Lombardia Beni Culturali
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Cartula offertionis pro anima

<sec. XI, dopo il 1041 giugno - sec. XII, metà>, Brescia.

Giovanni del fu Azzone e Inglesenda sua moglie nonché Attone donano per la propria anima al monastero di S. Pietro in Monte la terza parte di una sors massaricia sita nella pieve di Gargnano, località Sostoca, con casa, torchio, teges e con tutte le altre pertinenze.

Copia semplice incompleta del sec. XII ex., ASVat, FV, I, 3503 (SPM, 902) [B]. Nel verso, di mano del sec. XIII: Gargnani.

La pergamena presenta abrasioni e macchie qua e là, oltre a un foro naturale nella parte destra superiore e a un foro provocato da rosicature nella parte sinistra inferiore.
La scrittura della cartula, che si presenta priva del signum iniziale e delle publicationes, ci conduce agli ultimi decenni del sec. XII. Il contenuto sembrerebbe invece riportarci ai primi anni di fondazione del monastero, quando numerosi privati donano piccoli appezzamenti di terra, soprattutto oliveti, nei territori di Toscolano-Maderno e di Gargnano. Non si può peraltro escludere una datazione largamente più bassa, poiché l'ultima donazione pia di beni sul Garda occidentale, proprio in Gargnano, è addirittura del 1140 gennaio (doc. 60). D'altra parte, il formulario delle donazioni pro anima, mantenutosi sostanzialmente integro fino alla metà del sec. XII, non ci è di alcun aiuto per una datazione più puntuale. Anche gli usi linguistici dei notai che hanno rogato documenti della stessa natura nel corso del sec. XI e della prima metà del sec. XII non possono essere accostati, con esiti decisivi, a quelli del nostro testimone, il cui dettato è passato attraverso il filtro dell'autore della copia, operante in piena età comunale, in un contesto culturale di gran lunga più evoluto rispetto all'epoca precedente e comunque più sensibile alla politezza del dettato latino. Tuttavia la sopravvivenza di alcune maniere formali, tanto peculiari quanto grammaticalmente erronee (si osservi, a esempio, l'espressione in cui compare il pronome relativo quibus), richiamano la produzione del notaio Gariardus (cf. docc. 4, 15, 23, 30), attivo tra il 1038 e il 1043 (Repertorio dei notai bresciani). Nonostante tali indizi, abbiamo preferito cautelativamente inserire il documento nel limbo finale dei pezzi acronici, proponendo due paletti temporali del tutto sicuri: il 1041 giugno (si noti nell'inscriptio l'impiego del termine monasterium in luogo di ecclesia, con riferimento a S. Pietro) e la metà del sec. XII, periodo in cui scompare nelle donazioni pie l'arenga tratta da Matteo, 19, 29. L'ultima cartula offertionis pro anima attestata in Brescia con il formulario altomedievale pressoché integro è del 1149 ottobre, Rodengo, notaio Albericus (1140-1154, cf. Repertorio dei notai bresciani), in ASBs, OM, abbazia di Rodengo.

Monasterio Sancti Petri quod dicitur in Monte nos Iohannes filius condam Azonis et Inglesende (a) iugalis seu Attonis: quisquis in sanctis ac venerabilibus locis ex suis aliquid contulerit rebus iu[xt]a Auctoris vocem in hoc seculo centuplum accipiet et insuper, quod melius est, vitam possidebit eternam (1). Ideoque nos qui supra offertores et donatores offerrimus in eodem monasterio pro anime nostre mercede idest ex integra tercia portione de sorte una masaricia iuris nostri quibus esse videntur in plebe Gargnano, loco (b) Sostoca, et est sorte ipsa cum casa et torculo (c) et tegete et area, vineis (d), ca(m)pis, olivetis et rivis (e), omnia ex omnibus quicquid ad ipsam terciam portionem de ia(m)dicta tercia portione pertinet nobis tam in montibus quam in planiciis locis inde aspicientibus, inintegrum. Que autem supradictam terciam portionem de ia(m)dicta (f) sorte iuris nostri superius dicta (g), una cum accessionibus et ingressores earum rerum seu cum superioribus et inferioribus quarum supra leguntur, inintegrum, ab hac die in eodem monasterio Sancti Petri donamus et offerrimus et per presentem cartulam offersionis ibidem habendum confirmamus, facientes exinde pars ipsius monasterii a presenti die proprietario nomine quicquid voluerint sine omni nostra et heredum nostrarum contradictione. Quidem spondimus atque promittimus nos qui supra iugal(es) et Atto, una cum nostris heredibus, parti ipsius monasterio (h) supradictam terciam portionem qualiter supra legitur ab omni (i) homine inintegrum defensare; quod si defendere non potuerimus aut si eandem terciam portionem de predicta sorte per quodvis ingenium subtrahere quesierimus, tunc (j) in duplum eadem nostra offersio pars ipsius monasterio restituamus qualiter pro t(em)pore fuerint meliorate sub estimatione in consimilibus locis; et nec nobis liceat ullo t(em)pore nolle quod voluimus, s(et) quod a nobis semel factum vel conscriptum est sub iusiurandum inviolabiliter c[onser]vare promittimus cum stipulatione subnixa. Actum est hoc feliciter supradicta civitate Brixia.


(a) -s- corr. da g (non si può escludere la correzione inversa); e finale è pure corr. da altra lettera.
(b) La seconda o nel sopralineo.
(c) B to(r)cu(m)lo.
(d) -e- corr. da altra lettera.
(e) Lettura probabile: le prime due lettere, che paiono corr. da altre, presentano un tracciato incerto.
(f) B ia(m).
(g) -t- corr. da d.
(h) -io corr. da ii (meno probabile la correzione inversa).
(i) o- corr. da h.
(j) -c corr. da altra lettera.

(1) MATTH. 19, 29.

Edizione a cura di Ezio Barbieri ed Ettore Cau
Codifica a cura di Gianmarco Cossandi

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