La Brianza e le guide ottocentesche

*Codificazione del paradigma della Brianza* Nel corso dell’Ottocento si elaborò, in maniera definitiva, il paradigma della Brianza come sede privilegiata, grazie ad una particolare condizione climatico-territoriale, della villa di delizia; se ne ricercarono origini sempre più remote, fino a collegarsi a leggendarie scelte della regina longobarda Teodolinda. Il tema divenne oggetto di trattazione costante per questo tipo di pubblicazioni, ma ebbe notevole fortuna anche nella narrativa contemporanea, compreso il genere storico. Non mancarono trattazioni ironiche dell’argomento, si pensi ai manoscritti sul rituale del vivere in villa redatti e illustrati da Alessandro Greppi nel terzo quarto dell’Ottocento, in occasione della villeggiatura nell’avita dimora di Casate Vecchio, con frequenti riferimenti a scambi di visite con i Somaglia nel "Gernetto":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-03796/, già Mellerio, con i Litta a "Vedano al Lambro":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09247/, con i Trivulzio a Usmate e con i Confalonieri a "Verderio":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LC120-00305/. La Brianza fu sede preferenziale di dimore signorili sino ai primi decenni del XX secolo. Il tono della guidistica rimase invariato nel sottolineare, nonostante la crescente industrializzazione del territorio, un ambiente caratterizzato da un “ventaglio di delizie” immerse nella bellezza del paesaggio e legate ad antiche tradizioni agricole. Tale immagine emerge ancora nel fascicolo dedicato alla Brianza della serie Sonzogno _Le Cento Città d’Italia illustrate_, sottotitolato _Il giardino della Lombardia_, edito dopo il 1918. In esso, tuttavia, viene capillarmente descritta la ricchezza delle variegate possibilità di trasporto: dalla rete ferroviaria a quelle tramviarie, utili per giungere nei pressi delle numerosissime ville elencate. Spesso le indicazioni si riducono alla semplice menzione, importante tuttavia per seguire i passaggi di proprietà, talvolta assai rapidi, di ville. È molto evidente la tendenza a citare, oltre agli edifici storici ritenuti di rilevanza irrinunciabile a partire dalla "villa Reale":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00109/ di Monza, quelli di più recente costruzione. Nel corso dei decenni diventa sempre più palese la volontà di celebrare le opere di artisti contemporanei. In _Milano e il suo territorio_ (1844) Luigi Tatti privilegia l’illustrazione di ville costruite negli ultimi decenni: quali il "Belvedere":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-04031/ di Macherio, con intervento di Canonica, o il "Gernetto":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-03796/ di Lesmo su progetto di Gian Luca della Somaglia, ove non manca di ricordare il gruppo di _Ettore e Andromaca_ di Giuseppe de Fabris e la presenza di sculture di Antonio Canova. Grande apprezzamento gode lo stile neogotico, tanto che, della "villa Tittoni Traversi":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-02959/ di Desio non viene neppure citato il determinante impianto classicista, realizzato su disegno di Simone Cantoni, per dedicare il maggior spazio possibile agli interventi di Pelagio Palagi sulla facciata e, soprattutto, nel progetto della torre, con inserti di opere ritenute di primo Cinquecento, ormai alle soglie dell’eclettismo. Poco dopo la metà del secolo, Ignazio Cantù, e il più celebre fratello Cesare, autore di numerose pubblicazioni di carattere storico-descrittivo, si spingevano ancora oltre nel più tardo _Viaggio ai laghi Maggiore, di Lugano, di Como, al Varesotto, alla Brianza e luoghi circonvicini_ (1858), trattando della "villa Gallarati Scotti":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09369/ di Oreno, dove _“il vecchio di Cantoni alternasi col moderno elegantemente costrutto dell’architetto Crivelli”_. *Altre guide ottocentesche* Dalla prima metà dell’Ottocento, come attestano le raccolte di incisioni di pretto gusto romantico realizzate da Friedrich e Carolina Lose (1823) nel _Viaggio pittorico_, la guida di Carlo Amoretti, e le raffinate memorie di Stendhal, si manifesta la predilezione per le aree più settentrionali del territorio brianteo e per i luoghi adiacenti i laghi, in particolare quello di Como. È territorio animato da specchi d’acqua e da macchie boscose, più simile all’imperante gusto del giardino paesaggistico; tale fatto comporta un più o meno costante abbandono delle antiche residenze sorte in pianura, più prossime a Milano, come prescriveva la trattatistica sei-settecentesca. Tale fenomeno trova preciso riscontro nella guidistica, che esclude dalla trattazione parte delle ville storiche, come nel caso di Biassono, spesso ricordata per aver dato i natali all’arcivescovo di Milano Ansperto, ma non per l’imponente "villa Verri":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-00961/. È contemporaneo un gusto per la descrizione del paesaggio e l’illustrazione dello stesso secondo una visione di tipo panoramico, che si estende ben al di là della visibilità dei più o meno ampi giardini e parchi delle dimore.
Ignazio Cantù, Le vicende della Brianza e deIgnazio Cantù, Le vicende della Brianza e deVimercate (frazione di Oreno), Villa Gallarati Scotti, particolare del corpo di fabbrica posto a chiusura di un fianco della corte dVimercate (frazione di Oreno), Villa Gallarati Scotti, veduta della facciata principale e della corte d