Industrie alimentari

Brescia Macello comunale Via Vittorio Emanuele II, Macello comunale, poi uffici pubblici, sedi associazioni  1873-1876

 

Complesso demolito.

Costruito secondo gli esempi forniti dai macelli, pressoché coevi, di Cremona, Mantova e Milano, il complesso di Brescia, sorto su un’area compresa tra Spalto S. Marco e un corso d’acqua (il Garza), con una lunghezza di 110 m e una larghezza di 43, era formato da sette corpi separati, due dei quali comprendevano anche le abitazioni del direttore e del custode. Gli altri edifici erano destinati alla tripperia e alle sale macellazione. Il lato a sud era chiuso da una muraglia che seguiva il corso del Garza, quello a est dagli edifici del dazio (l’attuale Tribunale per i minorenni). Lo spostamento dal centro della città (attuale piazza Vittoria) alla zona sud fu dettato da ragioni igienico-morali, ma influirono probabilmente anche nuovi interessi speculativi in relazione alle aree del centro storico. La collocazione presso la cinta muraria (la costruzione del macello comportò il primo intervento di demolizione delle mura) fu determinata dalla presenza del fiume (necessario agli scarichi del macello) e della porta S. Alessandro (attuale piazzale Cremona) attraverso la quale avveniva dal 1864 l’ingresso in città degli animali provenienti dalla “Bassa”. Nel 1902 il mattatoio fu ampliato fino a congiungersi con gli edifici della Fabbrica del Ghiaccio, e fu costruita la ciminiera collegata alle caldaie dell’acqua calda.

Sostituito solo nel 1970 da nuovi impianti sorti fuori città, nella zona a sud ovest, il vecchio macello è stato progressivamente demolito dal 1974 al 1990.


Carpenedolo Fabbrica conserviera F.lli Ferdinando Granelli, Via L. Ercoliani 13.  Epoca di costruzione anni ’30 (fabbrica conserviera)

 

Il complesso è costituito da un nucleo antico (ex filatoio da seta) con edifici a corte centrale e casa padronale, e da capannoni moderni, con copertura a doppia falda e raccordati al nucleo a corte. Fra gli edifici del filatoio, disposti intorno alla corte, si distingue la casa del direttore a tre piani, mentre la casa padronale Granelli fu ricavata dalla trasformazione di una casa colonica: ha un portico con colonne al piano terra e un piano nobile con terrazza.
L’esistenza del nucleo antico è documentata nel catasto e nelle mappe di metà Ottocento. La casa colonica si univa alle costruzioni disposte intorno alla corte, fra cui era un’altra abitazione e, in una piccola porzione, un filatoio. Risultava proprietario del complesso Giovanni Bellini, a cui si ascrivevano numerose altre proprietà nel comune.
Nel 1872 i suoi eredi divisero la proprietà, riservarono a sé la casa colonica e alienarono le costruzioni con corte che vennero acquistate dal conte Guido Visconti di Modrone. L’anno successivo (1873) al Visconti subentrò Giuseppe Erba che utilizzò la struttura a corte come filatoio da seta, sfruttando le acque del Fontanone della Scala che scorreva lungo la fronte d’ingresso.
Agli inizi del secolo il filatoio Erba fu rilevato dalla società Borgomanero di Milano. Negli anni ’30 Ferdinando, Antonio, e G. Mario granelli vi fondarono l’industria conserviera, e costruirono, sul lato Nord, nuovi corpi di fabbrica con ciminiera. La ciminiera è stata troncata nel 1982. L’azienda essiccava verdure e ortaggi raccolti nelle vicine campagne del mantovano, ma anche del napoletano e di altre parti dell’Italia centrale.
I prodotti venivano anche esportati in Nerd Europa. La Granelli chiuse nel 1971.

A. Casa padronale Granelli
B. Casa del direttore
C. Edifici del filatoio
D. Capannone con copertura a doppia falda
E. Capannone con ciminiera F


Gargnano Oleificio Società Lago di Garda, Via Roma 57  – Fabbrica di olio d’oliva e di olio di lauro, raccolta e commercio dei limoni, poi in disuso. Epoca di costruzione dal 1840 al 1903

 

Il complesso sorge fra la strada che conduce al centro del paese, il lago e il chiostro della chiesa di S. Francesco. In origine aveva quattro parti fondamentali: uffici dell’amministrazione e locali di vendita dei prodotti (A); sala della cernita dei limoni, poi magazzino (B); frantoio delle olive (C); sala per la produzione dell’olio di lauro (D); l’allargamento della strada ha portato al ridimensionamento di questo ambiente e all’eliminazione di due vasche di bollitura (“paröle”).

I limoni provenivano dai “giardini” dei proprietari soci della cooperativa (che ne curava anche lo smercio, soprattutto nell’Europa centrale e settentrionale; per la spremitura delle olive si usava la tradizionale “molazza” (frantoio con due ruote di pietra); l’olio di lauro veniva fabbricato portando ad ebollizione le bacche in grandi vasche di rame (le “paröle”) rimaste uguali dal 1879, quando la Società Lago di Garda ampliò la sua attività fino a quel momento limitata al settore degli agrumi, dando vita alla “Società Laurivia”.

Cessata nel periodo tra le due guerre l’attività connessa alla raccolta e allo smercio dei limoni, la Società continuò la produzione di olio di oliva che quella di olio di lauro. Il complesso, con l’adiacente ex convento, è in via di trasformazione a residenze.

Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2021 [cm]