I tesori della Valchiavenna – Il Museo diffuso

 

La peculiarità del patrimonio artistico italiano è la sua capillarità, la sua larga diffusione nei luoghi anche più remoti e defilati, il suo forte legame con il territorio, con la sua gente, con la sua storia.
In Italia, come sottolinea Antonio Paolucci, “il museo esce dai suoi confini, si moltiplica, occupa ogni angolo della città, sta all’ombra di ogni campanile”. Il Belpaese insomma è un “museo diffuso”.

E’ questa una realtà che emerge a evidenza anche in Valchiavenna, dove gli antichi borghi, le chiese e gli edifici storici di architettura civile, o anche semplicemente singole opere d’arte, sono a testimoniare i valori culturali e religiosi e identitari della comunità.

Il piccolo sacello di San Fedelino a Novate conserva, con i suoi affreschi del XI secolo le più antiche testimonianze pittoriche del territorio della Diocesi di Como. Troviamo invece un significativo documento di scultura rinascimentale tedesca nella chiesa di Santa Croce a Piuro, dove fa bella mostra di sé l’ancona firmata e datata 1499 da Ivo Strigel di Memmingen.

L’epoca barocca è rappresentata da eccellenze come l’apparato decorativo realizzato da Giuseppe Nuvolone nella cappella Pestalozzi della collegiata di Chiavenna, o ancora di più le strepitose tele di Jacques de Létin inviate alla chiesa di Santa Maria Assunta a Prosto da Marc’Antonio Lumaga, emigrato a Parigi.
La chiesa della Santissima Trinità a Novate Mezzola costituisce un insieme tra i più affascinanti della valle, con le pale dei pittori comaschi Giovanni Battista e Giovanni Paolo Recchi e gli affreschi realizzati da Pietro Bianchi detto il Bustino e da Giulio Quaglio.

Non ultimo, vi sono le oreficerie degli emigranti, opere d’arte d’eccezione inviate da chi, per ragioni economiche, si trasferì a Napoli, Roma, Venezia, Palermo. Un nucleo tra più importanti si conserva nella parrocchiale di Gordona.

Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2019 [cm]