Un palazzo per il Museo di Storia Naturale di Milano

Il Museo di storia naturale, 1918

Il Museo di storia naturale, 1918.(CAF, Milano, FMA528.2)

Tutti i bambini di Milano sono stati almeno una volta al Museo di Storia Naturale e non pochi genitori tornano con i propri figli per rivivere classici immutati e scoprire cose nuove.
Anche se non c’è più il minerale radioattivo Pechblenda che faceva gracchiare il contatore Geiger, conforta l’idea di provare ancora un brivido davanti al diorama dell’Anaconda che dal 1965 ipnotizza la preda non sfigurando al confronto dei sei nuovi diorami sulle foreste pluviali dell’asia e dell’africa allestiti nel 2017.
E tranquillizza sapere che il leggendario Triceratopo esposto negli anni ’70 convive pacificamente con il più recente dinosauro Tito.

Se l’attenzione del visitatore si rivolge giustamente al contenuto del Museo, è interessante scoprire la storia dell’edificio che lo racchiude: un’architettura eclettica, severa e ricca di rimandi storici, che oggi sembra far parte da sempre del paesaggio dei giardini pubblici.
Il Museo fronteggia solitario i nobili palazzi di corso Venezia, e solo nel 1930 verrà affiancato dal Planetario, piccolo satellite neoclassico disegnato da Piero Portaluppi.

Il Museo, inaugurato parzialmente nel 1892, è un prodotto della cultura milanese di fine ‘800, un’opera pubblica all’avanguardia per l’Italia di allora dove si uniscono,  sotto la guida di una decisa volontà politica, varie istituzioni scientifiche con l’apporto di collezioni private. Sia la concezione – non solo esposizione di reperti ma luogo di didattica e ricerca – sia l’architettura, imponente ma razionale, lo inseriscono di diritto nel novero dei suoi omologhi internazionali.

Alla data dell’inaugurazione, Milano, come parte della Lombardia, conosce da almeno vent’anni uno sviluppo industriale senza precedenti, vivendo appieno le innovazioni dell’epoca: il vapore, le ferrovie, l’acciaio, l’elettricità, il motore a scoppio. Piccole officine o botteghe artigiane diventano fabbriche specializzate, come fino ad allora erano state prevalentemente le industrie tessili, per fabbricare di tutto, in tutte le zone.
Nel periodo 1870-1891 nascono imprese come Pirelli, Tecnomasio Italiano, Ceramica Richard, Officine meccaniche Riva, Edoardo Bianchi, Breda, Ercole Marelli, e le aziende di strumenti scientifici Salmoiraghi e Koristka. Tra il 1896 e il 1910 nasceranno la Borletti, la De Angeli Frua, la Falk, e non ultime, l’Isotta Fraschini, l’Alfa, le moto Gilera.

A fine secolo sono attivi, alcuni da decenni, gli editori e stampatori Vallardi, Pirola, Treves, Ricordi, Sonzogno, Hoepli, Bietti, Paravia, in parte impegnati nella divulgazione scientifica. Scapigliati e musicisti animano la vita culturale, si fondano scuole professionali, crescono le Società di Mutuo soccorso.

Il Museo verrà concluso nel 1907, sarà bombardato, cambierà molte volte gli allestimenti, continuando la sua missione di centro di ricerca e di divulgazione, fino ai restauri del 2013 che gli restituiscono l’aspetto originario. Il percorso, a partire dalla ricca documentazione raccolta dal volume citato, racconta la lunga storia dell’edificio, che nel suo impianto spaziale e decorativo riflette la cultura dell’epoca, ancora legata a modelli della classicità, ma cosciente dei cambiamenti in atto.

Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2017 [cm]