Industrie tessili

Acquafredda Filanda Di Rosa, poi Torcitura Renzo Morbini, poi abitazioni, Via Rosa 6. Epoca di costruzione 1825

 

Il complesso si articolava intorno a quattro corti, in origine porticate. La filanda sarebbe sorta adattando edifici preesistenti.
Il fronte su via Rosa presenta un aspetto eterogeneo, a due piani più attico. Unico elemento di unione la modanatura che corre lungo il sottotetto, raccordando le facciate di edifici diversi.
Finestre a semplice forma rettangolare sono accanto a finestre ad arco ribassato e a finestre centinate. Due portoni tamponati e uno aperto mostrano profili in cotto.
Al n. 2 della via corrisponde una dimora padronale, con un portone d’ingresso profilato da conci in marmo grezzo alternati a conci a punta di diamante. Al di sopra si imposta un balcone con balaustra bombata in ferro battuto.


Brescia Filatura e ritorcitura cotone e lana Carlo Alberto Schiannini,  Via Canneto, 11 loc. Sant’Eufemia. Filatura e ritorcitura cotoni, poi filatura, ritorcitura artigianale, abitazione, officina meccanica. Epoca di costruzione risalente al 1860.

 

Il complesso chiude su tre lati un cortile. Il lato più lungo è un edificio d’abitazione che fa corpo con quello a tre piani della filatura. File regolari di finestre rettangolari si aprono sulla facciata dell’opificio, che è divisa da due cornici marcapiano. L’edificio prosegue con un corpo più basso che ospitava la caldaia (resta la ciminiera) e con una palazzina che era un tempo residenza padronale. Affiancato al complesso principale (un tempo diviso da esso dal canale) sorge un edificio a un piano denominato “la chiesa”, dalla facciata sormontata da un timpano, che ospitava originariamente alcune fasi della lavorazione.
Sorta per iniziativa dei milanesi Bianconi e Leixel fra il 1847 e il 1848 (nella località S. Polo dell’allora comune di Sant’Eufemia) sull’area di una segheria ad acqua, la filatura fu dopo pochi mesi acquistata dai commercianti Ercole Bustocchi e Giuseppe Lualdi. Fu il primo ad ampliare la fabbrica (il secondo cotonificio bresciano) e a dotarla dei più moderni macchinari. Alla morte del Lualdi (1890), divenuto nel frattempo – come parlamentare – uno dei più autorevoli sostenitori dei provvedimenti protezionistici, la filatura venne acquistata dai fratelli Schiannini di Buguggiate (Varese). Nel giro di pochi anni l’azienda ritornò prospera e consentì agli Schiannini di avviare, all’inizio del secolo, la costruzione di una nuova filatura a Ponte S. Marco, a pochi chilometri da Brescia. La nuova filatura era dotata di centrale elettrica: l’energia prodotta avrebbe alimentato negli anni seguenti anche lo stabilimento di Sant’Eufemia. L’azienda cessò l’attività nel 1963.


Calcinato Filatoio da seta, poi fabbrica abrasivi Scattolin, Via Gramsci 12. Epoca di costruzione anteriore al 1810

 

Stabilimento non più esistente.
Nel 1852 risultava un fabbricato attorno a una corte a cui si univa sul lato Sud un’altra costruzione a L, parallela al corso della Roggia Maggiore.
La gestione Scattolin dal 1946 amplia e demolisce parti del complesso, che è stato poi sostituito da abitazioni dopo il 1983.


Calcinato Cotonificio Schiannini poi Cotonificio Ponte San Marco Spa, Via Campagnola 1. Epoca di costruzione 1906

 

Lo stabilimento è composto da un edificio a due piani, di cui uno seminterrato, raccordato a Nord ad un’altra costruzione per la ritorcitura . Il complesso è completato da due centrali elettriche (A,B) che fornivano energia all’unico albero di trasmissione. Lungo tutto il fronte Sud dell’edificio  si svolge una teoria di finestre ad arco ribassato, ora tamponate, ma in origine aperte e con intelaiatura metallica.

I profili di queste finestre sono rilevati da cornici in cemento dipinto che raccordano fra di loro le centinature. Aperture in cui si ripete il motivo centinato si sviluppano a livello del terreno e illuminano l’ambiente semi-interrato.
Gli ingressi sono evidenziati da due corpi a torre, a sezione quadrangolare appoggiati alla facciata di cui riprendono gli elementi decorativi e architettonici.
Nel corpo distinto A erano ospitate due turbine, nel corpo B una sola. Quest’ultimo è a forma di torre quadrangolare ed è impostato su un basamento con testate d’angolo lastricate in cemento strollato. La costruzione si conclude con una cornice modanata e piccoli pilastri angolari raccordati da motivi in ferro battuto.
Lo stabilimento è stato ampliato negli anni. Nel 2020 non è più attivo come cotonificio.


Carpenedolo Filanda G. Conforti, Via S. Croce 39. Epoca di costruzione 1925

 

L’ex filanda è costituita da un unico corpo di fabbrica a pianta rettangolare, realizzato in cemento e travi di ferro e raccordato alla casa padronale con cui forma un’unica costruzione.
L’edificio è curato nei modesti dettagli architettonici. La filanda era disposta al piano terra e al piano superiore, con finestre centinate. La centinatura è evidenziata da un profilo di mattoni a raggera e da piatte bande laterali in cemento. Un fregio dentellato in cotto corre lungo il sottotetto.

La fronte dell’edificio d’abitazione, con avancorpo laterale a duplice ordine di finestre, ha elementi decorativi. Esigui rilievi floreali sono alla base e sui capitelli delle colonnine di sostegno del ballatoio. La filanda iniziò la sua attività nel 1925, e la concluse nel 1946.

A. Filanda
B. Casa padronale


Carpenedolo ex Filanda Gatti già Dell’Oro, Via Zanardelli 106. Epoca di costruzione 1902 (A); 1924 (B)

 

Complesso formato da due edifici. Quello più antico (A) ha mantenuto integra la parte anteriore sulla strada, a tre piani più attico sul lato lungo, a due su quello breve; in origine era una casa operaia. Profili marcapiano e verticali in cotto decorano la fronte prospicente la statale Asolana. La parte posteriore, che ospitava la filanda, ha subito notevoli modifiche e le arcate profilate in mattone al piano terra sono state tamponate. Sono ancora visibili alcune finestre originali, centinate e con intelaiatura metallica.
L’edificio fu commissionato e forse ideato dall’ing. Cesare Deretti che lo alienò poco dopo ai f.lli Dell’Oro di Milano. Negli anni 1921-1922 Giuseppe Gatti l’acquistò e nel 1924 vi fece costruire accanto la nuova filanda (B).
Alla filanda lavoravano circa 400 operaie, ed esisteva un piccolo reparto in cui si filavano i bozzoli “doppi” cioè contenenti una o più crisalidi. L’attività cessò nel 1949, quando gli edifici della filanda furono adattati alla lavorazione del tabacco. Morto il Gatti (1960) tutto andò a una società per lo sviluppo dell’agricoltura.
L’edificio (B) presenta un impianto planimetrico rettangolare distinto in due parti: una di rappresentanza, prospicente la statale Asolana, ed una operativa. Il corpo di rappresentanza si articola su tre piani con fasce marcapiano; le finestre, a lieve centinatura, hanno profili in cemento; lungo il sottotetto vi è una cornice a ovuli.
La parte operativa è a due piani, con ampie finestre centinate ad intelaiatura metallica. Sottili lesene scandiscono la loro successione. Sulla fronte Sud-Est si appoggia una costruzione a torre, di pianta quadrata, a tre piani, con trifore e bifore.


Gavardo Setificio Carlo Sormani, Via Carlo Sormani 1. Epoca di costruzione 1864-1872

 

Il fabbricato, posto tra il corso del Chiese e quello del Naviglio, si sviluppa su tre piani nella parte funzionale, e su due piani principali più attico nella parte di rappresentanza.
Un timpano con finestra corona la fronte d’ingresso. La fronte sul naviglio è ritmicamente scandita da una lunga successione di finestre che interrompono la superficie esterna ad intonaco liscio.
Il fabbricato sorge su un’area precedentemente occupata da case d’abitazione e da un filatoio di proprietà manenti, divenuto nel 1852 di A. Shuller.
Nel 1864 Carlo Sormani di Milano acquistò il complesso e inglobò case e filatoio in un solo edificio. Nel luglio 1872, si ha notizia di lavori per le fondamenta di un prolungamento del filatoio Sormani. Nel 1919 il Lanificio di Gavardo prelevò il fabbricato al fine di ricavare abitazioni per i suoi dipendenti. A questa data il complesso era composto da: casa padronale, portineria, uffici, incannatoio, stracannatoio, binatoio, torcitura, officina meccanica, casa rustica e ortaglia.
A. casa padronale
B. parte funzionale


Lonato Filanda Robbiani, poi Zerausek, poi Salaorni, Via Filatoio 64. Epoca di costruzione 1726

 

Il complesso è stato trasformato in residenza. Rimane visibile la ciminiera e il corpo sulla provinciale Lonato Montichiari, a due piani con una ristretta corte triangolare. Sul retro scorre il canale Seriola lonatese-Arno. Al di sotto delle finestre del primo piano si aprivano delle aperture per areare maggiormente l’interno.
Sembra che la filanda risalga al 1726, quando la Comunità di Lonato ne decise la costruzione. Nel 1829 il Comune alienò l’edificio a privati. A metà ‘800 il proprietario era G.I. Raffa fu Francesco. In seguito passò all’ing. Robbiani, poi a Zerausek di Zara, sino a che, nel 1949, subentrarono i Salaorni. L’opificio continuò l’attività sino al giugno del 1971.
La filanda contava 100 bacinelle a cui erano addette circa 190 donne, che producevano, da bozzoli locali, 120 kg di seta al giorno.

Al piano inferiore, dove erano due caldaie, si contavano 40 bacinelle per la trattura del doppio, che veniva anche torto. Il filato doppio giornaliero era di 100 kg. Accanto alla filanda gli ambienti per la cernita e l’essiccazione dei bozzoli. Durante l’ultimo conflitto mondiale la parte orientale della filanda venne interamente rasa al suolo.
A. Uffici e convitto
B. Casa del custode
C. Filanda
D. Edificio per l’essiccazione


Montichiari Filatoio da seta, poi fabbrica giocattoli in legno Teodorico Poli, poi deposito, poi officina Via Guerzoni, 48.  Epoca di costruzione 1930-40, filatoio 1570.

 

L’edificio è formato da un corpo antico (A) a due piani a cui sono stati annessi, durante l’attività di Teodorico Poli, capannoni moderni (B) con copertura a shed. La parte antica era in origine dimora padronale dei Secco d’Aragona. Sul fronte dell’edificio antico su via Guerzoni una fascia in bugnato rustico evidenzia un portone d’accesso ora murato (accanto al civico 48). Al di sopra di questo un nicchione strombato si apre su un ballatoio. Nel 1852 la dimora padronale dei Secco d’Aragona era stata trasformata in filatoio da seta. La fronte prospicente la corte interna si svolge su due ordini di arcate realizzate in bugnato rustico; negli intercolumni si aprono grandi finestre centinate con intelaiatura in ferro. Nel 1920 la ditta Teodorico poli fu Martino lo prelevò destinandolo alla fabbricazione di giocattoli in legno e tale rimase fino al 1962.


Montichiari Filatoio da seta ad acqua, poi falegnameria e abitazione, Via Guerzoni, 92. Epoca di costruzione anteriore al 1810

 

Il complesso era formato da due costruzioni a quattro piani (A e B) con copertura a doppio spiovente raccordate da una struttura porticata, in parte demolita. Nella zona sud del complesso si trovava un altro corpo con portici a pianta rettangolare (C).


Montichiari Setificio Erba, poi Torcitoio Pianello-Lario, poi Poli serramenti, poi abitazioni, Via Mazzoldi 131. Epoca di costruzione anteriore al 1852

 

Lo stabilimento si articolava attorno a una corte centrale, era costituito da diversi corpi di fabbrica risalenti a epoche diverse. Gli edifici a ovest, i più antichi, quattro piani fuori terra, ospitavano il filatoio di Giuseppe Erba (5000 fusi di torcitura, 50 bacinelle per la trattura) e la casa padronale.

Altre strutture si sono aggiunte durante la gestione della Pianello-Lario intorno al 1930. Un edificio su via Mazzoldi è stato ricostruito. Si notano una ciminiera e una torre merlata collegata con passerelle all’angolo nord-ovest lungo il canale Vaso Reale. Era destinata ad usi igienici e reca alla base una targa in bronzo con la scritta “Fratelli Benallio – costruttori in Castello di Sopra – Lecco”.


Roè Volciano Cotonificio Hefti, poi De Angeli-Frua, poi cotonificio di Roè, Piazza Primo Vezzuli 9. Epoca di costruzione 1884-1885 e 1920-19

 

L’assetto verticale dello stabilimento di filatura (a due piani più quello terreno) è sottolineato da un corpo centrale a torre (ricostruito dopo un incendio) ai lati del quale si dispone l’edificio formato dalla successione di corpi con copertura a shed e finestroni centinati, con cornice in cotto disposti simmetricamente. Più compatto e funzionale il fabbricato dell’ex tessitura, che racchiude ampi saloni con colonnine in ghisa. Le case operaie sono di tre piani fuori terra. Nella zona retrostante sorge un lavatoio coperto (D). Altre case per operai e impiegati sono sorte più tardi in luogo più elevato e discosto della fabbrica. (G)

La prima filatura di cotone, la Pozzi e Streff, nasce nel 1884 dove sorgeva il mulino di Roè (A); l’anno successivo subentrano gli svizzeri Hefti, che costruiscono le prime due case operaie di fronte alla fabbrica (C) e un edificio per la tessitura (B). Lo stabilimento era illuminato elettricamente, mentre la forza motrice era idraulica, ottenuta da un canale derivato dal fiume Chiese a Vobarno. C’era un collegamento con la ferrovia Rezzato-Vobarno, attiva dal 1897 e il 1968 (H).
Nel 1907 il cotonificio passò a Giuseppe Frua, che, soprattutto nel primo dopoguerra, introdusse modificazioni di rilievo: viene costruita una nuova tessitura (nel luogo dove ora sono sorge la ditta Metalfer) e la vecchia viene adibita a convitto. Sul retro della filatura viene costruita una centrale elettrica (E). Si aggiungono nuove case per i dipendenti (G) e le opere sociali (asilo, teatro, cooperativa) che il Frua aveva già introdotto preso le altre fabbriche del gruppo De Angeli-Frua.
Nel piazzale antistante la fabbrica, chiuso tra le case operaie, sorge un monumento (F) che rappresenta “La famiglia del lavoratore” opera di Egidio Bonisegna. Diverse copie del gruppo scultoreo furono poste anche nei pressi delle fabbriche di Milano, Omegna, Ponte Nossa e Legnano.

Ultimo aggiornamento: 23 marzo 2021 [cm]