Richiami d'oltralpe. Il razionalismo italiano

“È nato un nuovo spirito”. Così, citando le parole di Le Corbusier, esordisce, nel 1926, sulle pagine di “Rassegna Italiana”, il Gruppo 7, composto da sette architetti lombardi, tra i quali Luigi Figini, Gino Pollini e Giuseppe Terragni. Alla base della loro poetica, il principio che l’architettura non possa “più essere individuale”, soggettiva, e debba essere ricondotta alla logica e alla razionalita’, in sintonia con gli assunti metodologici del Movimento moderno; non solo di Le Corbusier, padre e mentore del gruppo, ma anche di Walter Gropius e Ludwig Mies van der Rohe. Obiettivo è il sostanziale rinnovamento del linguaggio architettonico, illuminato da uno spirito rivoluzionario che, in Italia, non prescinde dalla classicità, ma la evoca come radice e fondamento, le fa “cambiare aspetto”, la trasforma.
Una vera e propria estetica del cemento che ha origine a Milano, e che da Milano riceve il maggiore stimolo ed impulso, grazie ai legami della città con l’Europa, e grazie ad una committenza aperta al nuovo.

Nel 1928, il difficile clima politico e culturale porta ad uno slittamento di scenari e, da Milano, il movimento razionalista del Gruppo 7 si sposta a Roma, con la prima Esposizione Italiana di Architettura Razionale, promossa dal nuovo leader del gruppo, Adalberto Libera. Slittamento necessario per un’architettura che vuole farsi architettura di Stato.
Una aspirazione che darà vita al MIAR, il Movimento Italiano per l’Architettura Razionale, ed allo stesso tempo diventerà fonte di scontri diretti tra gli appartenenti al movimento. Il gruppo perderà, così, la propria identità frantumandosi in differenti interpretazioni connesse anche alla controversa politica mussoliniana, che avranno come cassa di risonanza le pagine di due riviste specializzate: “Casabella”, impersonata da Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico, e “Quadrante”, dalla vita breve ma intensa, guidata da Pier Maria Bardi e Massimo Bontempelli.

Fotografia di autore non identificato: Milano - Casa Rustici in Corso Sempione (di G. Terragni e P. Lingeri), 1936 ca.; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civico Archivio FotograficoÈ comunque nel definire il volto della nuova Milano che il razionalismo vive la sua grande occasione. Se ne riconosce la sintassi in edifici residenziali e stabilimenti, ma anche, seppure con più difficoltà, in strutture pubbliche, oltre che in allestimenti, negozi, stand, e nelle architetture dimostrative progettate per le Triennali. Un linguaggio che deriva dai maestri la preferenza per volumetrie pure e stereometriche, per tetti piani e finestre in lunghezza, per piante rese libere da telai strutturali puntiformi, per edifici che bandiscono gli elementi decorativi con un occhio rivolto alla funzionalità oggettiva di machine à habiter.

Fotografia di Alberto Modiano: Milano - Palazzi in Via Manin (casa Feltrinelli dei Belgioioso e il palazzo al civico 33 di Asnago e Vender), 1925-49; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaNe è un’interpretazione evidente la villa progettata da Figini al Villaggio dei Giornalisti; la affiancano, tra gli altri esempi, Casa Feltrinelli dei Belgioioso, l’Università Bocconi progettata da Mario Pagano, la casa a ville sovrapposte di Figini e Pollini.
Tra queste voci autorevoli, emergono quelle di Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri, che progettano le note cinque case milanesi: il gioco plastico dei volumi geometricamente definiti si rispecchia così nella realizzazione di Casa Rustici, di Casa Ghiringhelli e Casa Lavezzari, di Casa Toninello e Casa Comolli Rustici.

Fotografia di Alberto Modiano: Milano - Fontana nel parco Sempione (modello della fontana di Como, di C. Cattaneo, allestito in occasione della VI Triennale), 1936-40; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaE le sperimentazioni milanesi colloquiano e si confrontano con le opere dell’area comasca: il Novocomum, il primo edificio “scandalosamente ignudo”, o la casa del Fascio, esempi che hanno fatto incoronare Terragni eroe del linguaggio moderno italiano. Comprimarie nella definizione del cosiddetto razionalismo comasco le realizzazioni di Lingeri, e di Cesare Cattaneo, che, nei centri urbani e sulle sponde del lago, interpretano e declinano il nuovo linguaggio.