I vetri incisi

Alla fine del I secolo con il ritorno del gusto per il vetro incolore si diffonde il concetto di trasparenza che consentiva all’intagliatore di sfruttare le proprietà del vetro, sfaccettando e incidendo le superfici dei recipienti.
La natura suntuaria del vetro inciso è rappresentata da prodotti decorati con sfaccettature e sbalzo desunte da modelli metallici: si tratta di prodotti di origine orientale di raffinata fattura caratterizzati dall’uso di un vetro trasparente monocromo opportunamente decolorato. Verso la fine del I secolo d.C. sui mercati d’Italia e delle province occidentali fanno la loro comparsa impegnativi servizi da tavola: il motivo “a favo d’ape” è riprodotto su grandi vassoi da portata, tondi e ovali, raramente su brocche trilobate, più frequentemente invece su bicchieri di forma troncoconica.

Bicchiere, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Bicchiere, Musei Civici del Castello Visconteo – Pavia. Raro esemplare di bicchiere decorato nella tecnica a intaglio (vetro diatreto): il motivo a odulazioni è assai meno frequente di quello a sfaccettature regolari detto a "favo d’ape".

Alla fine del II secolo d.C., l’estrema semplificazione del motivo inciso, risolto talora anche in chiave disegnativa, compare su piatti e coppe mentre semplici fasce di linee incise o cerchi concentrici ornano il corpo delle bottiglie.
Il frammento della “coppa delle Muse”, conservato presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, con decorazione figurata eseguita a Parallele Schliff-furchen presenta il motivo decorativo della teoria delle Muse che pare essere ad oggi un unicum nella classe dei vetri incisi, in particolare lo stile di esecuzione del frammento, per la resa schematica delle chiome con una serie di tratti verticali e la tendenza a riempire gli spazi vuoti con festoni, ha permesso di attribuirne la realizzazione al gruppo Igelköpfe nel cui ambito compaiono soltanto coppe emisferiche e bicchieri. Tale gruppo è poco attestato in Italia (oltre che a Cremona è documentato soltanto a Roma e a Milano) mentre la frequenza di ritrovamenti nella regione renana rende praticamente certa la produzione della coppa in quell’area, forse nella zona di Colonia. L’attività di questo atelier renano è inquadrabile nella seconda metà del IV secolo.

Coppa delle Muse, Museo Civico Ala Ponzone - Cremona

Coppa delle Muse, Museo Civico Ala Ponzone - Cremona

Il motivo decorativo dei bolli policromi, rielaborato in ambito renano, si diffonde rapidamente nell’area padana e nel territorio italico. L’applicazione di gocce, in genere di colore blu, fanno la loro comparsa sui vetri di epoca tarda: bolli isolati oa a gruppi punteggiano le forme di brocche, bicchieri e calici.

Dopo l’esperienza ellenistica, soltanto verso la fine del IV secolo d.C. riprende la produzione di vetri dorati a Roma e in Renania. Sono prodotti distintivi di un ceto sociale elevato e per i soggetti rappresentati, di repertorio dionisiaco, sono connessi ai temi conviviali del simposio. La produzione romana di ambito urbano privilegia temi religiosi legati all’uso funerario. Al gruppo dei “fondi d’oro” appartengono esemplari che abbinano ritratti di coniugi in posizione centrale o figure di santi o gli apostoli Pietro e Paolo.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente si conclude l’esperienza vetraria romana: in Oriente perdurerà a lungo l’attività produttiva e sperimentale mentre in Italia, Gallia, Renania si attivarono le basi di nuove produzioni.

Una produzione caratteristica della tarda antichità è quella delle preziose coppe diatrete – prodotte a Colonia o nell’Italia settentrionale nella prima metà del IV secolo d.C – con scritte augurali inneggianti al bere, utilizzati nei banchetti come recipienti per il vino, destinate ad una ristrettissima élite della corte imperiale. Non infrequente è l’uso di queste coppe, soprattutto se di forma emisferica e munite di collarino, come lampade o lucerne.