Sala Comacina, Villa Rachele

Poco visibile dalla strada, ma bene dal lago nella sua privilegiata posizione prospiciente all’Isola Comacina, Villa Rachele è al centro di un parco ottocentesco disegnato dall’architetto Giuseppe Balzaretti e dominato da un maestoso cedro del Libano che si eleva in tutta la sua imponenza. Appartenuta a Giulio Beccaria, figlio del più celebre Cesare, autore de Dei delitti e delle pene, fu a lungo frequentata da letterati e uomini di cultura; anche Alessandro Manzoni, nipote di Giulio, fu spesso ospite.

Villa Rachele

Villa Rachele

Giunta in proprietà a Rachele, figlia dello storico, letterato e patriota Cesare Cantù (1804-1895), fu sede di un salotto letterario che prese il nome di Accademia dei pedanti, frequentato da scrittori, critici e artisti, che d’estate si riunivano in una grotta artificiale costruita all’interno del parco. Cantù, autore della Storia Universale e della Storia di Como, così descrive l’atmosfera della dimora:

La Villa Beccaria somiglia ad un buon libro, ottiene più che non prometta, e qualche anima che vi cercò l’isolamento per non disperare della bontà della razza umana, vi scrisse in un angolo: ESTE PROCUL LIVOR, LITES, AMBIZIO, CURAE, ANTRA, HORTUM, SCOPULO PAX COLIT ANTQUE QUIES

Anche con il successivo proprietario, lo scrittore Emilio De Marchi (1851-1909), la villa non cessò di essere luogo letterario; fu infatti fonte d’ispirazione per le ambientazioni del romanzo Col fuoco non si scherza (1901):

nel seno più interno della riva spiccava solitaria nel giardino vasto e oscuro, che l’abbracciava tutta nelle sue ombre profonde. Era una casa aperta sul lago con terrazzo a lunga balaustra di pietra bigia, ornato di grossi vasi di sasso, colla facciata d’una gravità signorile e senza pompa e senza leziosaggini…