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I Camperio

Carlo Camperio e Francesca Ciani ebbe dieci figli, di cui sei femmine e quattro maschi: Virginia, che sposò Luigi Cobianchi; Carolina (1808-1890), che sposò Antonio Dall’Acqua; il terzogenito Filippo (Philippe) Camperio (1810-1882), scapolo; Luigia, nata nel 1812 e rimasta nubile; Enrichetta (1815-1895), che sposò Giuseppe Pedrali; Giovanna (1817-1892), che sposò Felice Buzzi; Battista, morto in tenera età, nel 1818; Fanny (1821-1913), che sposò Francesco Simonetta; il piccolo Guglielmo (1825-1834), morto a soli 9 anni, e l’ultimo nato, Manfredo (1826-1899), che sposò Marie Siegfried.

Filippo (Philippe) e Manfredo furono due figure risorgimentali certamente diverse, ma accomunate dal medesimo spirito patriottico.

Filippo (Philippe) Camperio, insigne giurista e uomo politico, visse quasi tutta la vita a Ginevra e, anche grazie al legame con gli zii Ciani, fu in contatto con l’ambiente ginevrino dell’emigrazione politica. Nel 1847 ottenne la cattedra di diritto costituzionale che era stata di Pellegrino Rossi, di cui fu allievo ed amico negli anni della gioventù. Corrispondente appassionato di Cristina di Belgiojoso, fu un personaggio importante nella vita politica della città adottiva, accumulando numerose cariche tra cui quelle di membro del Gran Consiglio, deputato di Ginevra nel Consiglio degli Stati della Confederazione e Consigliere di Stato. Non si sposò e non ebbe figli.

Il fratello Manfredo, invece, la figura più conosciuta della famiglia, è ricordato per l’attività cospirativa e rivoluzionaria che svolse durante i moti risorgimentali, e per la sua passione per le esplorazioni e per i viaggi. Sposò il 30 marzo 1871 Marie Siegfried (1841-1930), originaria di Mulhôuse nell’Alsazia francese e proveniente da una moderna famiglia di imprenditori tessili.

Figlia di Jean-Jacques Siegfried e di Louise Blech, Marie fu presidentessa e sostenitrice della Scuola agraria di Aurelia Josz e fu tra le donne che sostennero la necessità dell’istituzione europea della Croce rossa italiana.

Tra i fratelli di Marie si ricordano Jules e Jacques Siegfried imprenditori cotonieri. Jacques Siegfried (1840-1909) fu brillante imprenditore e grande viaggiatore, e collaborò alle attività del fratello, Jules (1837- 1922) il quale, oltre a dedicarsi alla propria azienda, intraprese la carriera politica, che lo portò a divenire sindaco della città di Le Havre nel 1878 e Ministro del Commercio e delle Colonie nel 1892. È conosciuto anche per le numerose istituzioni sociali che realizzò durante la sua carriera, come le scuole, le biblioteche popolari e le abitazioni operaie, per la costruzione delle quali fece approvare la prima legge in materia nel 1894. Fece istituire inoltre a Le Havre, nel 1882, il primo Ufficio d’igiene francese. Sposò nel 1869 Julie Puaux (1848-1922), figlia di un pastore protestante, con la quale condivise ideali e progetti fino alla morte, che li colse entrambi, a pochi mesi di distanza, nel 1922. Julie fu a capo del Consiglio nazionale delle donne francesi e si adoperò a lungo per ottenere il diritto di voto alle donne.

Furono soltanto i quattro figli di Manfredo Camperio e di Marie Siegfried ad ereditare il cognome Camperio: si tratta di Fanny (1872-1890), Filippo (1873-1945), Giulio (1874-1896) e Sita (1877-1967). Unicamente Filippo e Sita, tuttavia, divennero adulti e si sposarono rispettivamente con Eleanor Terry (1878-1960) nel 1911 e con Luigi Alberto Meyer (1859-1928) nel 1899.

La primogenita Fanny Camperio di spense a soli diciotto anni. I suoi diari testimoniano una personalità sensibile ed un’intelligenza vivace.

Filippo (Pippo) Camperio, unico discendente maschio della famiglia, deve la sua fama soprattutto alla guerra russo-giapponese (1904-1905), a cui partecipò in qualità di osservatore militare estero presso l’esercito russo. Fu poi addetto navale a Washington, comandante della piazza di Grado durante la Prima Guerra Mondiale, addetto navale all’Ambasciata d’Italia a Madrid, e terminò la propria carriera col grado di ammiraglio. Sostenitore del regime fascista, si spense a Villasanta il 21 aprile 1945. Dalla moglie americana, Eleanor Terry, ebbe a sua volta 4 figli: Manfredo (1912-1971), Luisa Maria (1914-1947), Terry Dalmazia (nata nel 1918) e Giulio (nato nel 1922).

Giulio Camperio morto precocemente a soli ventuno anni, fu amico e confidente di Guglielmo Marconi, con il quale condivise i primi esperimenti. Grande appassionato di ciclismo e di fotografia, studiò al Liceo di Livorno e all‘École Supérieure de Commerce di Le Havre.

Sita Camperio è nota come pioniera delle crocerossine italiane. Intima amica di Aurelia Josz, fondò infatti a Milano la prima ambulanza-scuola per infermiere della Croce Rossa (1908) e l’ospedale-scuola “Principessa Jolanda” (1912).

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Manfredo Camperio (30 ottobre 1826 – 29 dicembre 1899)

Decimo ed ultimo figlio di Carlo e Francesca Ciani, Manfredo Camperio nacque a Milano il 30 ottobre 1826.

Educato in casa con il cosiddetto metodo inglese, ebbe un’istruzione superficiale a causa della sua irrequietezza e della sua incostanza: dopo i primi studi nelle scuole milanesi Racheli e Boselli, a poco più di quattordici anni venne inviato in collegio a Dresda, dove rimase fino ai diciotto anni, passando poi al liceo di Graz.

Rientrato a Milano per frequentare il secondo anno al liceo S. Alessandro, interruppe ben presto gli studi e intraprese una vivace attività cospirativa frequentando l’antico caffè dei Virtuosi, detto “della Cecchina” in piazza della Scala, noto ritrovo di patrioti.

Individuato dalla polizia austriaca, l’8 febbraio 1848 fu deportato a Linz e successivamente tradotto nelle carceri di Milano, dalle quali lo liberò l’insurrezione di marzo. Dopo aver partecipato ai combattimenti delle Cinque Giornate e alla Guerra d’Indipendenza (prima nel corpo garibaldino del Medici, poi soldato nel Savoia cavalleria), dopo la sconfitta di Novara prese la via dell’esilio, dirigendosi verso l’Ungheria. Avvertito che anche là il moto era stato sconfitto, proseguì poi per Costantinopoli. Rimpatriato nel 1849 grazie all’amnistia, dopo essersi dedicato per qualche tempo all’amministrazione dei fondi paterni, ottenne dal padre il finanziamento per un viaggio e nell’inverno 1851 partì per l’Inghilterra e si imbarcò per l’Australia.

Fallito come cercatore d’oro e costretto ad adattarsi ai più vari mestieri per mantenersi, riuscì a rientrare in Olanda solo sul finire del 1855, raggiungendo in seguito l’Italia. Coinvolto in un duello nel 1856 per aver invitato un ufficiale austriaco ad allontanarsi dal ballo organizzato nella casa milanese del barone Gaetano Ciani, fu costretto a ritirarsi a Varallo Pombia, ospite del cugino e cognato Francesco Simonetta.

Finanziato nuovamente dal padre, acquistò dall’Ospedale di Novara un fondo in località Briona e si dedicò per qualche tempo all’agricoltura, trascorrendo le estati a Belgirate e frequentando intellettuali ed uomini politici in casa Fontana. Nella primavera 1859 si arruolò come soldato semplice nel Savoia Cavalleria e combatté ancora contro l’Austria; continuò il servizio nell’esercito ottenendo il grado di tenente nel 1860. Nel 1863 fu chiamato a Firenze dal generale Manfredo Fanti come aiutante di campo e fu promosso capitano, ma dopo aver preso parte alla campagna del 1866, presentò le proprie dimissioni dall’esercito, deluso per l’andamento della guerra.

Nel 1867 conobbe Jules Siegfried e sua sorella Marie, che sposò quattro anni più tardi, il 30 marzo 1871, a Mulhôuse.

Dopo essersi recato in Norvegia nel 1867, nel 1868 visitò l’Egitto, il Mar Rosso, Ceylon e l’India. Iniziò allora ad occuparsi di questioni economiche e commerciali, sostenendo il potenziamento delle ferrovie meridionali e del porto di Brindisi in vista dei rapporti con l’oriente. Nel 1869 presenziò all’inaugurazione del Canale di Suez e partecipò a Genova al Congresso delle Camere di commercio.

Entrò ben presto nella vita politica, ottenendo la carica di consigliere comunale di Milano dal 1869 al 1875 e di assessore all’edilizia dal 1871 al 1872; nel 1874 fu inoltre eletto deputato nel collegio di Pizzighettone, superando di pochi voti il candidato dell’estrema sinistra, Agostino Bertani.

A Roma, dove visse durante il mandato parlamentare, fu tra i soci del Consiglio della Società Geografica Italiana, fondata nel 1867 su ispirazione di Cesare Correnti, e qualche anno più tardi diede vita ad un periodico proprio, uscito a Milano nel luglio 1877 con il titolo di L’Esploratore (dal 1886 L’Esplorazione Commerciale con altre varianti successive).

Il periodico entrò progressivamente in polemica con la Società Geografica, che nel frattempo aveva inviato una spedizione nel regno etiopico dello Scioà. Fu quindi organizzata un’altra spedizione commerciale in quei luoghi: le sottoscrizioni furono raccolte presso gli uffici del giornale Il Sole e tra i soci figurarono il deputato L. Canzi, il banchiere P. Brambilla, lo spedizioniere internazionale F. Gondrand, gli industriali Carlo Erba, Giovan Battista Pirelli, A. Ponti e A. Canestri, direttore del Lanificio Rossi.

La spedizione, guidata da Gustavo Bianchi e da Pellegrino Matteucci, partì alla fine del 1878.

All’inizio del 1879 il comitato esecutivo, creato per l’organizzazione della spedizione, si trasformava nella Società di Esplorazione Commerciale in Africa, di cui Camperio fu vicepresidente e, dal 1882 al 1884, presidente. In seguito la Società trasferì le proprie imprese nella nuova Società Italiana per il Commercio in Africa, che orientò la sua attività verso l’Africa mediterranea e in particolare verso la Tripolitania, dove Camperio stesso si recò nel 1880 e nel 1881 (da Bengasi raggiunse Derna per la strada di Tocra e El Merg, mentre il resto della spedizione, comandato da G. Haimann, seguiva la via più interna). Dato lo scarso successo di tali imprese, un’altra spedizione partì nel 1883 al comando di Gustavo Bianchi per esplorare la via che dal porto di Assab conduceva a Goggiam. Due anni prima la spedizione dell’esploratore Giulietti era stata attaccata e distrutta dai Dancali mentre seguiva la medesima via; anche questa volta il bilancio fu tragico, poiché il Bianchi e altri due membri della spedizione (Cesare Diana e Gherardo Monari) furono tragicamente uccisi nell’ottobre 1884.

I rischi erano stati sottovalutati dai dirigenti e Camperio si dimise, abbandonando anche la direzione de L’Esploratore (suoi successori furono Parravicino, fino al 1886, e Bolognini poi). Alla direzione della Società lo sostituì Gian Pietro Porro, che perì a sua volta tragicamente in un’impresa nel 1886 e che fu sostituito da Filippo Vigoni. Nonostante quest’ultimo gli fosse ostile, Camperio continuò a collaborare sia con la Società che con la rivista. Nel 1891 tentò di dar vita ad una società di borse di commercio, e prima di morire tradusse per l’editore Hoepli il libro del viaggiatore tedesco Hesse-Wartegg, Cina e Giappone, uscito nel 1900 con dedica postuma al Camperio. Nel 1894, tornato dall’India, diede vita al Consorzio Industriale Italiano per il Commercio con l’Estremo Oriente, e l’anno successivo riunì a Milano circa ottanta industriali, fondando con loro un’agenzia di esportazione a Bombay. Negli anni della vecchiaia, la salute precaria lo costrinse a svernare il località dal clima mite.

Morì a Napoli il 29 dicembre 1899. Le sue ceneri sono conservate nella cappella di famiglia del cimitero di Villasanta.

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Filippo (Pippo) Camperio (27 novembre 1873 – 21 aprile 1945)

Filippo Camperio nacque a Milano il 27 novembre 1873 da Manfredo e Marie Siegfried. A dieci anni fu ammesso nel Collegio militare di S. Celso a Milano, dove rimase fino al 1886, passando poi, nel settembre-ottobre 1888, all’Accademia Navale di Livorno. Uscito dall’Accademia nel 1893 con il grado di guardiamarina, nell’inverno 1894-1895 intraprese il suo primo giro del mondo, Accompagnò per una parte del viaggio il fratello Giulio ed il padre Manfredo, diretti invece in India e la Malesia; nel 1901 compì nuovamente il giro del mondo, visitando anche l’Australia.

Divenne sottotenente nel 1897, e tenente l’anno successivo. Fu in servizio in occasione dell’apertura del Canale di Kiel e partecipò a bordo della Regia Nave Elba alla campagna del 1898-1900. A bordo della Regia Nave Piemonte, si batté invece nella guerriglia contro i pirati lungo la costa arabica del Mar Rosso, e fu decorato con medaglia d’argento al valore per aver salvato, nell’ottobre 1902, i suoi quattro sambuchi dall’assalto dei pirati concentrati nella Baia di Medy. Cominciò allora la sua carriera militare: alla fine del 1902 fu inviato in Cina, sempre a bordo della Regia Nave Piemonte. Vi sbarcò nell’agosto 1903, per presidiare il forte di Shan-khai- kwan, occupato dagli italiani durante la spedizione internazionale contro i Boxer (1900). Mentre si trovava in Cina scoppiò la guerra russo-giapponese, e fu inviato come attaché militare italiano presso l’esercito russo.

Come osservatore militare compilò un diario dettagliato delle operazioni militari per incarico del Ministero. Frutto di questo lavoro, oltre al resoconto ufficiale, fu il libro Al campo russo in Manciuria. Note di un marinaio, pubblicato a Milano nel 1907. Rientrato in patria, Camperio viaggiò per l’Italia tenendo numerose conferenze sull’attività della Croce Rossa durante il conflitto (1907). Nel 1911 sposò l’americana Eleanor Terry, dalla quale ebbe quattro figli: Manfredo, Luisa Maria, Terry Dalmazia e Giulio. Fu quindi addetto navale a Washington e all’Ambasciata d’Italia a Madrid.

Capitano di corvetta, durante la Prima Guerra Mondiale fu al comando della piazza di Grado ed entrò nella città con Luigi Rizzo. Una via della città è tuttora dedicata a Filippo Camperio.

Divenuto ammiraglio, fondò a Milano l’Istituto Navale e fu presidente della Lega Navale Italiana.

Lasciato il servizio attivo in marina dopo la Prima Guerra Mondiale, lavorò per la società CO2 e per la Sperry Gyroscope Company. Donò al Comune di Villasanta i terreni utilizzati per l’allargamento della via Garibaldi, per la costruzione del monumento ai caduti e per l’erezione del nuovo palazzo comunale. Filippo Camperio si spense a Villasanta il 21 aprile 1945; le sue ceneri sono conservate nella cappella di famiglia.

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Fanny Camperio (5 febbraio 1872 – 27 marzo 1890)

Fanny Camperio nacque a Milano il 5 febbraio 1872 da Manfredo e Marie Siegfried. Amò l’arte e si dilettò di pittura. Nel 1887 si recò in Egitto con i genitori, compilando un diario di viaggio conservato nell’archivio familiare ed acquistando un cospicuo numero di fotografie, che costituisce oggi un importante nucleo della collezione fotografica familiare.

Morì di scarlattina, appena diciottenne, il 27 marzo 1890, nella villa Castello di Nervi. Le sue ceneri sono oggi conservate nella cappella di famiglia, nel cimitero di Villasanta.

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Fonte: a cura di cooperativa CAeB