Como, Villa Celesia Il Grumello

Nella zona detta “del Grumello”, sulla via per Cernobbio e a pochi passi dalla neoclassica villa Olmo, le nobili famiglie comensi edificarono splendide residenze affacciate sul lago: villa Celesia è una di queste. Detta in origine “Castellazzo”, la dimora ebbe tra i suoi proprietari anche il cardinale Benedetto Odescalchi, dal 1676 papa Innocenzo XI.
Nel 1775 la villa passò di proprietà alla famiglia Giovio. Il conte Giovan Battista, come il suo più celebre antenato l’umanista Paolo, era un raffinato intellettuale e amava raccogliere attorno a sé l’elite culturale dell’epoca. Della propria villa così scriveva al conte abate Giambattista Roberti:

… ed in vero angolo non v’ha di monte, non sen di lago che sfugga al guardo lusingato e pago. […] Il giardino rivestito all’intorno di viti che escono dal muro, la lieve pendenza dell’accesso alla casa, del quale nessuno è più facile per i carri e le carrozze, il cortile di giuste proporzioni, i tre piani dell’edificio che presenta una struttura quadrangolare, la comoda darsena.

Qui Giovan Battista invitò, nel 1809, l’amico Ugo Foscolo (1778-1827), ricordato ancora oggi da un busto in marmo del parco:

Una carrozza con lo stemma del conte l’aspettava a Como [probabilmente a villa Olmo] per condurlo alla villa, un po’ fuori città, sul declivio del lago. Dal largo viale d’ingresso fiancheggiato da alti alberi, varcato il cancello, scorse da ogni lato l’immenso parco esteso fin sulla montagna, tagliato da vialetti, sentierucoli adombrati da una folta vegetazione. Respirò con piacere l’aria profumata da un bellissimo olea fragrans, e si trovò di fronte al bell’edificio con doppia scalinata.

Fu proprio a villa Celesia che sbocciò l’amore fra la contessina Francesca Giovio e Foscolo. Per lei, il poeta compose versi straordinari ne Le Grazie:

Come nel chiostro vergine romita
Se gli azzurri del cielo, e la splendente
Luna e il silenzio delle stelle adora,
Sente il Nume, ed al cembalo s’asside
E del piè e delle dita, e dell’errante
Estro e degli occhi vigili alle note
Sollecita il suo cembalo ispirata
Ma se improvvise rimembranze amore
In cor le manda, scorrendo più lente
Sovra i tasti le dita, e d’improvviso
Quella soave melodia che posa
Secreta ne’ vocali alvei del legno
Flebile e lenta all’aure s’aggira.

L’intensa ma breve vicenda amorosa tra i due è anche testimoniata da alcune lettere di Foscolo all’amata, tra le quali una scritta il 19 marzo 1809:

[tornando] una sera a Grumello e guardando il lago, i colli e la casa dove io vi aveva veduta la prima volta, e pensando ch’io dovea presto lasciarli, il mio desiderio di dimorarvi sempre non distingueva voi dai luoghi e dalle persone che m’erano divenute sì care..

Per i tentennamenti di Foscolo e l’ostilità dei Giovio, l’amore non ebbe un lieto fine e la giovane Francesca finì per sposare un ufficiale francese.
Dai Giovio la villa passò poi alla famiglia Celesia, che la ristrutturò sontuosamente nelle attuali forme.