Magli e fucine

Brescia, Fraz. San Bartolomeo Fucina per la lavorazione del ferro, poi Museo del Ferro, via del Manestro 117. Epoca di costruzione precedente al XVIII secolo

 

Si tratta di una fucina di limitate dimensioni a pianta rettangolare contigua ad altri edifici produttivi e abitativi. Nell’Ottocento questo tipo di fucina veniva definita “a fuoco piccolo” essendo l’ultimo anello della catena di lavorazione del ferro. L’opificio sorge sul greto del canale Bova che fornisce l’energia idraulica necessaria al funzionamento; è costituito da un’unica sala in cui trovavano posto il focolare per il riscaldo dei masselli di metallo, il piccolo maglio e una mola usata per l’affilatura degli attrezzi.
La fucina costituisce l’ultima testimonianza materiale delle numerose fucine da ferro e da rame un tempo attive nel borgo di S. Bartolomeo.

Il borgo si trova allo sbocco della Val Trompia, il che aveva favorito l’ubicazione di questa attività nel paese: il ferro cavato dalle miniere della valle, fuso e lavorato negli altoforni e nei “fuochi grossi della media valle, veniva trasformato nelle fucine piccole in attrezzi e utensili necessari al lavoro agricolo e alle esigenze del capoluogo. La fucina di S. Bartolomeo produceva vanghe, picconi e badili; successivamente l’attività è proseguita, da parte dell’antico proprietario, forgiando pezzi particolari su commissione di altre industrie siderurgiche della città.

L’edificio è diventato Museo del Ferro, polo del Musil-Museo dell’industria e del lavoro. La sua realizzazione è cominciata nel 1984, quando la Fondazione Civiltà Bresciana ha acquisito la Fucina Caccagni per renderla un museo-laboratorio di archeologia industriale. Il Museo illustra il ruolo storico della ruota idraulica e restituisce ai visitatori i caratteri e l’atmosfera di un antico ambiente di lavoro legato a un grande sapere artigiano. La principale finalità del Museo è la lettura del territorio dai punti di vista ambientale, storico, economico e sociale.
Sono stati restaurati il maglio, la ruota idraulica, l’impianto di partizione delle acque e dei sistemi idraulici di alimentazione della fucina lungo il canale Bova.
Ad integrazione dei lavori di restauro è stata anche installata una nuova ruota idraulica posizionata in corrispondenza del salto dell’acqua che originariamente muoveva la ruota dell’opificio per la molatura dei ferri: la presenza di una grande ruota, rimossa nel secondo dopoguerra, è testimoniata dalle pietre di sostegno infisse nel muro destinate a sostenere l’albero e dai segni lasciati dal movimento della stessa sull’intonaco del muro. La nuova ruota in legno di 3 metri di diametro è stata installata nella posizione originaria ed è stata ripristinata la chiusa di ripartizione dell’acqua.


Casto Fucina Uberti, Vicolo Uberti 10 – Uso residenziale e magazzino. Epoca di costruzione precedente al 1811

 

L’edificio è nel centro di Casto in una zona adibita ad uso residenziale. La fucina era posizionata nella metà longitudinale nord dell’edificio lungo la roggia Cornella, composta da due magli e relative ruote, smantellati nel 1970.


Casto Fucina Fratelli Zanetti, Via Roma  14 –  Fucina per attrezzi agricoli; edificio d’abitazione; deposito. Epoca di costruzione precedente al 1811

 

Unico complesso a pianta rettangolare con tre corpi di fabbrica di cui (B) e (C) a due livelli. Il corpo (A) era adibito a deposito; l’edificio (B) è ad uso abitazione; l’edificio (C) era adibito a deposito al piano terra, a fienile il piano superiore.

La fucina era ancora in funzione negli anni Ottanta, l’unica rimasta delle 19 censite nel catasto del 1811 per la zona di Casto e Malapaga.
In origine la fucina era a tre ruote con tre magli. Il complesso è diventato museo nel 2007 fa parte del Sistema Museale della valle Sabbia.
E’ ancora presente un maglio, con la propria ruota idraulica e un’altra ruota che in un passato più recente azionava la trancia.


Casto Fucina Lucchini poi Pelosi, Via Pelosi, 11  Malpaga di Casto – Fucina per attrezzi agricoli; edificio d’abitazione; deposito. Poi in abbandono. Epoca di costruzione precedente al 1811

 

La fucina era a due ruote che mettevano in funzione due magli e una mola messi in funzione dall’acqua della roggia Cornella. Tutto il meccanismo è stato smantellato nel 1981, l’attività era cessata nel 1978.


Odolo Maglio, Via M. D’Azeglio,2 – MAGLIO PER METALLI FERROSI. Epoca di costruzione prima metà del XIX sec.

 

Il maglio è ubicato poco distante dal torrente Vrenda, dal quale un canale derivava l’acqua necessaria al suo funzionamento. Si tratta di un ampio edificio rettangolare, diviso all’interno da un possente muro, con aperture ad archi, che corre per tutta la lunghezza dell’edificio.
Il maglio ha cessato l’attività alla fine degli anni ’70. E’ diventato il Museo del Ferro – Fucina di Pamparane.
Al suo interno sono apprezzabili due magli completi di ruote idrauliche, depositi, tromba idroeolica e altre macchine a corredo. L’esposizione è arricchita da reperti e manufatti volti a illustrare la storia socio-economica di Odolo.

Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2021 [cm]