Le ragioni di una ricerca

Il progetto ArchiLett – Archivi letterari lombardi del Novecento nasce da una riflessione sulle vicende di questi insiemi documentari, e dalla constatazione che la natura per lo più mista degli archivi dei letterati, a metà tra la raccolta di manoscritti e il vero e proprio archivio, ha sinora impedito la messa a punto di criteri condivisi per il loro trattamento e la loro descrizione. I vari orientamenti dei conservatori, in cui di volta in volta prevalgono preoccupazioni storico-archivistiche o letterario-filologiche, hanno infatti portato a soluzioni varie, tutte con aspetti interessanti condivisibili ma tutte con un inconveniente: l’impossibilità di allineare le descrizioni in modo tale da salvaguardarne le peculiarità e garantirne la lettura e la consultabilità in un quadro comune che possa favorirne una migliore conoscenza e una più larga circolazione.

Si è perciò pensato che un primo passo in questa direzione fosse la definizione di criteri in grado di soddisfare le esigenze generali. In tali criteri un ruolo centrale occupa la descrizione d’insieme dei fondi e la ricostruzione della loro storia, dal momento della scomparsa del produttore sino al loro approdo presso gli attuali conservatori. In molti casi è difficile, se non impossibile, ripercorrere a ritroso questo percorso illustrando come il fondo ha assunto l’aspetto attuale, ma la speranza è anche quella di sollecitare una più sistematica raccolta di informazioni al momento dell’acquisizione, specialmente quando le carte vengono conferite direttamente dall’autore o dai suoi eredi.

Un altro aspetto qualificante della ricerca, a fronte della varietà delle soluzioni praticate, è consistito nella messa a punto di un criterio di distinzione delle unità applicabile a situazioni diverse ma riconducibili alla tipologia di fondi circoscritta. L’assoluta prevalenza di documenti che rientrano nella classe dei manoscritti letterari ha evidenziato la necessità di distinguere le unità sulla base di due principali parametri: la continuità/discontinuità del supporto e la continuità/discontinuità del contenuto. Questa scelta non è stata dettata tanto da un orientamento disciplinare quanto da un esame della natura e della struttura dei materiali conservati, ed è parsa l’unica in grado di scongiurare i rischi derivanti dalla sovrapposizione di schemi interpretativi solo apparentemente appropriati, e spesso applicati, come quello bibliografico. Ricondurre materiali diversi a un’unità coincidente con un’opera letteraria riconoscibile sulla base di un confronto con le risultanze bibliografiche significherebbe infatti costringere al di sotto di un’etichetta unica materiali che possono avere conosciuto, prima o dopo la comparsa a stampa di loro parti, una storia diversa, che verrebbe in tal modo tradita o del tutto cancellata.

Testo a cura di Simone Albonico