Il periodo tra le due guerre. Il mito della "Grande Milano"

Fotografia di Ernesto Fazioli: Cremona - Saggio ginnico annuale al Polisportivo R. Farinacci, 1940; Archivi del'Immagine - Regione LombardiaSe nel 1914 Milano è il centro nevralgico della nascente economia italiana, all’indomani della Prima guerra mondiale è ancora il capoluogo lombardo a segnare il passo alle aspettative del paese. L’armistizio del 1918 sorprende tutta l’industria nazionale che, negli anni del conflitto, aveva vissuto una forte ripresa economica specializzandosi nella produzione di materiale bellico.
Ed il processo di riconversione verso un’economia di paese apre un lungo periodo di crisi. In questo panorama di incertezze e di penombre, accade qualcosa che cambierà le sorti dell’Italia; ed accade al civico 9 di piazza San Sepolcro, a Milano. Dall’iniziativa di un giovane giornalista dal passato operaio, Benito Mussolini, hanno origine i Fasci Milanesi di Combattimento, il primo nucleo di quello che, nel 1922, diventerà il Movimento fascista. Ad appoggiarlo, sin dagli esordi, un’alleanza sfuggente e fragile con la neonata Confindustria. Un’intesa che per Mussolini è determinante quando, nel 1923, torna a Milano occupando Palazzo Marino, e che perdura, tra alti e bassi, anche dopo il 1927 ed il discorso dell’Ascensione, con cui il regime inverte rotta, appoggiando una nuova politica ruralista.

Fotografia di Ernesto Fazioli: Cremona - Bambini in divisa fanno il saluto romano, 1941 ca., Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaEppure, il capoluogo lombardo ha preso l’abbrivio e sembra non potersi più fermare, spinto dall’immagine splendente della Grande Milano, capitale economica e città madre della nuova Italia fascista. Il mito delle città Milionarie, che vede le città lanciate verso il traguardo del milione di abitanti, ha lasciato la sua impronta, tanto che, nel 1932, Milano raggiunge e supera la soglia prevista, continuando a crescere in estensione fisica. A favorirla, l’annessione di 11 comuni dell’hinterland, nel 1923, ed il continuo flusso migratorio della popolazione dalle campagne.

Fotografia di Pace & C.: Milano - Illuminazione speciale di Piazza del Duomo, ottobre 1932; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaI processi in atto si riflettono direttamente sul tessuto urbano, per il quale il vecchio piano Pavia-Masera (1912), stretto dalla necessità di assicurare alloggi alle crescenti masse operaie, non è più sufficiente. Così, nel 1926, è indetto un concorso pubblico che condurra’ ad un nuovo piano regolatore, il , solo nel 1934: lunghi anni di interregno nei quali, attraverso piani particolareggiati, si attuano la veloce distruzione del centro cittadino e l’edificazione intensiva delle aree periferiche della città, dove il razionalismo si dibatte per essere riconosciuto movimento architettonico di Stato.

Le carte topografiche di questi anni convulsi mostrano una Milano che muta profondamente. E la città comincia a sognare uno sviluppo anche in altezza:

il grattacielo ha trasformato la vita dei Milanesi. Misteriose attività si svolgono dentro queste città verticali, che la città orizzontale ignorava, dolcemente stesa nella sua pianura, con i suoi palazzotti bassi e i suoi giardini chiusi…

(A. Savinio, Ascolto il tuo cuore città).