Un lungo dopoguerra. Storie di ricostruzione

Fotografia di Federico Patellani: Milano - La città dopo il bombardamento del 12 agosto 1943, agosto 1943; Archivi dell'Immagine - Regione Lombardia

Fotografia di Federico Patellani: Milano - La città dopo il bombardamento del 12 agosto 1943, agosto 1943; Archivi dell'Immagine - Regione Lombardia

Che triste guerra è questa. E’ solo più una distruzione di case, di vecchi, di bambini, di tutto. E’ solo più un macello, non una guerra. Fosse fulminato il primo che inventò l’aeroplano; sarebbe stato meglio. Eppure si parla di civiltà

Così scrive una madre al figlio soldato, durante la Seconda guerra mondiale. Sotto i bombardamenti l’Italia ascolta Radio Londra ed attende la fine della guerra. Il 28 aprile 1945 si risveglia con lo sguardo fisso sui corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci, giustiziati ed esposti a Milano, in piazzale Loreto.

La guerra è terminata e per le strade non restano che le macerie dei bombardamenti aerei, crudele novità bellica che ha modificato irreparabilmente il tessuto urbano, le abitudini, i ritmi di esistenza della popolazione. Anche Milano, come il resto d’Italia, subisce questo triste destino e, all’indomani della Liberazione, il bilancio dei bombardamenti conta 14.000 immobili distrutti, 11.000 gravemente danneggiati, tra cui Palazzo Marino, il Castello Sforzesco, la Galleria Vittorio Emanuele, e ben 250.000 edifici da ricostruire. Di fatto, l’imperativo assoluto di questo tumultuoso periodo è lo sgombero delle macerie, il ripristino dei servizi essenziali e l’edificazione di nuove abitazioni che rispondano alle richieste della massa degli sfollati: “Ci basta una capanna per vivere e dormire, ci basta un po’ di terra per vivere e morire. A queste condizioni crederemo nel domani” cantano i poveri di Miracolo a Milano, accompagnati dalle note di un organetto Cavalloni.

Fotografia di Federico Patellani: Milano - Vigile si aggira tra le macerie di un quartiere semidistrutto dai bombardamenti, 1945; Archivi dell'Immagine – Regione LombardiaFotografia di Federico Patellani: Milano - Piazza Vetra e scorcio in direzione di via De Amicis con squadre di operai che spalano le macerie, 1945; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaFotografia di Federico Patellani: Milano - La città dopo il bombardamento del 12 agosto 1943, 1943; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaFotografia di Federico Patellani: Milano - Macario e la sua compagnia, 1946; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaFotografia di Federico Patellani: Milano - Le ballerine del corpo di ballo di Macario sul tetto del teatro Lirico, 1946; Archivi dell

Eppure, la crisi economica, nel 1945, si aggrava al punto che il nuovo prefetto, Riccardo Lombardi, avverte il pericolo di una nuova guerra civile tra città e campagna, alimentata dalla povertà e dalla paura. Una situazione di necessità a cui un governo non ancora ricostituito non può porre rimedio. A risollevare le sorti di un paese socialmente stremato sono gli ingenti aiuti americani ed una industria i cui impianti, per lo più dislocati nel nord Italia, sono stati risparmiati dalle devastazioni belliche o salvaguardati dalla Resistenza partigiana.

Proprio questa speranza permette all’economia lombarda di intravedere la possibilità di una ripresa, che trova il proprio simbolo nella ricostruzione del Teatro alla Scala nel 1946, condotta sotto la guida di Luigi Lorenzo Secchi. Sono questi gli anni in cui l’iniziativa immobiliare, spinta da una contagiosa febbre edilizia, ricostruisce il tracciato urbano, finanziando un’architettura chiamata a ripartire da quegli assunti razionalisti che il regime aveva in parte limitato, e a confrontarsi con il tema dei quartieri residenziali, intesi come luoghi di aggregazione e comunione sociale. Così, la ricostruzione del secondo dopoguerra non è solamente economica o architettonica. E’ la ricostruzione di una società, della sua morale, delle sue speranze e delle sue aspettative.