradella, et un'altra figliola del detto Vidale, ch'era maritata in Oga et hora è maritata a Grosotto. (24)

I. in che maniera habbi conosciuto le sudette.

R. Con occasione che andavamo al ballo si siamo conosciute insieme, et doppo ancora conversando fra di noi, se bene che quella giù a Grosotto non l'ho più vista da che s'è maritata in quelle parti.

I. che dica le altre.

R. Non ne so d'altre.

1630. Die sabbati 9 mensis novembris.

Magnificum concilium congregatum de more solito ordinavit et nominavit ser Baldassarem, filium domini Abrahami Foliani et ser Bernardum de Romedi de Cipina, consiliarios, ad se una cum Petro del Trameiro, servitore publico conferendum in loco et monte de Valia, Communis Burmii, habitationi dicte Dominice, ad ibi inquirendum onguentum cum baculo ab ipsa Dominica confesso, prout similiter in loco habitationis dicte Dominice in Isolacia, quibus inventis afferre in Pretorio etc.

Et quia, dum duceretur a carcere Dominica filia ad effectum etc., ipsa mater clamavit fortiter dicens illi: Non dir niente, che me hanno fatto dir ogni cosa per forza, redire il tutto!, [fuisset] cognita eius perfidia, ordinatum fuit quod educatur a carcere, et supponatur tormentis vigilie ad effectum habende nove confirmationes per eam confesse. Quod factum est, aditis compedibus cum ponderibus.

Incipit clamare: Oimé, misericordia!

Et interogata ac monita pro veritate habenda.

R. Si em volé (25) far brusar, non mi date la carta che me havete promettuto. (26)

Et dettogli che il conseglio mantenerà la parola, né si deve dubitare.

Respondit in emissione verbis dicens: Me havete fatto dir tutt la menzogna.

Et cum stetisset in tormento circa horas tres, et interogata pro veritate dicenda.

R. Vi dirò la verità. Affermo in tutto e per tutto quanto io ho deposto per avanti circa le cose da me commesse, essendo vero ch'io ho essercitato tal arte. Ho insegnato alla figliola et comessi di maleficii da me raccontati, in tutto e per tutto come si lege al processo.

I. delli onguenti.

R. Levatemi giù da questo tormento, che dirò la verità.

Et sic fuit deposita et soluta.

Et interogata ut supra.

R. L'onguento, quel poco che mi retrovo in un bussciolo, è dentro a Valia, di fuori del uscio del casetto, sotto la scaletta, entro del umedal del uscio. (27)

I. delle compagne havute nel maleficio di Barbara.

R. Io non so altro che quanto ho detto. Né so che nisune altre gli habbia fatto maleficio.

I. che dica bene se ha cognosciute le nominate da lei, cioè Domenega di Casteleir et Malgherta, moglie di Christofen del Ponti, cioè che attendessero a tal pratica.

R. Le ho conosciute molto bene, perché alle volte andavamo noi a Semogo et s'accompagnavamo con esse, et alle volte, quando li freddi erano grandi, venevano quelle a levar noi alle case nostre.

I. che averti bene a non fargli torto, che havesse sorvisto et tolte quelle per altre, o altre per quelle.

[Addens] Et di più se conoscevamo tra noi altre quando andamo in Verva et alle Motte al ballo.

I. s'ha conosciute altre, oltre le sudette.

R. Non ho conosciute altre donne, né huomini.

I. quante persone vi si ritrovavano a quei ridutti. (28)

R. Mi non li ho numerati, ma potriano esser stati da 18, 20 o 25.

I. se ne ha conosciuti altri de terreri o forastieri.

R. Non so che fossero né terreri, né forastieri, dalle due sopranominate in fuori.

I. s'è stata fuori del nostro paese in altri, a questi ridutti.

R. Signor, no.

I. se nel paese andavano in altre parti che in Verva et alle Motte.

R. Signori, no.

I. in qual parte di Verva si facea il ridutto.

R. su in cho, (29) in un certo prato vicino alli confini di grosini, nel descender di là, come ancora alle Motte, in un certo plazetto, che non li so il nome.

Successive, ad effectum habende plene probationis, fuit ordinatum quod dicta mater et filia confrontentur. Et sic ducta ipsa Dominica mater in stupham, ubi adherat concilium et dicta eius filia, cum se conspexissent, mater se proiecit ante pedes filie, et plorans licet sine lachrimis (30) dixit: Figliuola, io te dimando perdono, per l'amor de Dio et della Madona, che mi perdoni, se te ho insegnato tal arte, et in cambio di insegnarti bene, te ho insegnato male.

Et havendo più volte cossì ingenochiata detto le sudette parole, la figliola rispose: Vedé, madre, a che termine me havete ridotta, insegnarmi tal cosa? Però mi ne perdono per amor de Dio et della Vergine Maria.

I. se sono più che cinque anni che ha insegnato alla detta sua figliuola.

R. Sarano cinque anni solamente.

Il che fu confirmato anco dalla figliuola.

I. dei complici.

R. Io certo non ho cognosciuto altri, che siano vivi adesso, che l'antenominate Domenega et Malgherta.

Interogata filia.

R. Mi ho conosciuto la detta Domenega di Casteleir, né altre ho conosciuto.

Interogata la vechia, se ha havuto altri in compagnia nel maleficio di Barbara.

R. Io non so altri. È vero che mia figliola gli diede un braccio di panno rosso per orlare un suo vestito, ma non so che vi fosse cattivo pensiero di maleficio.

I. se vi è rimedio alcuno per poter agiutare in sanità la detta Barbola, come ancora la detta Felice.

R. Per quel che potremo noi con dire Dio e la Madona li agiuti, lo faremo. Altro non potiamo.

Interogata filia de premissis.

Respondit ut supra.

Quibus stantibus, fuit ordinatum quod dicta Dominica ducatur in carcere della stuvetta. Quod factum est.

Die mercurii 13 mensis novembris, a prandio.

Per magnificum concilium ordinatum fuit quod Dominica senes coram magnifico concilio constituatur, post incarceratione Dominice, uxoris Andree Morzelli, et Malgherte, uxoris Christofori del Ponti.

Et interogata se ha qualche [cosa] di rimuovere o d'aggionger al suo constituto.

R. Io ho detto la verità, né posso dir altro. Solo che me faccino la mia carta.

I. che averti bene a dir la verità del modo col quale ha cognosciuto le sopra nominate Malgherta et Domenega, et se le ha conosciute realmente.

R. Io le ho conosciute nel modo che già ho detto altre volte.

I. quanto tempo è che Domenega da Casteleir non è stata al ballo.

R. non mi racordo. Potrà esser tre o quattro mesi, che non mi racordo.

Interogata ut supra di Malgherta.

R. Non me racordo. Et sarà venuta, che non l'haverò potuta cognoscere.

I. se, venendo al confronto con le sudette, essa dirà l'istesse parole.

R. Mi dirò la verità ancora con loro, come ho detto a loro signori.

Et perché le persone mandate in Valia ha ricercare l'onguento et li bastoni, hano riportato haver rotto il zendré (31) et non haver ritrovato sorte alcuna di onguenti, et solo hanno portati duoi bastoni, uno grande et storto, l'altro sutile, furono monstrati alla detta Domenica li detti bastoni. Et interogata qual d'essi lei adoperava.

Post multas targiversationes, inspectis diligenter baculis, dixit: Questo grosso adoperavo io et il picolo la figliuola.

I. in che modo l'adoperava.

R. Io montavo a cavallo al detto bastone,

I. se l'ongeva ogni volta.

R. Quasi ogni volta.

I. se per terra o per aria.

R. Mi pareva d'andar per terra, ma in furia.

I. che dichi la verità, dove se ritrovi l'onguento.

R. Ultimamente ho detto la verità, perché l'ò lasciato in Valia sotto l'imitale del uscio del casetto. È ben vero che la sera avanti alla mia prigionia fui al ballo, et del Maestro fui accompagnata a casa, il quale vidde dove haveva messo l'onguento et forsi lui l'haverà tolto, né altro so.

Quibus stantibus, fuit ordinatum quod iterum conducatur ad carcerem, animo etc.

Die veneris 15 mensis novembris.

A magnifico concilio congregato, ordinatum fuit quod dicta Dominica denuo constituatur coram predicto concilio, et interogetur super aliis per eam non confessis.

Et primo che dica la verità dove si trova l'onguento.

R. non so altro, et forsi il Signor, cioè il diavolo, l'haverà tolto.

I. come faceva a far quella polvere quale adoperava ne' maleficii.

R. Io non doperava alcuna polvere, né so niente in questa.

I. nel modo adoperava per far l'onguento.

R. Io non lo facevo, ma me lo dava il demonio.

Interogata de complicibus.

R. Io non so d'altre che di quelle ho nominato.

I. del maleficio di Barbara et delle compagne.

R. Mi non so altro che quello ho detto.

Et cognita eius pertinacia, fuit ordinatum quod iterum supponatur tormento vigilie ad effectum extorquende veritatis. Quod factum est.

Et cum stetisset in tormentis per horas fere sex, moltoties interogata de predictis, semper respondit negative, dicens: Io confermo quanto ho detto. Altro non so.

Circa horam septimam, visa constantia dicte Dominice, suspicati tunc iudices ne ipsa sublevetur a tormentis per demonem, stante quod non fuit facta benedictio solita de loco tormentorum. (32)

Et ideo per admodum reverendum dominum archipresbiterum fuit facta benedictio in forma.

Et ipsa, tamquam gravata tormentis, incepit clamare: Oimé, oimé!

Et interogata che dica la verità del modo di far detta polvere.

R. Io andavo nel cimiterio, hora di santo Martino, hora di santo Abondio, (33) et racogliuevo de quei ossetti più picoli, li quali faceva abbrugiare, et ne faceva polvere, et quella adoperava.

I. come fabricava l'onguento.

R. Sono andata due o tre volte nel cimiterio, quando erano sepolte creature picole di novo, li dissotterravo e li levavo il bombolivo (34) et alcuni osetti, il resto sepelivo. Poi faceva cocere detta carne, et delli ossi ne faceva polvere, et incorporavo tutto insieme. Et quello era l'onguento.

I. delle compagne.

R. Non me ricordo d'altre che di una Martha di Scalotta, moglie del ser Nicolò.

I. in che modo l'habbi conosciuta.

R. L'ò conosciuta al ballo, et quando ritornavamo a casa.

I. se frequentava asai detto ballo la sudetta Martha.

R. Ultimamente veniva poco, per esser fatta veggiolina. (35)

I. d'altre.

R. Non mi racordo d'altre. Levateme giù, che dirò quel che so.

Et quia per magnificum concilium fuit ordinatum quod instanter interogetur de complicibus.

Fuit interogata denuo che averti a dir la verità, poi che si sa che haveva altra compagnia.

R. Non me ne aricordo per adesso.

Et dettogli se ha mai visto in detto loco Giacomina Motisella.

R. Lasù na, (36) che l'é una femmolina (37) daben. Non mi par di haverla conosciuta.

Et monita quod debeat recordari.

R. El par po anc(h) (38) che l'habbi conosciuda.

I. in che modo et dove.

R. Al ballo.

I. d'altri.

R. Lassatemi giù che, se me aricordarò d'altro, dirò.

Et sic fuit ordinatum quod deponatur ipsa Dominica et ducatur prope ignem, animo etc.

Que ibi ducta, post reffectionem cibi et potus assumptionem, fuit interogata che averti a dir bene la verità, se ha conosciute le sudette et altre.

R. Signori, sì, le ho conosciute bene, perché si ritrovavamo al ballo di compagnia, et sebene dicta Giacomina andava coperta asai, nondimeno la conosceva bene.

I. s'essa Domenica andava ancora lei coperta.

R. Signori, sì, che andava in modo che non mi conoscevano.

I. in che modo si copriva.

R. Non mi metteva cosa alcuna in faccia, ma pareva che fossemo negre et che non se conosciessemo.

Et dettogli che averti bene a dir dell'altre, perché se sa che la scola (39) è grande.

R. Mi pareva che quello che sonava fosse un certo Giacom de Francischina di Pedro.

I. in che modo era vestito.

R. Era vestito di bianco, a guisa de morti. (40)

Addens: Quando io andavo là, lo ritrovava assettato (41) che sonava, et quando si partivamo, esso restava lì.

I. se ha mai visto ivi ballare Appollonia, moglie di Christoforo Folonaro.

R. Signor, no, non l'ho mai vista.

Et cum non posset pro nunc aliud haberi, fuit denuo ad carcerem solitam reducta.

1630. Die sabbati 16 mensis novembris.

Per magnificum concilium ordinatum fuit quod dicta Dominica denuo constituatur in loco tormentorum. Quod factum est.

Que, stans ad ignem, interogata fuit se la verità è, et che habbi conosciute quelle donne da lei nominate. E guardi a non fargli torto.

R. La verità è che l'ho ben conosciute.

I. se le ha conosciute ancora in altre parti che al ballo.

R. che sì, haverle conosciute in altre parti. Ma la nominata Mottisella, né di Giacom di Franceschina di Pedro, non l'ha conosciuti, né raggionato seco fuori da lì.

I. se n'ha conosciuto d'altri.

R. Signor, no.

Monita a dir la verità, che habbiamo udito d'una certa figlioletta de 8 anni, qual deve haver imparato da sua ava (42) Mottisella, se l'havesse vista et conosciuta al ballo.

R. Signori, no, che non l'ho vista.

I. se conosce la detta figliuola di Christoforo Rasigaro (43) et dalla moglie che è di presente di Bartol di Menena.

R. Signori, sì, che la conosco.

Monita che guardi ben a non far torto alla persona nominata, et se ne ha conosciute d'altre nominarle.

R. Quelle che ho nominato le ho conosciute, né altre ne ho conosciute.

I. che debba dir liberamente dove è riposto l'onguento, affine che ritornando lei a casa, non habbi occasione di far altro male. (44)

R. Mi l'ho detto. Se non l'havete ritrovato, non so che mi fare. L'haverà portato via il Maestro.

I. qual robbe adoperava a fabricar l'onguento.

R. Adoperavo come ho detto il bombolivo delle creature che levavo dal cimiterio et certi osetti. Di più toleva di membri di detti figlioletti, cioè la mano sinistra (45) et li piedi. Il bombolivo lo metteva in una padella a far cuocere, et di ossi ne faceva polvere. E mischiando insieme ne facevo l'onguento.

I. se ha insegnato tal arte ad altri che alla figliuola sua.

R. Signor, no, fuori che a mia figliuola Domenega.

I. del modo che teneva, che suo marito non se accorgesse della sua absentia le notti che andava al ballo.

R. Lasciava per me scontro la rocca nel letto, (46) né mai me disse essersi accorto.

Eadem die.

Per magnificum concilium fuit ordinatum quod, pro expeditione huius processus, constituatur denuo dicta Dominica et interogetur generaliter, et quando non velit aliud addere, lighetur, et lecto processu in partibus non confirmatis, elevetur in tortura pro ratificatione habenda de illis que deposuit. Quod factum est. Et elevata in tortura fuit generalius interogata an vera sint que deposuit, recensendo unum ad unum singulatim. Que omnia et singula ratificavit et confirmavit, et in specie quod cognovit antescriptas Dominicam de Casteleri et Margaritam del Ponti, Martham de Scalotta, Iacobinam Mutisellam et Iacobum Francischine Petri in conventicalis habitis (47) cum demone in locis, modis et formis iam descriptis. Qua ratificatione habita, fuit deposita a tortura et fuit ordinatum quod ducatur ad locum suum animo etc., monendo eam ut se disponat ad dicendam veritatem de quibus reccordabitur vel recordari contingerit.

1630. Die veneris 29 mensis novembris.

Stante nominatione facta per Iacobinam Motisellam, maleficam iam convictam in tortura et ex tortura de aliis complicibus maleficis, nimirum de Iacobo quondam Petri de Brunengho, dicto de Francischina, de Iacobina de Pradella, habitante in contrata de Oga et de Martha et Mighina, sororibus procreatis ex quondam Maria ex quondam Ioannino de Pedrott de Semogo, malefica denuntiata, fuit ordinatum per magnificum concilium quod constituatur dicta Dominica Chieriga, et maiori corroboratione ac pro debito iustitie interoghetur super premissis, et precipue super hoc quod multi deponunt reliquos eius filios esse suspectos. Et sic fuit introducta et constituta.

Et interogata et monita quod se disponat ad veritatem dicendam de iis de quibus interogabitur.

Et primo interogata se ha conosciuto altre persone oltre le deposte.

R. Io non so nissune altre. Ve ho detto la verità.

I. s'è mai concorsa con altre streghe a far venir delle brine, pioggie, tampeste o lavine, stando che altre l'hanno deposto.

R. Se l'hanno deposto, sarà la verità.

I. dove et che cosa habbi fatto in questo, et con chi.

R. In Valacia facessemo venir una lavina, et alcuni anni sono facessemo venire, la primavera, delle brine grandi.

I. ch[i] era in compagnia.

R. Martholina, Domenega di Casteleir, Malgherta del Ponti, la Mottisella, Giacomo de Franceschina et altre che son morte.

Et monita che dichi la verità degli altri.

R. Non me ricordo d'altri.

I. in che modo facevano venir quelle brine, pioggie et tempeste.

R. Pigliavamo un poco di quel onguento et di quella polvere e la gittavamo in aria, et facevano quel effetto che volevamo.

I. che dica se facevano pozzi et in quel facevano croci, e mettendogli unguento e polvere, facevano piovere etc.

R. È vero che facevamo pozzi et in quelli una croce, et poi messevi del aqua, li mettevamo ancora di quel onguento et turbidavamo ogni cosa insieme, et cossì pioveva o tempestava come volemo noi.

Et dettogli che averti a dir la verità delli compagni, altrimenti si procederà contra di lei alli tormenti, stando che si sa che haveva compagnia d'altri, et in Semogo, et in Oga, Pedenosso et altri lochi del Contado.

R. Non so altro, che in Oga v'erano due di quelle di Pradella, quali sono pur streghe, cioè Gioannina et Giacomina di Pradella.

I. di chi son figliole et a chi son maritate.

R. Giacomina era figliola di Abondio di Pradella et è maritata a Thadeo della Rocca, l'altra, per nome Gioannina, era maritata a Gioan Pietro di Francesco della Rocca (48) et era pure figliola di Abondio di Pradella.

I. come l'habbi conosciute.

R. L'ho conosciute al ballo et fuori, in occasione che quelle invitavano me andar alle Motte, et io l'invitava venir in Verva.

Et dettogli che dica dell'altre.

R. Io non me ricordo d'altre.

I. se conosce la moglie del Sant.

R. Signori, sì, la conosco et è della compagnia. À nome Giacomina, et stava a Rin et veniva ancora lei al ballo con l'altre.

I. se con esse ha fatto qualche operationi cattive, et quali.

R. Venivano ancora loro, quando facevamo venir le brine et le lavine.

I. s'ha conosciuto Maria di Gioanin di Pedrott, sorella de Tonio di Pedrott.

R. Signori, sì, et era stria, et veneva tutte le volte al ballo.

I. se conosce le sue figliuole, come hanno nome.

R. Signori, sì. Hanno nome una Martha et l'altra Mighina.

I. se ha viste le sudette al ballo.

R. Signor, no. Non si lasciano conoscere.

I. se sa, o sospetti, che siano di tal conditione.

R. Signor, io non so altro.

Et monita che averti bene a non far torto alle sudette, come ancora a quella Martholina et quel Giacomo.

R. Non gli fo torto nisuno, perché sono tali et li ho conosciuti come già ho deposto. È ben vero che Martholina d'un tempo in qua veniva poco per esser vechia, ma prima veniva tutte le volte.

Et ducta dicta Dominica ad locum tormentorum ut lighetur ad torturam ex ordine concilii, fuit denuo interogata se vol dire la verità et nominare li compagni et compagne, quali ha havuti in questa arte.

R. Io non posso nominare altri che le sudette Giacomina di Pradella et Giacomina del Sant, oltre l'altri di già nominati.

Et monita a voler dir la verità delle compagne, altrimenti si vol procedere a tormenti.

R. Io ho conosciuto in Livigno due donne pur streghe, una delle quali vien nominata la Trasa o Trisa, l'altra la Mazachera, né so se questa ultima sia viva o morta, perché saranno quattro o 5 anni che non l'ho vista. L'altra, cioè la Trisa, è poco tempo che l'ho vista. Et venevano ambe due al ballo dove andavamo noi altre.

Et dettogli che dica la verità delle altre.

R. Dimando gratia che mi diano tempo sin lunedì da mattina, che procurarò di redurmi a memoria ogni cosa, e dirò poi.

Et sic fuit iterum ducta ad locum suum, animo continuandi inquisitionem da hunc et ultra etc.

1630. Die martis tertio mensis decembris.

Coram magnifico concilio Burmii, die suprascripta congregato, constituta fuit antescripta Dominica, et monita se vi ha pensato di dire la verità delle compagne o compagni, che ha havuto in questa arte diabolica, havendo havuto il tempo da pensarvi da lei dimandato per gratia venerdì prossimo passato.

R. Non mi raccordo quello habbi detto. Credo haver detto tutto quello ho saputo. Haverei caro sentir la mia depositione.

Cui lecta eius ultima depositione facta die veneris proxime preterita et omnibus in ea descripta, ea omnia affirmavit; preter quod dixit: Delle due donne di Livigno non ne ho conosciute se non una donna per nome la Gatta et un'altra per nome la Trisa. Et ho conosciuta ancora la Mazachera di Livigno, che fu in compagnia quando si fecero cader quelle lavine.

Et monita a dire la verità dell'altre compagne o compagni, avertendoli a non far torto a persona alcuna.

R. Ho detto quello ho saputo, ma lasciatemi un poco di tempo a pensarvi.

Postmodum interogata etc.

R. Ho conosciuto ancora Balsarino di Pradella.

I. dove et in qual modo l'habbi conosciuto.

R. In Verva più volte l'ho visto al ballo che sonava citare et altri instrumenti, et quando noi altre andavamo là, lui di già vi era che sonava et ballava con altre donne.

I. se ha conosciuto Giacomo da Poz di Pedenosso in tal attione.

R. Del sudetto Giacomo non so che dire. Non lo so di certo, perché se coprivano la faccia con maschere.

Interogata et monita a dir la verità della terza persona che fu in compagnia sua et di Domenega sua figliola, quando fecero il conseglio di maleficiar Barbara di Francello d'Isolacia.

R. (monstrando dolore a dirlo). Vi fu mia sorella Mighina.

I. dil luogo.

R. A casa mia. Fu di dentro, o di fuori del uscio.

I. se detta Mighina, sua sorella, fu in sua compagnia al ballo.

R. Signori sì, tutte le volte che vi andavi ancora mi. Et io l'andava a chiamare.

Et monita a dir dell'altre compagne.

R. Mia sorella Giacomina, moglie di Christoforo del Valar, è venuta ancora lei là, in mia compagnia, al ballo; ancora Martha di Urbanino, figliola quondam di Maria de Zoanin, sorella di Tonio di Gioan di Pedrott; ancora Mighina sorella della sudetta Martha, moglie di Giacom del Sosio, sono tutte streghe; ancora Abondio del Sartor, Madalena sua sorella, Giacomina moglie di Tonio ditt il Seint.

I. se ha fatto maleficio alla moglie di Cristoforo del Bugliolo, per il quale habbi disperso (49) da sei creature.

R. Signori, sì, io ho fatto il maleficio con gettarli adosso un poco di quella polvere.

I. se ha conosciuto in tali attioni Appolonia, moglie di Cristoforo del Folonaro.

R. Signori, sì, che tante volte l'ho conosciuta al ballo.

I. se la verità è che essa habbi havuto pensiero di far cader il monte della Reite (50) sopra la Terra Maestra.

R. Signori, sì, che haveva questa intentione.

I. se ha fatto cader dal gran sasso di Scianno (51) quel grande sasso nel campo di quei de Facetto, sotto la via di Pedenosso, di fuori di Isolaccia.

R. Signori, sì.

Die iovis 5 mensis decembris.

Coram magnifico concilio constituta fuit Dominica antescripta, cognominata la Chieriga, pro finali constitutione. Et interogata che averti bene che, essendo questa l'ultima volta che s'ha di costituire, vogli pensare a dir la verità, et se per sorte nelle sue nominationi havesse fatto torto a qualche persona, vogli raccomodare i suoi constituti, et s'altrimenti ha detto la verità confirmarli.

R. Io ho detto la verità, né ho scrupolo di haver fatto torto a persona alcuna.

Et pro maiori cautione fuit ordinatum quod illi legantur nomina eorum vel earum quas deposuit ut maleficas scilicet:

Dominicam, eius Dominice filiam confirmavit
Dominicam quondam Vitalis de Pradella confirmavit
Malghertam quondam Ioannis de Pradella, sororem dicte Dominice, nuptam Grosutti Valtelline, confirmavit
Martham, uxorem Nicolai de Scalotta confirmavit
Iacobinam Mottisellam confirmavit
Iacobum de Francischina de Pedro confirmavit
Ioanninam de Pradella quondam Abundii confirmavit
Iacobinam quondam suprascripti Abundii confirmavit
Iacobinam Malencam, uxorem Tonii Illini, Seint confirmavit
Mariam quondam Ioannini de Pedrett confirmavit
Trisam de Livigno confirmavit
Mazacheram de Livigno confirmavit
Gattam de Livigno confirmavit
Balserinum de Pradella confirmavit
Iacobum de Poz confirmavit
Mighinam, eius Dominice Chierige sororem confirmavit
Iacobinam Chierigam, eius sororem confirmavit
Martham d'Urbanin quondam Marie Iohanini confirmavit
Mighinam, sororem dicte Marthe confirmavit
Abundium del Sertor confirmavit
Magdalenam, eius sororem confirmavit
Appoloniam, uxorem Christofori Folonarii confirmavit.

Et pro complemento presentis processus fuit ordinatum quod dicta Dominica lighetur ad torturam et in ea elevetur pro confirmatione habenda eorum quos deposuit post ultimam ratificationem. Que fuit ligata et elevata, et interogata fuit de omnibus et singulis per eam ut supra depositis, (d) recensendo de singulo ad singulum. Et precipue fuerunt illi specificata nomina antescriptarum nominatarum et nominatorum, que omnia ipsa Dominica ratificavit, approbavit et confirmavit ac stetit in illis, declarando predicta omnia vera esse et absque aliqua fraude deposita. Quibus depositis, deposita fuit a tormento et ducta ad solitum locum carceris, animo prosequendi ad sententiam deffinitivam.

(a) Segue una abbreviazione di difficile lettura, forse una V maiuscola.

(b) Nell'originale: bevevorno.

(c) Nell'originale: de verbo de verbo.

(d) Nell' originale: per eam ut supra depositis [ab] ea ut supra.

(1) Domenica Chieriga senior fu processata una prima volta nel 1618. Cf. SB065, SB121 e SB122.

(2) L'interrogatorio di Domenica Chieriga senior è preceduto da una serie di domande contenute nel fascicolo relativo all'interrogatorio della figlia, trascritto prima di questo. Esse seguono le testimonianze raccolte nell'inchiesta contro madre e figlia.

(3) Il soprannome (poi cognome familiare) deriva alle due imputate dalla località di abitazione, Pradèla, frazione di Semogo in Val Cadàngola (Longa 313). A sua volta il toponimo ricalca l'appellativo comune pradèla "piccolo prato circondato da muri", di solito vicino alle case (Longa 205).

(4) Le promesse e le lusinghe, tanto quelle fatte alla figlia, quanto quelle fatte alla madre, sono soltanto dei tranelli nel tentativo di far cedere una di esse prima dell'altra e indurle così a confessare più presto, mettendole in contraddizione tra loro.

(5) L'accenno al passaggio alla parlata volgare lascia intendere che i giudici tra loro si intendessero in latino, forse anche per non farsi intendere dagli imputati sulle strategie da usare nell'interrogatorio.

(6) Borm. ant. erbeglia "pisello", più in generale "legume". Non è esatto il senso attribuito dal Longa a erbeglia "erbe dei campi", voce ripresa dagli Statuti civili (c. 144; Longa 58). Anno 1582: mi ascondette despoi un collero [= dietro un nocciolo] sopra il campo della arbeglia; zonchavan [= tagliavano] le baiane delle harbelie [= i baccelli dei legumi] con li coltelli; tolse il follo [= il tegumento] delle arbeglie; 1611: passò giù con il sachetto delle erbeglie; 1640: andai allhora a caricare una lolza [= slitta] di arbeglie; 1643: in un suo horto a pigliar delli arbeglioni; 1644: haveva trovato tre cose come fave d'arbeglie (QInq). Dal lat. ĕrvĭlia "llenticchia, pisello" (REW 2909). Il significato che compare in questo processo prepara lo sviluppo ormai desemantizzato del cep. ant. gnà rebìglia "nulla", «neppure una piccolissima cosa", divenuto rafforzativo di negazione. Posch. ribìglia "coserella, segno, indizio", gros. rebì(g)lia "poco", in preposizione negativa "praticamente nulla", gnè crìa rebìglia "pochissimo" (DEG 691).

(7) Borm. mósgena "mucchio di sassi e di terra in mezzo alla campagna", furv. mósgana (Longa 164), dal prelat. *mucĭna "accumulo di sassi" (REW 5800; REWS 5711a; Stampa 141-2; IEW 1,752). Surselv. muschna "accumulo di sassi ai margini dei campi" (NVS 660), gros. mösna "accumuli di pietre su fondi bonificati" (DEG 551).

(8) Le adunanze e le feste con musica erano viste in genere come peccaminose. Ancora nella testimonianza dell'Angiolini, Commissario del Dipartimento dell'Adda, incaricato di una relazione etnografica ai tempi di Napoleone nell'anno 1811, leggiamo: «I villici sono portati a personificare gli enti morali, o per meglio dire molti di questi. Quindi è che il giuoco, il ballo ecc. sono per essi qualche cosa di reale, a cui danno moglie. Queste mogli comprendono tutte le idee schifose e ributtanti; e quando si vuol nominare od indicare con disprezzo una vecchia squarquoia, si dice della stessa che assomiglia alle femmine del ballo o del gioco». «Pochi sono i divertimenti di questo popolo, cui il continuo travaglio toglie il tempo materiale e la volontà di divertirsi. Nei giorni festivi passano l'intervallo fra il mattutino e il vespro a dormire coricati sull'erba, se la stagione il permette. Qualche partita alla mora, in cui di giuoca qualche boccale di vino, termina la giornata. Neppure il Carnovale non presenta alcuna differenza dalle altre stagioni, se si eccettui qualche festino che si fa piuttosto al rumore che al suono d'un colascione. I così detti signori, cioè le persone civili poi si divertono ove più ove meno col mascherarsi e girare di notte, accompagnati da suonatori, per le case de' contadini, ove giunti si pongono a danzare, e dopo il primo ballo si scoprono. In ciaschedun paese sono delle conversazioni presso ai particolari, dove si giuoca al tarocco o al tresette» (AST 8,66 e 68). Lo stesso si deve dire del mangiare e bere in compagnia.

(9) Verbo scomparso. Vale "piangere, dolersi, lamentarsi". Anno 1598: intrata nella corte, sentitte a plurare; 1610: si plurava d'un genocchio, dicendo che l'era droverzata [= caduta a terra]; 1660: ha plorato qualche cosa; 1660: si plurò con lei che di questo fatto fusse datta la colpa a lei; 1680: haveva dolor di testa et sempre prorava (QInq). Lat. ploōāre "piangere" (REW 6606).

(10) Il suffisso -èc' non ha sempre valenza spregiativa. In questo caso è usato con risvolto vezzeggiativo, sottolineato anche dall'agg. bel.

(11) Tanto al fiato quanto all'occhio sono riconosciuti poteri straordinari. Si pensi al malocchio.

(12) Il dubbio insinuato avrebbe dovuto far riflettere i giudici, i quali tuttavia non se ne lasciano neppure sfiorare.

(13) Qui nel senso di "osservai, mi accorsi".

(14) Borm. masc'càrpa, valli masc'chèrpa "ricotta stagionata" (Longa 142). Poco sotto si parla di latte mascarpino. Si tratta dunque del latte che si ricava dopo l'estrazione della ricotta. Dall'interrogatoria risulta che il latte era di pecora. Si è proposto di intendere la voce come un composto gallico di *mapo-scarpā "figlio (nel senso di "prodotto") della separazione", dalla rad. ie. *sker- "tagliare, dividere" (IEW 1,938 ss.). Tart. maschèrpa, maschérpa "latticino ricato dal siero, con l'aggiunta di un po' di latte" (DVT 649-50).

(15) Borm. ant. bàrba masch. "zio" (Longa 26-7).

(16) Più avanti viene data anche la variante busciolo. Borm. ant. bùsciola "bossolo, cilindro di legno dolce attraverso il quale passa e gira liberamente l'asse del rocchetto nel mulino" (Longa 43).Qui "barattolo di legno". Dal gr.-lat. bŭxĭda "barattolo»" derivato da pyxis "barattolo, scatola", da cui anche pisside (REW 6892; LEI 8,531).

(17) Borm. ant. desc'pö "poi, dopo, dietro", scomparso, desc'pùs "dietro, a ridosso" (Longa 52). Anno 1660: il bastardo si era nascosto desposo la pigna… andò desposo la pigna al caldo; 1664: il signor dottor Mottino, qual era despos un legno; 1676: l'havevo messa despos la pignia sotto certi sdrazzi; 1679: despois casa nostra (QInq). Dallla cumulazione di proposizioni de ex post "dietro, dopo" (REW 6684).

(18) Borm. de per nó "da sole".

(19) Soprannome che ripete il nome di qualche località Limedèc', da lìmet, furv. lìmat "limite, sentiero che fa da confine fra terreni contigui" (Longa 128), lat. līmes, -ĭtis "confine" (REW 5048).

(20) L'espressione sànto Paradìs era ancora molto usata dalle persone più anziane fino a metà del secolo scorso, come punto di riferimento della speranza cristiana.

(21) "Le dieci di sera".

(22) "Barattolo di legno".

(23) Dial. della Valdidentro chesét(a) nell'accezione specifica di "casotto, baitello per la conservazione del latte" (Longa 101, sotto cànua "cantina").

(24) Anche da qui si coglie come ci fosse la convinzione che l'arte si trasmettesse di preferenza all'interno della famiglia.

(25) "Se mi volete". Il pronome em rispecchia una variante proclitica probabilmente in uso al tempo dell'interrogatorio, ora scomparsa.

(26) Probabilmente un salvacondotto, del quale non si trova traccia altrove nel processo. Le promesse tanto alla madre quanto alla figlia sono state molte, tutte disinvoltamente eluse.

(27) Più avanti troviamo: in Valia, sotto l'imitale del uscio del casetto. S. Maria Maddalena umidàl (de l'usc) "soglia o limitare della porta", piatt. ant. umidàl "stipite", liv. emedàl "stipite della porta" (Longa 57 e 265). Anno 1631: venendo io da Fedaria, ritrovai detto Francesco assetato [= seduto] sul limedale dell'uscio. Dal lat. līmĭtāris "limitare, soglia" (REW 5052).

(28) Borm. ridót "convegno di gentaglia", voce ancora in uso da parte di qualcuno. It. ridotto "locale da baldoria", più tardi "da gioco, da ballo", dal lat. redŭctus "luogo appartato" (REW 7149; DEI 5,3250).

(29) Borm. su in cò "su in cima", in cò del paés "in capo al paese", ió in cò "giù in fondo" (Longa 108-9), dal lat. caput "testa, sommità" (REW 1668).

(30) La mancanza di lacrime, accuratamente annotata, era considerato un segno di incapacità di pentimento e quindi di soggezione al demonio.

(31) Borm. cendré "focolare" (Longa 45), dal lat. med. cĭnĕrētum "luogo dove si raccoglie la cenere" (REW 1929). Il focolare nella casa era considerato un'area particolarmente sacra.

(32) Particolare interessante sullo svolgimento dei processi. Perché i giudici risultassero immuni dalle aggressioni del demonio, gli interrogatori si facevano precedere dalla benedizione.

(33) Rispettivamente nei sagrati della chiesa di Pedenosso e di Semogo.

(34) Borm. bombolìf "ombelico", cep. bombulìf, furv., piatt. ant. bombalìf (Longa 36), formazione con raddoppiamento infantile dal lat. ŭmbĭlīcus "ombelico" (REW 9045).

(35) "Piuttosto anziana". Borm. vésgia "vecchia", furv. vöglia, la Vöglia "la Befana" (Longa 276), borm. véc', végl "vecchio" (Longa 269).

(36) Antica forma di negazione. Liv. na "no", na franch "no certo", quésc't na e pö na "questo no e poi no" (Longa 168). Forse dalla locuzione ne hac (REW 5951). Lig. na "no", vegl. na.

(37) Il diminutivo femolìna "donnetta" è uscito dall'uso. Ora si direbbe femenìna debén "donnetta dabbene, per bene".

(38) Dial. al par pö ànca "mi pare perfino".

(39) Si chiama "scuola" e ha il proprio "Maestro". Il nome richiama direttamente quello delle confraternite religiose, a imitazione delle quali e in contrapposizione con quelle, si sarebbero formate le congregazioni di Satana.

(40) Testimonia ancora il Longa nei primi decenni del secolo scorso, sotto la voce levégl: "avelli o sotterranei scavati nel sagrato attorno e accanto alle nostre chiese, dove cento anni fa si gettavano i cadaveri, seppellendoli avvolti e cuciti in un semplice lenzuolo e senza cassa" (Longa 128).

(41) "Seduto".

(42) Borm. ant. àva "nonna" , anche nella forma dimin. Con l'articolo concresciuto laìna "nonna, ava" (Longa 122), dal lat. ava "nonna, antenata" (REW 813).

(43) Soprannome che ricopre il professionale rasighéir "colui che sega i tronchi per ricavarne assi, segatore, segantino", cep. rasigòt (Longa 209), deverbali da rĕsĕcāre "segare, tagliare" (REW 7241).

(44) Sottile lusinga, della cui realizzazione i giudici non erano certamente convinti.

(45) Quella legata a tutto ciò che è negativo. In altri processi appaiono altri ingredienti ripugnanti messi nel calderone per fare l'unguento dei malefici.

(46) Particolare al quale i giudici sembrano credere senza difficoltà.

(47) "Nei ritrovi avuti, nei sabba".

(48) Gioan Pietro Rocca era un bravo intagliatore, padre di Baldassarre, pittore, e di Elisabetta, che, nel 1715, sarà l'ultima donna giustiziata come strega nel Bormiese.

(49) Borm. disc'pèrder nel senso eufemistico di "abortire".

(50) La Réit, talvolta trascritto anche l'Aréit è il monte che sovrasta Bormio (Longa 294), negli Statuti civili bormini: pasculare in Areite (c. 277). La documentazione più antica riporta Lareyto, rendendo certi dell'etimologia lat. da larĭctum "lariceto", come è possibile constatare ancora al presente (REW 4914).

(51) Si tratta di uno dei sassi ancora visibili nei pressi del cimitero di Isolaccia. Scègn grande scalino roccioso incombente su Isolaccia, sul quale si apre una larga prateria, negli Statuti boschivi valle de Xano (Longa 314). Dal lat. *scamnŭlum "sgabello", a motivo della conformazione del ciglione, attraverso *sclamnu (REW 7649; Bracchi, Aevum 64,515; Bracchi, BSSV 51,91).