Le multivisione

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Dagli anni Settanta Hammacher lavora alle multivisioni, ovvero sequenze di diapositive montate su caricatori carousel tra loro sincronizzati per la visione su uno o più schermi. Per la realizzazione di ogni multivisione il fotografo esegue riprese intenzionalmente finalizzate allo specifico metodo di proiezione, completandole con una colonna sonora originale da lui stesso elaborata.
Dal 1972 al 1992 Hammacher realizza dodici multivisioni; esse costituiscono uno degli aspetti maggiormente significativi del linguaggio dell’autore, che contestualmente all’ampliamento del panorama dei linguaggi e dei mezzi artistici caratterizzò il momento storico, con esse indaga i rapporti e le concordanze profonde tra forme del paesaggio naturale e ritmi dell’intervento dell’uomo.

Nel 1973 Hammacher acquista il suo primo registratore con il quale inizia a riprodurre suoni e rumori della vita di ogni giorno, che utilizzerà, rielaborandoli, per le colonne sonore delle multivisioni.

“Freeflower”, restaurata e tradotta in versione digitale in occasione della mostra, fu ultimata nell’aprile 1973. Duecentododici diapositive selezionate da ottocento immagini tra diapositive e pellicole, due proiettori su due schermi posti uno accanto all’altro e una colonna sonora con l’elaborazione di suoni degli ingranaggi delle macchine agricole, costituivano la multivisione originale. Nell’opera (15 minuti e 52 secondi di durata) l’autore realizza un montaggio diacronico dei rilievi fotografici compiuti su due chilometri quadrati di territorio agricolo oggi compreso nell’area del Parco del Ticino.

“Freeflower”, con l’esplicita forza espressiva insita nella tecnologia utilizzata per la visione e i suoi suoni, rappresenta una presa di coscienza critica e al contempo una testimonianza dell’avanzare della meccanizzazione su di un territorio fino ad allora regno della vegetazione spontanea, dei fiori selvatici, non soggetti all’intervento dell’uomo: appunto, free flowers.