Villa Reale - complesso

Monza (MB)

Indirizzo: Viale Brianza, 2 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Monza (MB)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Configurazione strutturale: La villa è costituita da un corpo centrale articolato su tre lati di una corte nobile pressoché quadrata; questo è sviluppato sostanzialmente tutto su due piani, nel corpo mediano e su due livelli di minore altezza raddoppiati anche da piani ammezzati di servizio nelle due lunghe ali simmetriche, a loro volta concluse da due corpi quadrati più bassi. L'avancorpo sinistro è occupato dalla Cappella elaborata secondo una pianta a croce greca. Sul lato opposto, identico nelle forme, è collocato il corpo della ex-cavallerizza. Ai lati del blocco centrale si innestano due lunghi corpi. All'estremità di quello nord-ovest si trova una sala, a pianta circolare, la "Rotonda", che si collega con il lungo corpo ortogonale. All'estremo sud del cortile grande è presente un edificio con pianta a C. I muri perimetrali sono in laterizio con volte in muratura al piano terra e al primo piano nobile nei corpi residenziali centrali. Le coperture sono a 4 falde con manto in coppi di laterizio

Epoca di costruzione: 1777 - 1780

Autori: Piermarini, Giuseppe, progetto; Canonica, Luigi, ampliamento; Albertolli, Giocondo, decorazione corpi residenziali centrali; Appiani, Andrea, decorazione Rotonda; Brenna, Giovanni, progetto parco; Fontana, Carlo Giovanni, decorazione vestibolo e appartamento della Regina; Frassi, Fermo, decorazione vestibolo e appartamento della Regina; Levati, Giuseppe, decorazione corpi residenziali centrali; Majnoni d'Intignano, Achille, decorazione corpi residenziali centrali; Mariani, Pietro, decorazione vestibolo e appartamento della Regina; Rossi, Lucio, decorazione sale attigue al salone da ballo; Tarantola, Luigi, rifacimento; Tazzini, Giacomo, rifacimento Rotonda; Traballesi, Giuliano, decorazione corpi residenziali centrali; Marchese di Villamarina, rifacimento appartamento reale; Villoresi, Luigi, progetto parco; Zelbi, Carlo, decorazione vestibolo e appartamento della Regina; Carbonara, Giovanni, concorso internazionale, progetto vincitore; De Lucchi, Michele, progetto di restauro; Putaturo, Giulia, restauro, direzione lavori

Comprende

Descrizione

Monza, città oggi capoluogo di Provincia, vanta un ricchissimo patrimonio artistico e influenza culturale ben oltre i confini storicamente propri; un'autonomia non solo territoriale, pur continuamente rapportata alla città centrale per eccellenza, quella Milano da cui dista una manciata di chilometri.
Villa Reale appare fra le fronde dell'alberato viale Cesare Battisti, ultimo e residuo tratto piantumato dopo l'avvio milanese di viale Fulvio Testi e dei successivi, sconcertanti, viali Brianza e Lombardia. Nel solco della migliore tradizione urbanistica, ancora ai primi del Novecento la villa era annunciata già dalla periferia milanese dallo splendido viale di platani a quadruplo filare voluto da Napoleone.
Al pari dei più blasonati esempi italiani, da Caserta a Stupinigi e Venaria Reale, la villa di Monza si confronta sul piano internazionale con Versailles e Schönbrunn, perno di un sistema del quale fanno parte il palazzo al bordo della vasta proprietà, le ville Mirabello e Mirabellino, edifici minori di origine rurale preesistenti, un vastissimo parco di oltre 730 ettari, dimensione europea non del tutto compresa già a partire dal Ventennio, tra significati culturali, ruolo ambientale, uso e compromissione degli spazi.
L'edificio progettato da Giuseppe Piermarini è organizzato sul corpo centrale cui due ali maggiori danno forma ad U, cortile d'onore al quale si attestano, al limite della monumentale cancellata a lance dorate, i due volumi della Cappella, a pianta centrale, e della Cavallerizza. Da questi dipartono i fabbricati minori e di servizio, un tempo simmetrici, a definire un più ampio proscenio di corte, introduzione allo spazio regale anche nel graduale incremento delle altezze, sino ai quattro livelli del corpo centrale, attraverso una regola ortogonale alla quale fa mirabile eccezione la Rotonda, affrescata da Andrea Appiani, cerniera tra gli appartamenti privati e il Serrone, Orangerie già piermariniana, realizzazione di poco più tarda di Luigi Canonica, assieme al Teatrino di corte.
L'architetto folignate è insuperato nell'apprendere la lezione di Vanvitelli a Caserta, dove lavorò come allievo, e riferendosi a desideri ed esigenze dei regnanti ne traduce lo spirito già a partire dall'impianto della villa che ha nella facciata rivolta al parco una maggiore rilevanza architettonica, dichiarando esplicitamente l'orientamento verso Vienna, a sottolinearne il legame.
Dall'articolazione dei corpi di fabbrica derivano immensi prospetti, relativamente autonomi nel perfetto equilibrio e proporzione, aperti da una moltitudine di finestre, ornati da cornici, lesene e fasce marcapiano. Verso il parco la facciata ha marcati aggetti e semicolonne, con una scalea centrale che sale alla terrazza dalla quale si accede al vestibolo circolare delimitato da colonne. Frontale è la grande sala del trono, a doppia altezza, fastoso spazio per feste e cerimoniali sovrastato da una balaustra dalla quale si passa al piano nobile.
Atri e disimpegni, scaloni, colonne e archi, balaustre e poi stanze e saloni, una moltitudine di ambienti che oggi conservano solo parte del ricchissimo apparato decorativo, stucchi ed affreschi in gran parte opera di Giocondo Albertolli, Giuseppe Levati, Giuliano Traballesi, e poco dell'inestimabile arredamento, con opere ad intarsio dell'ebanista Giuseppe Maggiolini, di cui rimane la Biblioteca.
Moltissimo è andato perduto nel corso del tempo ma ciò che rimane non impedisce la comprensione del richiamo esercitato dalla Villa Reale. Accanto agli ambienti già citati ricordiamo il Salone d'Onore, il Salotto Giapponese, il Salone da pranzo, con decori di Traballesi, la Sala degli Arazzi, la Sala degli Specchi, con decorazioni di Albertolli, la Biblioteca della Regina, l'Armeria reale e l'Appartamento di Umberto I.
I lunghi decenni di oblio del gran palazzo sono un caso eclatante e non isolato nel Belpaese che, indifeso, andava perdendo nel volgere del secondo Novecento gran parte della decantata bellezza.

Notizie storiche

Della Villa Reale di Monza narra una lunga storia imperniata sul potere e governo degli Asburgo, poi dei Francesi e, infine, dei Savoia.
Il grandioso edificio della Corte Asburgica, costruito tra il 1777 e il 1780 su disegno di Giuseppe Piermarini, fu voluto dall'arciduchessa Maria Teresa per il figlio Ferdinando, affiancando alla residenza milanese una dimora di campagna, allora splendida di forme tra coltivi, boschi e limpidi corsi d'acqua.
L'area venne acquisita nel territorio già ambito dalla nobiltà milanese, nei pressi delle residenze agresti del Cardinal Durini, villa Mirabello e Mirabellino, poi comprese nell'ampliamento ottocentesco del parco.
Sfruttando la morfologia del sito, la villa Arciducale fu eretta sul lieve rilevato ai margini della proprietà. Con ingenti risorse e il progressivo incremento della possessione, l'iniziale palazzo prese forma monumentale, non mancando nulla alla scenografica rappresentazione dei desideri imperiali, soprattutto del Serenissimo Arciduca: imponente l'architettura neoclassica, ampio il parco, ricchissimo l'apparato decorativo, di gran pregio gli arredi.
Il palazzo fu dotato dei Giardini Reali, estesi su 40 ettari e improntati a forme italiane, secondo un disegno a griglia con frutteti e orti botanici, e anglosassoni, con prati e radure, alberi isolati o addensati a macchia.
Dopo anni di splendore la reggia decadde con l'occupazione delle truppe francesi, per poi tornare a mostrare ambienti e decorazioni dei maggiori artisti dell'epoca risanati in occasione dell'incoronazione di Napoleone a Milano.
L'aurea di rappresentanza fu rinnovata col progressivo, impressionante ampliamento del parco per ordine di Eugène de Beaurnhais, tra il 1805 e il 1810, raggiungendo dimensioni ineguagliate in Europa. Alle forme impresse da Luigi Canonica, "architetto della Repubblica Cisalpina" succeduto a Piermarini, e di Luigi Villoresi, seguirono le sistemazioni del 1819 di Giuseppe Tazzini e, con ulteriore espansione nel 1840, di Giovanni Brenna. La bucolica immagine, con laghetti e ruscelli di derivazione dal Lambro, si completò con ruderi e grotte, tempietti e casini, mulini e cascine su fondi agricoli. Romantica memoria col tripudio di animali che vi dimoravano, tra starnazzare d'anatre e bramiti di cervi, zoccoli duri sulla teppa erbosa in agili balzi per ogni dove nel tentativo di sfuggire allo schioppo delle battute di caccia.
Alterne vicende accompagnarono la proprietà reale alla metà dell'Ottocento, tra i moti del '48 e la proclamazione del Regno d'Italia, col governo trasferito a Torino e la villa che riprese per quarant'anni ruolo privilegiato per la villeggiatura del re Umberto di Savoia. La dimora assunse impronta neo-barocca negli ambienti interni con gli interventi degli architetti Achille Majnoni d'Intimiano, Luigi Tarantola e del marchese di Villamarina.
L'assassinio di Umberto I, il 29 luglio 1900, chiuse per sempre il regale capitolo; la villa abbandonata fu ridotta al silenzio, interrotto dai trasferimenti nell'arco di un ventennio del vastissimo patrimonio di mobilio e suppellettili accumulato.
I lunghi anni di declino e spoliazione andarono di pari passo alle manifestazioni organizzate nella villa e nel parco, compromesso soprattutto dal tracciato dell'autodromo. Non di meno, concorsero all'oblio le divergenze tra Stato ed enti locali su assetti proprietari e gestione dell'immenso bene, protrattesi sino al 1996 con la cessione di gran parte del compendio ai Comuni di Milano, passato nel 2001 alla Regione, e Monza, e il mantenimento al Demanio dell'antica Cavallerizza e dell'appartamento della Regina.
Agli interventi mirati ad arginare le più gravi situazioni di degrado, avviati dalla Soprintendenza in un contesto di incertezza e scarse risorse, si sono aggiunti i progetti di restauro, attualmente in corso, con l'obiettivo di riorganizzare gli spazi museali della villa, anche col nuovo Museo dell'Ottocento Lombardo, e restituire alla collettività l'insigne monumento.

Uso attuale: intero bene: servizi museali

Uso storico: cappella: chiesa; corpi residenziali centrali: appartamenti reali; ex-cavallerizza: scuola; ex-cavallerizza: cavallerizza; ex-cavallerizza: abitazione; ex scuola Borsa: servizio alla villa; intero bene: abitazione; I.S.A.: scuderie; I.S.A.: rimessa; I.S.A.: servizi scuderie; serrone: serra

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Accessibilità: In treno: con le linee ferroviarie
Milano - Bergamo
Milano - Como/Chiasso
Milano - Lecco

In autobus:
z218
Monza - Muggiò - Cinisello B. - Sesto S.G. (M1-FS)
z221
Mariano C. (FNM)-Giussano-Carate B.-Monza-Sesto S. G. (M1-FS)-Milano Bicocca
z222
Monza FS - S. Fruttuoso - Sesto S. G. (M1-FS)
z223
Monza FS (Celere) - Cinisello B. - Milano Bicocca
z224
Monza (Ordinaria) - Sesto S.G. - Milano
z225
Nova M.se - Sesto S. G. (M1-FS)
z227
Muggiò - Sesto S. G. (M1-FS)
z229
Palazzolo (FNM) - Paderno D. - Cinisello B. - Sesto S.G. (M1-FS)

In autobus: dalla Stazione FS di Monza per raggiungere la Villa Reale prendere la linea n° Z221.

Riferimenti bibliografici

Perogalli C./ Bescapè G.C., Ville milanesi, Milano 1965

La Villa Reale di Monza, Monza 1984

Scultura alla Villa Reale di Monza: ipotesi dei Musei civici per otto sculture contemporanee, Milano 1990

Gaeta C., Villa di Monza, splendore e oblio: guida alla villa reale, Renate 1988

La Villa reale di Monza: fotografie, Monza 1991

Villa reale, Mirabello, Mirabellino - progetti per L'Europa, Monza 1991

Pozzi P.F., Villa reale luci e ombre: fotografie, Monza 1993

Cassanelli R., Nell'età di Umberto e Margherita: il parco e la Villa reale di Monza nella fotografia dell'Ottocento, Monza 1999

Radiografia di un degrado: la Villa reale di Monza alla vigilia del restauro, Monza 2000

Ronzoni D.F., La Villa Reale e il Parco di Monza, Missaglia 2000

Villa reale di Monza, Viterbo 2006

Fonti e Documenti

relazione storico tecnica

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Susani, Elisabetta (1996)

Compilazione testi: Garnerone, Daniele

Responsabile scientifico testi: Zanzottera, Ferdinando

Fotografie: Bianchi, Gerardo (?); Bresil, Roberto; Garnerone, Daniele; Latorre, Antonio; Zanzottera, Ferdinando

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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